25 febbraio 2020
Aggiornato 02:00
Il ritorno dell'ex Presidente del Consiglio

Berlusconi, mi vogliono uccidere

Il leader di Forza Italia annuncia la ristrutturazione del partito che ha fondato e chiede l’intervento di 12 mila soldati italiani sulle coste libiche. Poi mette tutti in apprensione avvertendo: «Se mi esponessi in comizi all’aperto rischierei la vita».

ROMA - Berlusconi ha fatto la sua fortuna usando un linguaggio che va dritto al cuore del suo interlocutore e alla sua prima uscita dopo il fine pena ha fatto capire che se c’è una cosa che non ha perso nella pausa forzata è il suo smalto di grande comunicatore. Ai deputati e senatori riuniti per ricevere le sue istruzioni su come comportarsi nei confronti di Matteo Renzi e l’ Italicum che sta per approdare a Montecitorio ha prima di tutto voluto dare una scossa, un concentrato di apprensione sui rischi che è disposto a correre pur di rimettersi alla testa delle sue truppe.

BERLUSCONI: TEMO UN ATTENTATO ALLA MIA VITA - «Per le Regionali» andrò in tv e farò solo comizi al chiuso perchè all'aperto temo che qualcuno possa attentare alla mia vita", ha detto l’ex Cavaliere ai suoi deputati, secondo quanto riportato le agenzie, che lo hanno appreso dai presenti.Insomma il leader di Forza Italia, che pure non ne fece un dramma dell’attentato che subì a piazza Duomo a Milano da parte di uno squilibrato che gli lanciò in piena faccia un pesantissimo souvenir di metallo, oggi denuncia che il clima nel nostro Paese è arrivato ad un punto massimo di tensione da considerare a repentaglio non le sorti elettorali, ma la stessa vita di un leader politico. Cosa si può aggiungere? Nulla, se non la speranza che l’ex Cavaliere esageri e che le sue preoccupazioni siano frutto del suo gusto per il sensazionalismo e non di cautele a cui ricorrere in seguito a segnalazioni oggettive ricevute da chi si deve occupare della sua incolumità.

NON BUTTO A MARE FITTO - Ma Berlusconi non è limitato a dispensare ansia ai suoi deputati e senatori. Ha assicurato che cambierà il partito, ma ha anche aggiunto: «ma non butto a mare nessuno perché non è nel mio modo di fare». Quale sarà il profilo del nuovo partito? Berlusconi su questo punto ha le idee chiare, dovrà essere molto simile a quello che negli Stati Uniti rappresenta il partito repubblicano. In sostanza, vista l’amicizia che lo lega all’ ex presidente Usa, dovrà essere molto somigliante a quello che ai tempi guidava George Bush. Di quel partito di Bush Junior, la nuova Forza Italia (o come si chiamerà) dovrà avere certamente il piglio interventista. Infatti Berlusconi, a proposito della Libia e del problema immigrazione ha subito messo in chiaro che a suo avviso la guerra agli scafisti non basta: «bisogna mandare, insieme agli aiuti umanitari, anche dai 10 mila ai 12 mila soldati italiani con compiti di pattugliamento».

MANDIAMO L’ESERCITO IN LIBIA - Quello che Berlusconi ha illustrato ai deputati e senatori se non è stato un vero e proprio indirizzo programmatico della nuova Forza Italia c’ è andato molto vicino. Berlusconi ha toccato tutti i temi partendo dagli sbagli di Matteo Renzi: «Questo governo- ha detto- ha fallito sull'economia, sulla politica estera, sulla disoccupazione, sull'immigrazione. Avevamo ragione noi su tutto, sulla Libia, sull'immigrazione e sulla Russia». In quanto all’Italicum, ha aggiunto, non si può votare perché è stato cambiato 17 volte. Questa in sintesi la strada tracciata da Berlusconi per indicare dove intende proiettare le sue forze. Resta però un punto interrogativo su quali forze egli possa effettivamente contare.

IN FUGA DALL’EX CAVALIERE - Cominciamo da Raffaele Fitto. Il separato in casa di Forza Italia e il drappello di parlamentari che ne condivide le mosse, non hanno partecipato all’incontro con il leader che contestano. Ecco come Fitto ha giustificato questo ulteriore strappo: «Leggo- ha spiegato- di riunioni  dei gruppi di Forza Italia. E per discutere di cosa? Visto che, da settimane, ci sono commissariamenti a tutto spiano, nomine decise dalla sera alla mattina, e una gestione totalmente fuori dalle regole. Riunioni così non servono neanche a salvare la forma, figurarsi la sostanza. Il partito – ha aggiunto - è sempre più nel caos, sia politico-strategico sia organizzativo. Il che conferma la nostra valutazione sulla necessità di rifondare un centrodestra credibile e competitivo, dopo i 9 milioni di voti persi in questi anni. Sul piano politico, è sempre più evidente (la cosa sarà solo mascherata da qualche stentorea dichiarazione da campagna elettorale) una deriva neo-Nazarena per dopo le elezioni regionali. E ciò è inaccettabile». Sono parole da divorziato, più che da separato, quelle di Fitto. Berlusconi ha detto che comunque non caccia via nessuno. Allora come è ipotizzabile che finisca questo duello che non può durare all’infinito senza che si decreti un vinto e un perdente? Molto probabilmente con l’annuncio dell’ex Cavaliere di voler formare un nuovo partito all’americana: Berlusconi è intenzionato a lasciare a Fitto il marchio Forza Italia, ma secondo i suoi piani, non prima di averlo ridotto ad un guscio vuoto, soprattutto per averlo reso orfano della sua presenza. «Berlusconi permise Monti – protesta Maurizio Bianconi, uno dei dissidenti di Fi più in vista, che poi aggiunge - Fece votare tutti i suoi rovinosi provvedimenti, comprese le tasse sulla casa e la legge Severino, appoggiò Letta, fece con Renzi il Nazareno ed oggi non può lamentarsi dei governi non eletti che vissero, prosperarono e si rinforzarono coi suoi voti. La musica è finita per davvero anche se il suonatore si chiama Berlusconi. Gli italiani di centrodestra non meritano concertini bolsi e stonati che ormai paiono insopportabili anche agli uditi più ben disposti». E per finire gira la voce che i seguaci di Denis Verdini sarebbero disposti a dare una mano a Matteo Renzi per far passare l’italicum. «E’ fantapolitica» , ha tagliato corto Giovanni Toti. Lunedì, a Montecitorio, sapremo se invece si tratta di «fantaverità».