8 aprile 2020
Aggiornato 18:00
Parla il prefetto di Roma Franco Gabrielli

«Scioglimento Comune in caso di gravi e reiterate illegittimità»

«Io ho l'esigenza di riaffermare due principi molto semplici: non esiste nessuna diarchia, non c'è nessun condominio, il sindaco fa il sindaco il prefetto fa il prefetto»: questo quanto dichiarato dal prefetto di Roma Franco Gabrielli sul suo ruolo di affiancamento al sindaco Ignazio Marino

ROMA (askanews) - Lo scioglimento del comune di Roma è una proposta che il prefetto di Roma Franco Gabrielli potrebbe fare «se il Comune non dà corso a una regolarizzazione delle criticità evidenziate dal ministro», quindi «solo in caso di gravi e reiterate violazioni di legge». Perché non c'è «nessuna diarchia sindaco-prefetto», ognuno fa il suo lavoro, e siccome il prefetto di Roma Franco Gabrielli è un funzionario dello Stato, che però «non fa il notaio», farà tutto quanto è nelle sue competenze perché in Campidoglio non si verifichino mai più le «illegittimità e distorsioni» scoperte dall'inchiesta della procura di Roma su mafia capitale. E' in sintesi il pensiero del prefetto Franco Gabrielli, che parlando ad Askanews, ha chiarito i suoi paletti: «Io ho l'esigenza di riaffermare due principi molto semplici: non esiste nessuna diarchia, non c'è nessun condominio, il sindaco fa il sindaco il prefetto fa il prefetto».

Il prefetto è un funzionario dello Stato
«Il secondo concetto - ha aggiunto Gabrielli - è questo: il prefetto è un funzionario dello Stato, il ministro dell'Interno ha individuato una serie di criticità che attengono alla legalità e correttezza della macchina comunale e qualora non vi sia una convergenza di intenti esiste un articolo del testo unico degli enti locali, l'articolo 141, che prevede lo scioglimento per gravi e reiterate violazioni di legge, quindi il prefetto potrebbe proporre, e non decidere, lo scioglimento se il Comune non dà corso a una regolarizzazione delle criticità evidenziate dal ministro, perché il prefetto non sta lì a fare il notaio». Ma «il prefetto non dà indicazioni o fa proposte in base a come si alza la mattina, se ha la luna storta o meno, ma lo farà per tutte le questioni evidenziate all'esito delle commissioni ispettive, che hanno rilevato distorsioni rispetto alla correttezza normativa». Gabrielli ha anche riconosciuto che «cose sono state fatte» dal Campidoglio stesso per dare un taglio radicale a quelle distorsioni: «Ci saranno una serie di riunioni dalla prossima settimana e comunicheremo in maniera formale le indicazioni del ministro e le procedure che vorremmo seguire. E - ha spiegato - la prima esigenza è fare una ricognizione della situazione attuale. Il ministro ha dato indicazioni ma che facevano riferimento a risultanze datate all'esito della relazione della commissione ispettiva", che è stata avviata a maggio sulla scorta dell'inchiesta della procura di Roma su mafia capitale. Nel frattempo "il comune ha fatto attività, ha preso contromisure, l'assessore Sabella ha preso iniziative, quindi è importante che vi sia una ricognizione, sulle cose fatte, che non sono poche. Ora bisogna ripartire».

Scelte politiche del sindaco
Gabrielli ha ribadito che comunque l'intervento del prefetto avverrà «sempre e comunque non sotto il profilo del merito bensì della legittimità, il prefetto può avere un'incidenza che non attiene alle scelte politiche, che sono di esclusiva competenza e responsabilità del sindaco e della sua amministrazione, le cose che interessano il prefetto come da direttive del ministro, sono quelle che attengono alla correttezza normativa, alla legalità». La collaborazione sindaco-prefetto sul Giubileo, è poi «tutta un'altra storia»: «Bisogna dividere nettamente le partite, il Giubileo è un'altra vicenda, ha un'altra procedura e un'altra architettura, dove necessariamente c'è bisogno della collaborazione sindaco-prefetto. E' il primo evento dove non c'è un commissario, è una gestione assolutamente ordinaria di un evento straordinario».

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