6 giugno 2020
Aggiornato 21:30
In corso Giunta straordinaria

Se Marino lascia, il Giubileo passa ad un Commissario Prefettizio

Qualora il primo cittadino Ignazio Marino decidesse di lasciare la carica, il Comune di Roma verrebbe rappresentato da un commissario prefettizio. Intanto si pensa ad una exit strategy con un mandato a termine proprio per evitare che l'8 dicembre al fianco di papa Francesco ci sia il sindaco della capitale e non un tecnico nominato dal Prefetto di Roma

ROMA - Fra 59 giorni, all'apertura del Giubileo della Misercordia, il Comune di Roma potrebbe essere rappresentato in Vaticano da un commissario prefettizio. In queste ore, in cui si rincorrono voci di dimissioni immediate di Ignazio Marino, sindaco di Roma Capitale e della Città metropolitana di Roma, è questo l'interrogativo che all'interno del Pd fa guadagnare ancora qualche piccola chanches al chirurgo. Si pensa infatti ad una exit strategy con un mandato a termine proprio per evitare che l'8 dicembre al fianco di papa Francesco ci sia il sindaco della capitale e non un tecnico nominato dal Prefetto di Roma, Franco Gabrielli. Il tutto comunque finalizzato ad una nuova consultazione amministrativa che sarebbe indetta nella primavera del 2016.

Testo Unico per gli Enti locali
In ogni caso a regolare la gestione delle dimissioni del sindaco è il Testo Unico per gli Enti locali. All'articolo 53 si prevede che in caso di impedimento permanente, rimozione, decadenza o decesso del sindaco, la giunta decade e si procede allo scioglimento del consiglio. Il consiglio e la giunta rimangono in carica sino alla elezione del nuovo consiglio e del nuovo sindaco. Sino alle nuove elezioni, le funzioni del sindaco sono svolte dal vicesindaco. Il Tuel stabilisce che le dimissioni presentate dal sindaco diventano efficaci ed irrevocabili trascorso il termine di 20 giorni dalla loro presentazione al consiglio. In tal caso si procede allo scioglimento del rispettivo consiglio, con contestuale nomina di un commissario. Lo scioglimento del consiglio comunale determina in ogni caso la decadenza del sindaco e della rispettive giunte.

La possibile mozione di sfiducia
Se dovesse inasprisi lo scontro tra Marino e il Pd, è l'articolo 52 a regolare la gestione della situazione. Se da una parte «il voto del consiglio comunale contrario ad una proposta del sindaco, del presidente della provincia o delle rispettive giunte non comporta le dimissioni degli stessi», dall'altra c'è la possibilità della mozione di sfiducia. «Il sindaco e la giunta cessano dalla carica in caso di approvazione di una mozione di sfiducia votata per appello nominale dalla maggioranza assoluta dei componenti il consiglio. La mozione di sfiducia - spiega il Tuel - deve essere motivata e sottoscritta da almeno due quinti dei consiglieri assegnati, senza computare a tal fine il sindaco, e viene messa in discussione non prima di dieci giorni e non oltre trenta giorni dalla sua presentazione. Se la mozione viene approvata, si procede allo scioglimento del consiglio e alla nomina di un commissario ai sensi dell'articolo 141».

Il ruolo del vicesindaco
Non ci sarebbero invece grosse ripercussioni per la Città Metropolitana di Roma dove il sindaco è di diritto il primo cittadino del Comune capoluogo e cioè Ignazio Marino. Secondo quanto previsto dallo statuto della Città metropolitana di Roma Capitale, «il vicesindaco esercita le funzioni del sindaco in ogni caso in cui questi ne sia impedito. Qualora il Sindaco metropolitano cessi dalla carica per cessazione dalla titolarità dell'incarico di Sindaco del proprio Comune, il vicesindaco rimane in carica fino all'insediamento del nuovo Sindaco metropolitano».

(con fonte Askanews)

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