10 luglio 2020
Aggiornato 08:30
Il ministro degli Esteri sulla morte del cooperante

Gentiloni: Usa non sapevano della presenza degli ostaggi

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, riferisce in Aula nell'informativa alla Camera sulla morte del cooperante Giovanni Lo Porto, rimasto ucciso in un raid Usa in Pakistan nello scorso gennaio e afferma che il governo degli Stati Uniti conferma che «non vi erano informazioni in base alle quali si potesse prevedere che nel compound».

ROMA (askanews) - «Il governo statunitense ha confermato che non vi erano informazioni in base alle quali si potesse prevedere che nel compound» colpito dai raid Usa dello scorso gennaio «ci fossero i due ostaggi occidentali» rimasti uccisi, tra cui l'italiano Giovanni Lo Porto. E' quanto ha riferito oggi alla Camera il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

Sforzo di salvare connazionali
«Il nostro dovere è fare ogni sforzo per soccorrere e sottrarre ai sequestratori i nostri connazionali», come abbiamo fatto «negli anni passati e come si sta facendo per padre Dall'Oglio in Siria e Ignazio Scaravilli in Libia», ha continuato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, nell'informativa alla Camera sulla morte del cooperante Giovanni Lo Porto, rimasto ucciso in un raid Usa in Pakistan nello scorso gennaio. 

Tempi di verifica lunghi
«L'informazione» della morte del cooperante italiano Giovanni Lo Porto in un raid di un drone Usa in Pakistan, a metà gennaio 2015, «è stata fornita al nostro governo e all'opinione pubblica americana appena finalizzate le verifiche Usa, che si sarebbero protratte per tre mesi». Lo ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un'informtiva alla Camera. «Il governo italiano prende atto di queste affermazioni e prende atto dell'impegno alla massima trasparenza assunto dal presidenze degli Stati Uniti Obama», ha aggiunto il titolare della Farnesina. Le verifiche Usa, ha aggiunto il ministro, hanno richiesto un tempo prolungato «per la particolarissima natura del contesto dell'azione antiterrorismo», «un'area di guerra che non consentiva un rapido accesso al compound» bombardato «per identificare le persone rimaste colpite». «L'ultima evidenza per la quale Giovanni Lo Porto risultava in vita risale allo scorso autunno». Lo ha spiegato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un'informativa urgente alla Camera sulla morte di Giovanni Lo Porto in un raid di un drone Usa in Pakistan, nello scorso gennaio.