4 agosto 2020
Aggiornato 13:30
Al Consiglio Interni dell'UE «decisioni importanti per l'Italia»

Alfano: «La relocation non è un videogame, gli Stati collaborino»

Il Ministro dell'Interno Angelino Alfano fa il punto dopo il termine del Consiglio Ue straordinario dei ministri degli Interni sulla crisi migratoria, svoltosi ieri a Bruxelles

BRUXELLES - Il Consiglio Ue straordinario dei ministri degli Interni sulla crisi migratoria, svoltosi ieri a Bruxelles, ha deciso «alcune cose importanti che ci riguardano», secondo il ministro dell'Interno Angelino Alfano, che ha parlato con i giornalisti al termine della riunione; ma ora, ha avvertito il ministro, «i paesi che hanno dato la loro disponibilità devono sbloccare le loro quote» e accogliere i rifugiati da ricollocare da Italia e Grecia, perché, ha aggiunto, «questo non è un videogame, ma una realtà drammatica fatta di donne, bambini, uomini in carne e ossa».

Elemento strategico
Nel documento conclusivo, ha sottolineato Alfano, «è stato riconfermato che i rimpatri sono un elemento strategico di tutta la gestione dell'immigrazione: perché se noi censiamo e facciamo le fotosegnalazioni di tutti, poi evidentemente quelli che sono immigrati irregolari devono essere rimpatriati; si è riaperta la questione della modifica del Regolamento di Dublino; e anche il meccanismo del ricollocamento tende a diventare un meccanismo permanente».

Risultati importanti
Il meccanismo d'emergenza del ricollocamento («relocation») riguarda la ridistribuzione negli altri Stati Ue dei richiedenti asilo approdati nei paesi in prima linea sulle rotte dell'immigrazione, Italia e Grecia. Secondo Alfano, «questi tre risultati sono davvero molto importanti per noi, ovviamente sempre con i tempi e con modi dell'Europa; quindi - ha spiegato - non è che ora c'è lo schiocco di dita e tutto ricomincia ad alta velocità, però certamente ci si è messi in cammino nella rotta che volevamo noi».

Statistiche a nostro favore
Quanto all'argomento secondo cui l'Italia non avrebbe, in realtà, sul suo territorio abbastanza richiedenti asilo da ricollocare provenienti dai tre paesi previsti nel meccanismo (Eritrea, Siria e Iraq), Alfano ha affermato: «Potremmo far avere le statistiche in tutte le lingue del mondo. Diciamo che abbiamo decine di migliaia di eritrei e alcune migliaia di siriani e quindi mi sembra un'argomentazione veramente suggestiva per voler usare un eufemismo».

Sbloccare le quote
«Invece - ha osservato il ministro - la questione è che occorre che tutti i paesi che hanno dato la loro disponibilità sblocchino le loro quote, se l'hanno data come se fosse un videogame; questa è una realtà drammatica fatta di donne, bambini, uomini in carne e ossa. Non è un videogame, le quote non sono un'astrazione, ma una disponibilità concreta e reale a assumere migranti sul proprio territorio provenienti dal nostro paese». E se gli Stati membri non lo faranno, allora, ha continuto Alfano, «prenderemo atto che il meccanismo non funziona. Fin qui noi ne abbiamo ricollocati 118, in questo primo mese. Noi abbiamo ritenuto un grande risultato l'avvio della procedura di ricollocamento, perché non ha precedenti; però adesso - ha avvertito il ministro - deve funzionare, e funzionare a regime in modo tale da consentire che siano 40 mila, come promesso,» i rifugiati ricollocati dall'Italia.

Hotspot
Il responsabile del Viminale ha poi ripetuto ciò che aveva detto entrando al Consiglio, riguardo al fatto che l'Italia, per poter rendere operativi tutti gli «hotspot», (i centri di identificazione e registrazione dei migranti) che si è impegnata ad attivare sul suo territorio, si aspetta dagli altri Stati Ue che facciano funzionare in pieno le «relocation». Ai colleghi degli altri Stati membri, ha riferito Alfano, «ho ribadito oggi pomeriggio che noi non concederemo all'Europa più di quanto l'Europa conceda a noi perché l'Agenda Juncker è negoziata, quindi è un patto: se qualcuno applica parzialmente il patto, noi applicheremo parzialmente le parti del patto che ci riguardano, e mi riferisco agli 'hotspot'», ha precisato.

Meccanismo va messo a regime
Rispondendo a una domanda sulla Svezia, che ha chiesto di poter anch'essa ricollocare in altri paesi Ue una parte dei rifugiati oggi sul suo territorio, il ministro dell'Interno ha poi sottolineato che il meccanismo delle «relocation» è «un meccanismo che va messo a regime», anche adattandolo a nuove esigenze come questa. «Per esempio - ha spiegato - noi abbiamo chiesto di considerare anche i migranti provenienti dall'Afghanistan nell'ambito di quelli da ricollocare». Quanto, infine, alla possibilità che le spese per l'emergenza rifugiati, in quanto dovute «evento eccezionale», siano scorporate dal calcolo del deficit nel Patto di Stabilità Ue, Alfano ha osservato: «Mi pare sia un'emergenza sotto il sole e che non servano troppi argomenti per dimostrarla. Il presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia in questo senso hanno speso parole chiare», ha concluso il ministro.

(Con fonte Askanews)