22 agosto 2019
Aggiornato 19:32
Omicidio Meredith

Assoluzione definitiva per Amanda e Raffaele

Si conclude così, dopo oltre dieci ore di camera di consiglio in Cassazione, il processo ai due imputati per il delitto di Perugia, del quale unico colpevole resta Rudy Guede, condannato a 16 in rito abbreviato per aver commesso l'omicidio in concorso.

ROMA (askanews) - Amanda Knox e Raffaele Sollecito assolti in via definitiva dall'accusa di aver ucciso Meredith Kercher la sera del primo novembre 2007. Si conclude così, dopo oltre dieci ore di camera di consiglio in Cassazione, il processo ai due imputati per il delitto di Perugia, del quale unico colpevole resta Rudy Guede, condannato a 16 in rito abbreviato per aver commesso l'omicidio in concorso.

La quinta sezione penale della Suprema Corte ha annullato le condanne, a 28 anni e sei mesi per Amanda e a 25 per Raffaele, inflitte l'anno scorso dalla Corte di Assise di Appello di Firenze dopo che il pg Mario Pinelli, mercoledì scorso, al termine della sua requisitoria ne aveva chiesto la conferma con una lieve riduzione di tre mesi per entrambi dovuta alla prescrizione di un reato minore.

La corte ha invece scelto la strada dell'annullamento senza rinvio "per non aver commesso il fatto». Resta solo la condanna definitiva a tre mesi per Amanda per la calunnia nei confronti di Patrick Lumumba. La quinta sezione penale, presieduta da Gennaro Marasca, ha citato nel suo dispositivo il secondo comma dell'articolo 530 del codice penale, laddove è scritto che «il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile». Si tratta in pratica di un'assoluzione per insussistenza di prove.

«Sono immensamente felice, torno a riprendermi la mia vita», ha detto Raffaele Sollecito, che dopo le arringhe dei suoi legali ieri aveva lasciato Roma, e ha atteso la sentenza nella sua casa di Bisceglie in provincia di Bari «Quella stessa magistratura che mi ha condannato ingiustamente - ha detto anche il trentunenne - mi ha restituito oggi la dignità e la libertà».

«Sono enormemente sollevata e grata per la decisione della Cassazione italiana», ha detto invece la Knox dagli Stati Uniti ai suoi avvocati Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova. «La consapevolezza della mia innocenza mi ha dato la forza nei tempi più bui di questo calvario» ha aggiunto l'americana da Seattle. «Sono sorpresa e molto scioccata», ha invece commentato Arline Kercher, la madre di Meredith. L'avvocato della famiglia Kercher, Francesco Maresca, ha parlato di una verità «difficile da digerire per la famiglia, per noi che l'abbiamo difesa e per i giudici che hanno emesso i verdetti di condanna».

Della lunga giornata di ieri resta anche l'urlo con cui l'avvocato Giulia Bongiorno ha accolto la lettura del dispositivo da parte della corte. La Bongiorno, per lunghe ore, aveva passeggiato nervosamente in disparte al secondo piano del Palazzaccio, dove davanti all'aula magna i giornalisti hanno atteso che terminasse la camera di consiglio. Terminando la sua arringa nella mattinata aveva affermato che «Raffaele Sollecito è un puro, un Forrest Gump. È stato condannato a 25 anni di carcere Forrest Gump», dopo aver battuto soprattutto sul tasto della inattendibilità - sempre sostenuta dalle difese dei due imputati - degli accertamenti compiuti sul Dna rilevato sull'arma del delitto e sul gancetto del reggiseno di Meredith.

A pagina 214 delle motivazioni al verdetto di condanna nel processo di rinvio a Firenze, aveva sottolineato la Bongiorno nell'arringa, «la sentenza ammette che non vi è prova certa del Dna nemmeno sul gancetto. E dopo aver detto che manca la certezza, propone una distinzione tra significato scientifico e giuridico della prova, dicendo che l'incertezza non esclude la capacità probatoria ridotta. Si arriva a un principio inaccettabile».
«La prova genetica o è certa o va cestinata, il Dna o è di Sollecito o non lo è, non può essere forse», aveva attaccato la Bongiorno, «il mezzo Dna è una trappola».

Prima che i giudici entrassero in camera di consiglio anche l'avvocato Luca Maori, che con la Bongiorno ha difeso Sollecito, aveva affermato che «Il coltello e il gancetto sono le tessere fondamentali di questa vicenda. Se cadono queste tessere cade tutto. La Corte di Assise di Appello di Firenze, screditando la perizia fatta nel primo giudizio di secondo grado ha riesumato la consulenza genetica della polizia che rappresenterebbe un forte indizio di colpevolezza da unire ad altri anche se non costituisce una prova scientifica certa».

L'avvocato Bongiorno, in un altro passaggio, aveva anche chiesto che potessero essere differenziate le posizioni di Solletico e Knox affermando che «non si può punire Raffaele per non aver accusato Amanda». «Non sono state rinvenute tracce di Amanda nella stanza di Meredith, e nemmeno di Sollecito. Se Amanda e Raffaele fossero stati nella stanza del delitto avremmo avuto ma fotografia uguale a quella di Rudy, invece non troverete nella sentenza una parola su questo» aveva anche detto l'avvocato.

Amanda Knox e Raffaele Sollecito erano stati arrestati il 6 novembre del 2007, restando in custodia cautelare fino alla sentenza di assoluzione di entrambi da parte della Corte di Assise di Appello di Perugia il 4 ottobre 2011. Dopo quel verdetto, l'americana era subito tornata negli Stati Uniti mentre Sollecito, iscrittosi all'università a Verona, ha affrontato il resto del processo in Italia.

Il 26 marzo 2013 la Cassazione annullò con rinvio le assoluzioni. Il processo di rinvio per competenza si è tenuto poi davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Firenze, che il 29 aprile ha condannato a 28 anni e sei mesi Amanda e a 25 Raffaele disponendo per lui anche il divieto di espatrio. Fino all'epilogo, stavolta definitivo, di ieri.