25 settembre 2021
Aggiornato 14:00
Esclusiva DiariodelWeb.it

Le cene di Renzi come quelle di Marino? «Voglio vederci chiaro»

Il consigliere comunale Tommaso Grassi indaga sugli scontrini del premier quando era sindaco di Firenze: «Il Comune li tiene segreti – ci rivela – E anche quelli che ho potuto vedere non menzionano mai i nomi dei suoi ospiti. Proprio lui che fa il campione della trasparenza...»

FIRENZE – Per sei cene pagate con i soldi del Comune, il sindaco di Roma Ignazio Marino è stato costretto alle dimissioni. Eppure, non è certo l'unico politico ad essere incappato negli scandali delle spese pazze. Negli ultimi anni tutte le Regioni d'Italia sono state letteralmente sommerse di scontrini per acquisti privati rimborsati dalle casse pubbliche: al punto da costare perfino il posto ad un sottosegretario, Francesca Barracciu, rinviata a giudizio per peculato. E c'è chi sostiene che questo vizietto potrebbe averlo anche il nostro presidente del Consiglio Matteo Renzi. Sulle sue spese da presidente della Provincia indagarono già la Corte dei conti e la Procura, archiviando praticamente tutti gli addebiti a suo carico. Ma un nuovo fronte d'inchiesta si è appena aperto sui suoi anni da sindaco di Firenze. Oltre alla magistratura, a studiare il caso ci si è messo anche un consigliere comunale di Sel, Tommaso Grassi, secondo cui in cinque anni il Renzi primo cittadino avrebbe speso circa 200 mila euro tra ristoranti e viaggi: dieci volte quanto hanno pagato i romani per Marino. E, quel che è peggio, senza nemmeno indicare i nomi dei suoi commensali. Che Grassi chiede inutilmente, insieme ai famigerati scontrini, ormai da tre anni.

Consigliere Grassi, glieli hanno dati finalmente questi scontrini?
No, siamo sempre allo stesso punto. Nessuna novità.

Non le vogliono proprio dire come sono stati spesi questi soldi?
Sembrerebbe di sì. Mi aspettavo una telefonata, almeno una risposta informale. Invece, silenzio assoluto.

Ma lei con Renzi ha mai avuto modo di parlarne?
Sono stato in Consiglio comunale per quattro anni e mezzo con Renzi sindaco. E i momenti di confronto non erano frequenti, se non in aula, ma anche quelli non troppo pacifici. Di questo tema non ho mai potuto parlare, ma lui sapeva benissimo che già all'epoca andavo a chiedere i documenti delle sue spese di rappresentanza.

E all'epoca glieli davano?
No, però almeno me li avevano fatti vedere: una volta per gli anni dal 2010 a metà 2012 e un'altra per la seconda metà del 2012 e la prima del 2013.

Vedendoli si è fatto un'idea?
Ho preso appunti e in parte li ho ricostruiti consultando i resoconti pubblicati sul sito Internet, per quanto siano assolutamente insufficienti. Per valutare se gli scontrini e le fatture siano legittimi o meno, bisognerebbe averli in mano e poterli studiare più approfonditamente. Però saltano all'occhio, ad esempio, cene da mille euro con definizioni generiche come «senatori e amministratori locali». Marino, invece, menzionava con precisione i «rappresentanti della comunità di Sant'Egidio», cosicché loro hanno potuto smentire.

In questo caso bisognerebbe chiedere a tutti i 316 senatori...
Gli piace vincere facile, come si suol dire... In questo modo è impossibile ricostruire. Poi c'è la questione dei ripetuti viaggi a Roma da 1000, 1300, 1500 euro al mese, per partecipare alle trasmissioni tv nazionali. Non con l'autobus o con il treno, ma con quello che il Comune definiva «car sharing» ed era invece un noleggio con conducente.

Non si vede perché li debbano pagare i contribuenti fiorentini.
Se nelle trasmissioni veniva chiamato in qualità di sindaco, per parlare di com'è bello e importante amministrare la città di Firenze, poteva avere un senso. Il problema è che nel 2012 si discuteva della sua candidatura alle primarie.

Che segnale dà un partito come il Pd, che per gli scontrini di Marino ha fatto una battaglia politica?
Renzi era il rottamatore, diceva di voler lottare contro gli sprechi della pubblica amministrazione, i costi e i privilegi della politica. Mi sarei aspettato che uno come lui non solo fosse del tutto trasparente, ma addirittura che di fronte a una polemica del genere gli scontrini me li schiaffasse in faccia: «Che vole il Grassi? Dategli gli scontrini e fatelo chetare!»

Viene il dubbio che abbia qualcosa da nascondere.
Il dubbio è legittimo per chiunque. Molti elettori che non hanno mai votato a sinistra, ma che si sono avvicinati al Pd da quando c'è Renzi, qualche domanda se la stanno ponendo. La questione è scoppiata dopo il caso Marino, ma noi questa battaglia la stiamo facendo dal 2012.

Però il caso Marino crea un precedente. Se si sono chieste le sue dimissioni per gli scontrini, allora dovrebbe dimettersi anche Renzi?
Per Marino il caso è più grave, perché ci sono stati dei suoi presunti ospiti che hanno smentito di avere cenato con lui.

Anche per Renzi sono arrivate le smentite di alcuni ristoratori.
Sì, ma per ora solo relative agli anni in cui era presidente della Provincia. Ora, poi, non è più nemmeno sindaco di Firenze.

Ma da presidente del Consiglio gli si chiede ancora più trasparenza.
E sarebbe interessante andare a vedere come sta gestendo ora le spese di rappresentanza... Ma di motivi per cui chiedere le dimissioni a Renzi, politicamente, ce ne sarebbero tanti. A partire dal fatto che non è mai passato dalle elezioni.

Eppure la questione degli scontrini tocca particolarmente i cittadini.
È un nervo scoperto, perché è un fatto palese e diretto, che riguarda l'uso dei soldi pubblici.

Se il Comune dovesse continuare a non darvi la documentazione, voi cosa siete pronti a fare? Potreste anche chiamare i carabinieri.
Continuiamo a chiederli, da lunedì anche in Consiglio comunale. E di sicuro utilizzeremo tutti i mezzi in nostro possesso. Ci auguriamo di avere i documenti in mano entro una settimana.