18 novembre 2019
Aggiornato 16:30
Archiviata l'inchiesta

Caso Orlandi: «Minardi e Accetti inattendibili»

La valutazione è del giudice Giovanni Giorgianni nel decreto di archiviazione delle inchieste sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori: «Anche tentativi di trarre un vantaggio dalla vicenda»

ROMA - La personalità del fotografo Marco Fassoni Accetti risulta «caratterizzata da smania di protagonismo e di pubblicizzazione della propria immagine, con una spasmodica ricerca di accesso ai media e della loro costante attenzione. Nell'ambito di tale personalità vanno inquadrate e spiegate» le sue dichiarazioni, ma è da ritenersi «non attendibile e portato a inventarsi storie e situazioni», come conferma «chi lo conosce meglio di ogni altro, ossia i familiari». La valutazione è del giudice Giovanni Giorgianni nel decreto di archiviazione delle inchieste sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.

Il gip nel chiudere il fascicolo mette in dubbio anche la veridicità delle parole della cosiddetta supertestimone Sabrina Minardi, specie in relazione «alla ricerca dei luoghi dalla stessa indicati come di disfacimento del cadavere». «Gli approfondimenti investigativi sul punto sono stati tempestivi, attenti e scrupolosi ma l'esito negativo, al di là delle ulteriori versioni offerte dalla teste circa le modalità con le quali i rapitori si erano disfatti del cadavere, è dipeso dall'incapacità della Minardi di fornire informazioni precise ai fini dell'individuazione del luogo in cui il riferito disfacimento del cadavere fosse avvenuto».

Gli elementi riguardanti un presunto coinvolgimento della banda della Magliana nella scomparsa della Orlandi, questi stessi «non possiedono senz'altro - scrive il gip - per nessuno degli indagati iscritti quella consistenza tale da imporre l'esercizio dell'azione penale e giustificare, dunque, il vaglio dibattimentale». Insomma le diverse ipotesi, anche se spesso fondate su meri sospetti, sono state accuratamente verificate. «E molte di esse - scrive il giudice - si sono rivelate il tentativo da parte di chi ha cercato di trarre un vantaggio dall'interesse sulla vicenda».

Emanuela Orlandi, cittadina vaticana figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, ha 15 anni quando il 22 giugno del 1983 sparisce in circostanze ancora misteriose. Il 3 luglio successivo, con un appello ai responsabili, Papa Giovanni Paolo II durante l'Angelus ipotizza il sequestro. Diversi magistrati, negli anni, lavorano al caso senza raccogliere risultati utili.

Nel 2005 alla redazione del programma televisivo «Chi l'ha visto?» telefona un anonimo che invita a vedere chi è sepolto nella basilica di Sant'Apollinare. Qui si trova Enrico De Pedis, detto Renatino, per gli investigatori uno dei boss della Banda della Magliana con cui nell'estate del 2008 Sabrina Minardi ebbe una relazione. La donna, parlando con i magistrati, riferì di un legame tra la banda che ha infiammato la capitale negli anni Ottanta e la scomparsa della cittadina vaticana, aggiungendo che era stata uccisa e il suo corpo, rinchiuso in un sacco, gettato in una betoniera a Torvaianica.

Secondo la testimone, la 15enne sarebbe stata tenuta prigioniera in un'abitazione vicino a piazza San Giovanni di Dio. Sulla base di queste affermazioni chi indaga cerca elementi e riscontri. Poi l'apertura della tomba di De Pedis, il 14 maggio 2012, accanto un ossario che viene esaminato da un gruppo di esperti, concludendosi con esito negativo. Successivamente fornisce dichiarazioni anche Fassoni Accetti che fa ritrovare a «Chi l'ha visto?» un flauto traverso che, a suo dire, sarebbe appartenuto alla Orlandi. Le indagini sul dna però non conducono a nulla.