13 novembre 2019
Aggiornato 03:30
Inchiesta Procura Napoli su lavori di metanizzazione sull'isola

Bufera giudiziaria su Ischia: arrestato per tangenti sindaco

Nove le persone arrestate: otto finite in carcere e una ai domiciliari oltre a due obblighi di dimora. In manette anche il sindaco di Ischia, Giuseppe Ferrandino, noto a tutti come Giosi.

NAPOLI (askanews) - Un giro di mazzette e di appalti «pilotati» ha scosso l'isola di Ischia alla vigilia di Pasqua e dell'imminente stagione estiva. Nove le persone arrestate: otto finite in carcere e una ai domiciliari oltre a due obblighi di dimora. In manette anche il sindaco di Ischia, Giuseppe Ferrandino, noto a tutti come Giosi. Al centro dell'inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli e condotta dai carabinieri del Noe, un giro di presunte irregolarità nell'aggiudicazione degli appalti per la metanizzazione dell'isola. Un sistema di corruzione, secondo i magistrati, che sarebbe basato sulla costituzione di alcuni fondi neri in Tunisia da parte della Cpl Concordia con cui retribuire pubblici ufficiali per vincere le gare. In cambio dell'assegnazione della commessa il primo cittadino di Ischia avrebbe ottenuto l'assunzione del fratello, Massimo Ferrandino, quale consulente della società nonché la stipula fittizia di due convenzioni che prevedevano l'impiego della Cpl Concordia a erogare la somma complessiva di 320mila euro all'albergo Le Querce di proprietà della famiglia del sindaco, a fronte della messa a disposizione di alcune stanze durante le stagioni estive e il capodanno del 2013 e del 2014 per i dipendenti della società modenese. Per la Procura Ferrandino avrebbe anche ottenuto un viaggio spesato in Tunisia.

I reati contestati agli indagati sono, a vario titolo, associazione per delinquere, corruzione (anche internazionale), turbata libertà degli incanti, riciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

L'inchiesta ha scosso «l'isola verde» dove Giosi Ferrandino è ben conosciuto. Il sindaco può essere considerato renziano ante literam visto il suo "amore" per le larghe intese che lo portò, già diversi anni fa, a sperimentare una giunta formata da Pdl e Pd. Nato nel 1973, laureato in ingegneria, Ferrandino ha più volte cambiato casacca politica. È stato prima esponente di Forza Italia, poi della Margherita, poi del Pd e fedelissimo dell'attuale premier. È stato sindaco di Casamicciola Terme per poi approdare al Comune di Ischia Porto, il Comune "capoluogo" dell'isola, che governa da primo cittadino ininterrottamente dal 2007. Al secondo mandato, nel 2012, Giosi Ferrandino ottenne il 70 per cento dei consensi. Nel 2009, senza rinunciare alla carica di sindaco, si candidò e fu eletto consigliere provinciale. Nel 2014 tentò il grande salto a Strasburgo presentandosi alle elezioni europee nella lista del Pd, supportato da molti big regionali del partito. Ottenne oltre 80mila preferenze risultando il primo dei non eletti. Da poco più di un mese è presidente facente funzioni dell'Anci Campania. Quella odierna non è l'unica inchiesta giudiziaria nella quale si trova coinvolto. Nel luglio scorso Ferrandino fu rinviato a giudizio nell'ambito delle indagini sulla realizzazione di una caserma del Corpo Forestale che causò l'abbattimento di numerosi alberi della pineta del Castiglione a Casamicciola Terme. In quell'occasione le accuse per lui furono falso ideologico e distruzione del patrimonio ambientale.

L'arresto di Ferrandino ha destato clamore anche tra le fila del Partito democratico. Sia il Pd metropolitano di Napoli che il segretario regionale del Pd Campania, Assunta Tartaglione, hanno ribadito «piena fiducia nell'operato della magistratura», sottolineando il sostegno del Partito democratico ai magistrati. Tartaglione ha inoltre chiesto l'intervento della commissione di garanzia affinché sospenda Giuseppe Ferrandino dal partito.

Nelle intercettazioni che fanno parte del corposo dossier dei magistrati partenopei è spuntato anche il nome dell'ex premier Massimo D'Alema che, però, non risulta indagato. Da quanto è emerso D'Alema avrebbe avuto rapporti con la cooperativa Cpl Concordia che avrebbe acquistato alcune centinaia di copie del suo libro Non solo euro e alcune migliaia di bottiglie del vino prodotto da un'azienda agricola a lui riconducibile. Immediata la replica dell'ex ministro degli Esteri che ha negato qualsiasi addebito: «Certamente ho rapporti con Cpl Concordia - ha dichiarato - ma è un rapporto del tutto trasparente, che non ha comportato né la richiesta da parte loro né la messa in opera da parte mia di illeciti di nessun genere». D'Alema ha poi sottolineato: «Non ho avuto alcun regalo» e «nessun beneficio personale».