19 gennaio 2020
Aggiornato 09:00
Cuperlo: «Decidiamo dove vogliamo andare»

Renzi lancia la nuova Leopolda, ma su Roma e non solo il Pd è spaccato

Il premier «lancia» la nuova edizione della Leopolda a Firenze, ironizzando sulla contemporanea presenza, nel capoluogo toscano, di Silvio Berlusconi. Chi non ironizza affatto è Gianni Cuperlo, che a Repubblica spiega il suo punto di vista su Roma e sul PD.

ROMA - Il premier Matteo Renzi 'lancia' la nuova edizione della Leopolda a Firenze, ironizzando sulla contemporanea presenza, nel capoluogo toscano, di Silvio Berlusconi.

La nuova Leopolda
«Arriva il treno dei nostri pensieri - scrive Renzi nella sua e-news -. E arriva alla stazione Leopolda. Sarà proprio l'orario del treno il filo rosso di collegamento tra gli eventi di questa edizione, la Leopolda numero sei. E quest'anno, in via eccezionale, la controprogrammazione (che ormai è un classico della storia della Leopolda) non la fanno i nostri amici del partito, né il sindacato, ma direttamente Forza Italia con Berlusconi che sarà per la prima volta dopo anni a Firenze (l'ultima volta - pensate un po' - venne in campagna elettorale, da premier, contro l'allora giovane candidato sindaco del Pd)». Renzi quindi invita gli interessati alla Leopolda (in programma da venerdì 11 a domenica 13 dicembre) a prenotarsi rapidamente: «Chi arriva tardi lo mandiamo a sentire Berlusconi al teatro Puccini!», conclude.

Cuperlo: dove vogliamo andare?
Di certo, però, il Pd appare sempre più diviso, specialmente dopo il caso Marino e in vista delle elezioni a Roma e Milano. Non ne fa mistero Gianni Cuperlo, leader della Sinistra dem, che commenta, in un'intervista a Repubblica, quanto accaduto al Comune più importante di Italia. «Roma è simbolo dell'Italia nel mondo. Una concentrazione unica di storia, religiosità, cultura rimasta per anni ostaggio di potentati opachi e interessi mafiosi. La vittoria di Marino era l'occasione del riscatto e vedere svanire quella speranza rende il fallimento più drammatico». E, alla vigilia del confronto con il premier sulla legge di stabilità, invia un messaggio preciso a Renzi: «Serve una discussione vera su cosa sta diventando e dove vogliamo portare il partito».

Rottura con le forme di politica
Sul fatto che Roma sia oggi nelle mani di due commissari, Cuperlo intravvede qualche pericolo. «E questo fa riflettere. All'ex prefetto di Milano faccio i migliori auguri. Però vedo un rischio. La parola commissario è oggi tra le più frequentate. Chiedo, è solo il crack di amministratori e dirigenti locali o segnala una rottura nell'idea di governo e di partito? Insomma sta succedendo qualcosa che intacca le forme della politica. Non sono problemi che nascono oggi. Il messaggio di Expo dovrebbe aiutarci a capire».

Con chi lavorare?
«Il punto - rilancia - è con chi pensiamo di tornare a governare il Paese? Da soli? Con orfani del centrodestra e un'emorragia a sinistra? O pensiamo che il Pd è nato nel solco dell'Ulivo e solo unendo un centrosinista largo l'Italia ha la speranza di farcela. Lo dico a Renzi, su questa seconda linea tu unisci il campo, il tuo partito e sei più forte. Ma bisogna lavorare in questa direzione a cominciare dalle alleanze per le amministrative».

Un precedente pericoloso
Errori nella gestione dell'affaire Campidoglio? «Penso sia stato un errore non andare subito in consiglio comunale per avere un confronto davanti alla città - spiega Cuperlo -. Le dimissioni dei consiglieri sono un precedente serio perchè un sindaco eletto, al netto delle cose buone e degli errori, esce di scena con una procedura legittima ma che indebolisce rappresentanza e sovranità». «Orfini - aggiunge - si è caricato un peso notevole ma l'intero partito andava coinvolto». Il prossimo candidato sindaco del Pd per Roma dovrà essere «incensurato, romano, di centrosinistra» e Marchini è un nome possibile «per i primi due requisiti. Per il terzo mi pare guardi altrove». Marino resterà nel Pd? «Me lo auguro - conclude Cuperlo - perchè ogni uscita dal pd indebolisce anche la maggioranza».

(Con fonte Askanews)