8 dicembre 2019
Aggiornato 13:30
Le mazzette non finiscono mai

Marino se ne va, rimane la burocrazia corrotta

Era truccata anche la prima gara d'appalto per il Giubileo, ma stavolta tra gli arrestati non c'è nessun politico. C'è invece uno di quei funzionari, fannulloni e inamovibili, che hanno paralizzato il Comune. E renderanno la vita impossibile anche al prossimo sindaco, chiunque egli sia

ROMA – Ebbene sì, a Roma non c'è solo Mafia capitale, non c'è solo la monnezza in mezzo alle strade, non ci sono solo i mezzi pubblici al collasso. A Roma c'è anche (e soprattutto) la corruzione. Ha resistito agli appelli alla misericordia lanciati dal Papa nell'indire il Giubileo straordinario. Ha resistito alle minacce di Superman Raffaele Cantone, il Mister Wolf di Matteo Renzi, il Mastro Lindo della Repubblica, l'eterno candidato a tutto (perfino al Campidoglio, forse). Ha resistito pure alle dimissioni di Ignazio Marino, che fino a ieri venivano annunciate urbi et orbi come se avessero in un sol colpo cancellato tutti i problemi della Capitale. Anzi, proprio la prima gara per i lavori del Giubileo, vigilata dall'Autorità anticorruzione di Cantone, e assegnata dalla Giunta Marino, ebbene sì, era truccata pure quella.

Le mazzette del Giubileo
Non solo il Comune si è ridotto all'ultimo minuto per avviare i cantieri dell'Anno santo, insomma, ma anche in quei pochi e ritardati lavori che aveva messo in programma voleva inzuppare il biscotto il solito malaffare. In manette sono finiti due imprenditori, Luigi Martella e Alessio Ferrari, accusati di aver pagato duemila euro in cambio di informazioni riservate sulle imprese concorrenti nell'appalto per la manutenzione e la sorveglianza delle strade. E ci è finito pure il funzionario del Comune Ettore Lalli, beccato dai carabinieri mentre ancora aveva in mano la mazzetta ricevuta in contanti. Avete letto bene: tra gli arrestati, incredibile a dirsi, non c'è nemmeno un politico. C'è però un mandarino della burocrazia, il che se possibile è anche peggio.

Il vero cancro del Comune
Perché negli anni, mentre l'opinione pubblica era distratta a contare i centesimi degli scontrini delle cene, il fiume di tangenti ha continuato a scorrere, sempre più spesso lontano dalla superficie, ma ben nascosto sottoterra. Non finendo più, insomma, nelle mani dei baroni dei partiti, ma dei dirigenti e dei tecnici comunali, che hanno assunto un tale potere incontrollato da diventare più influenti dello stesso sindaco. I politici votati da noi cittadini, infatti, si limitano a dare degli atti di indirizzo. Chi dovrebbe tradurli in pratica sono i dipendenti, che però agiscono discrezionalmente, talvolta disobbedendo apertamente agli ordini ricevuti, spesso senza essere sottoposti al minimo controllo, senza essere stati votati da nessuno, sicuri della loro totale inamovibilità. Loro (almeno quelli che si salveranno dalla retata) rimarranno sereni al loro posto anche dopo la caduta della Giunta, chiunque vincerà le prossime elezioni. Perfino se dovesse essere un onestissimo Cinque stelle, il nuovo primo cittadino si ritroverà a combattere quasi da solo e disarmato contro un esercito di funzionari insubordinati, fannulloni, corrotti, che faranno tutto ciò che possono per impedire il cambiamento di quel sistema all'ombra del quale prosperano ormai da decenni. Una battaglia talmente impari da far paura perfino a Napoleone, figuriamoci ad Alessandro Di Battista. Buona fortuna, ne avrete (e ne avremo) bisogno.