4 dicembre 2021
Aggiornato 02:30
Per il segretario del Carroccio «messaggio sbagliato»

Lega Nord, scontro Salvini-Maroni su reddito di cittadinanza

Carroccio diviso sul reddito di cittadinanza. Il governatore della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ha annunciato di voler sperimentare nella regione che amministra il reddito di cittadinanza, usufruendo di circa 220 milioni di euro provenienti dal fondo sociale europeo. Non è d'accordo il leader della Lega, Matteo Salvini: «messaggio culturalmente sbagliato».

ROMA - «Voglio introdurre in Lombardia la prima sperimentazione del reddito di cittadinanza, riservato ai cittadini residenti in Lombardia, in modo coerente con le finalità del Fondo sociale europeo». Il Governatore della Regione Lombardia, Roberto Maroni, con queste parole apre alla questione del reddito di cittadinanza e contemporaneamente guadagna il disappunto del segretario della Lega nord Matteo Salvini e del resto del partito.

220 milioni per la lotta alla povertà
Il governatore ha incassato il consenso del centrosinistra di Sinistra Ecologia e Libertà e del Movimento 5 Stelle – promotori della proposta di legge su reddito minimo garantito e reddito di cittadinanza – quando, a margine della presentazione dei fondi erogati dall'Europa per la Lombardia, ha parlato di una cifra che si aggira attorno ai 220 milioni di euro provenienti dal fondo sociale europeo, da destinarsi all'esperimento, ovvero «alla lotta alla povertà».

La proposta dei grillini
«Molti ne parlano, tanti chiacchierano, noi lo faremo. Ho già incaricato gli assessori Garavaglia e Cantù di studiare le modalità di intervento. In un momento di crisi economica particolarmente grave vogliamo usare i fondi del fondo sociale europeo per ridurre la povertà e l'esclusione sociale, anche attraverso il programma speciale di introduzione del reddito di cittadinanza», afferma Roberto Maroni. Il governatore ha già vagliato il progetto di legge dei grillini, depositato in Lombardia da più di un anno, secondo il quale vi sarebbe un'erogazione mensile da calcolarsi in base a parametri precisi. «Ci sono proposte di legge, e quella presentata dai grillini mi interessa molto. Me la sono letta in questi giorni ed è interessante perché riguarda anche formazione e lavoro. Voglio dare una prima attuazione contemporaneamente alla legge di assestamento di bilancio fra fine giugno e luglio», ha affermato ancora il governatore.

Salvini: messaggio culturalmente sbagliato
Se le intenzioni del presidente lombardo sembrano buone e tutte volte a soddisfare i bisogni del territorio che è chiamato ad amministrare, a dimostrare un netto disappunto è il resto del partito e il centrodestra in generale. Per il segretario del Carroccio, quello di Maroni è un errore: «Allo Stato elemosiniere, io preferisco lo Stato che abbassa le tasse e offre lavoro. Secondo me è un messaggio culturalmente sbagliato», ha dichiarato Matteo Salvini all'indomani dell'annuncio di Maroni. Si tratta di un'opinione, precisa il leader della Lega nord, «non metto becco nelle questioni della Regione Lombardia». Anche il capogruppo leghista Massimiliano Romeo mostra tutt'altro che entusiasmo per la proposta di Maroni: «Prima di giudicare la proposta, che non abbiamo ancora visto, preferiremmo vi fosse una condivisione nell’ambito dei partiti di maggioranza».

La replica del Governatore
Il governatore replica alle parole del segretario, asserendo che non si tratterebbe affatto di elemosinare soldi dallo Stato: in ballo, infatti, ci sarebbero i fondi europei, quelli del fondo sociale, è «un'altra cosa». «Sarà il modello lombardo di reddito di cittadinanza che lotta contro la povertà e l'esclusione sociale, fenomeni che purtroppo sono presenti in Lombardia tra i giovani, gli anziani e i disoccupati», spiega convinto il governatore. Un progetto che «si realizza non attraverso l'elemosina di Stato ma con misure concrete di avviamento al lavoro», afferma Roberto Maroni. Se i Cinque Stelle, dunque, esultano per la decisione del governatore, a casa Lega resta l'amaro per una scelta fatta senza l'appoggio del resto del partito.