19 agosto 2019
Aggiornato 20:30
Ln: per battere la corruzione bisogna battere la burocrazia

Stefani: «Con l'inasprimento delle pene non risolviamo nulla»

Sull'anticorruzione si si sarebbe potuto fare di più. Questa settimana, in Senato, è iniziato l'esame del testo del disegno di legge per il contrasto alla corruzione, a prima firma di Pietro Grasso. Il testo arriva in Aula con due anni di ritardo, indice, questo, secondo la senatrice della Lega nord Erika Stefani del classico incedere all'italiana, lento e farraginoso.

ROMA - «Il semplice aumento di pena» non è abbastanza. Così la senatrice della Lega nord, Erika Stefani, commenta, in un'intervista rilasciata al DiariodelWeb.it, gli ultimi sviluppi relativi al disegno di legge anticorruzione. Il testo in esame al Senato, secondo la senatrice, sarebbe troppo debole rispetto alla situazione corrente. Per la Stefani l'intervento da attuare sarebbe dovuto essere di impianto diverso: agire alla radice del problema per estirparla, quindi rivoluzionare i parametri delle amministrazioni, piuttosto che intervenire solo sulla pena.

RECIDERE LE RADICI DELLA CORRUZIONE - Le «perplessità dal punto di vista tecnico- normativo del testo, sono state discusse», spiega la senatrice, che continua: «Noi siamo a favore sulla parte riguardante l'aumento delle pene e anche riguardo il falso in bilancio: rispetto al testo attuale vigente c'è un inasprimento di una situazione, per cui noi siamo favorevoli. Ci dispiace che non si sia colta l'occasione opportuna, che poteva essere proprio questa della discussione, di fare veramente un intervento approntando i sistemi di anticorruzione». «Il semplice aumento di pena», secondo la senatrice della Lega non è abbastanza perché al criminale «non cambia nulla sapere che probabilmente sarà punito con due o tre anni in più». Il parere della senatrice Stefani è che bisognerebbe intervenire a monte, andare a fondo: è necessario costituire una nuova «amministrazione in modo tale che non vi siano problemi di corruzione, quindi sono i sistemi da affrontare». Sarebbe opportuno, secondo la senatrice leghista, intervenire nella «normativa sugli appalti, nel project financing, prevedere la trasparenza» non portare avanti «una continua burocratizzazione» della situazione. Un intervento, dunque, più deciso che scavi le radici della corruzione e che non si fermi alla superficie: «È facile far firmare il foglio dell'antiriciclaggio, no, qui si sta parlando di questioni molto più serie: secondo noi poteva essere affronatto con più coraggio», spiega la Stefani.

DUBBI ANCHE DAL MINISTRO ORLANDO - «L'ha detto anche il ministro oggi, dopo una serie di repliche: lo stesso Orlando ha detto che non è sufficiente, 'l'aumentare la pena non basta ed è inutile' - afferma la senatrice citando le parole del ministro della Giustizia – e qualcuno gli rivolge poi la domanda: ed è risolto tutto? E lui risponde 'forse no'. Quindi è lo stesso ministro ad ammetterlo. Io invito solo il governo a non vendere alla Renzi il prodotto affermando 'abbiamo tolto la corruzione in Italia'», continua la senatrice, «no, abbiamo inasprito le pene, ma non abbiamo predisposto un vero sistema» che contrasti la corruzione. «Io spero che il governo e la maggioranza si siano sensibilizzati e che tornino sul tema», ribadisce la senatrice leghista.

IL PROCEDERE ALL'ITALIANA - Ma perché sono passati due anni da quando Pietro Grasso ha depositato il disegno di legge? «Il ritardo rivela veramente uno scandalo all'italiana. È stato fermato, era stato proposto già un testo base che abbiamo in man già da molto. Poi il falso in bilancio, è stato bloccato tutto in attesa di un emendamento del governo. Poi esce l'emendamento del governo che prevede la soglia, grandi scandali per la soglia di non punibilità per il falso in bilancio... esattamente il modo di procedere all'italiana», un iter lento e farraginoso che andrebbe evitato di certo, sottolinea la senatrice.

NORMAZIONE EMOTIVA - Erika Stefani non si esprime in merito alla normativa per il contrasto alla corruzione nelle aziende pubbliche annunciata dal ministro dell'Economia, Pier Carlo Padona, e dal Presidente dell'Autorità Anticorruzione, ma evidenzia come ancora una volta il nostro Paese tenda a normare in conseguenza di un fatto di particolare rilievo, spinto più da una reazione di pancia. A pochi giorni dalle dimissioni dell'ex ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, il governo accelera sulle norme anticorruzione, anche nell'ambito delle aziende controllate direttamente dallo Stato. A tal proposito la senatrice ribadisce il solito problema dell'incedere all'italiana: «Ogni volta facciamo normazione emotiva. Quando ai tempi si parlava di stalking, o di femminicidio – perché purtroppo sono state ammazzate delle donne – allora subito in fretta si è proceduto ad un decreto legge e a discutere di femminicidio quando femminicidio non era. Seguiamo un po' l'onda della pancia della gente e questo è un modo di operare disastroso, perché si accelerano i tempi o si rallentano a seconda di quello che i giornali segnalano», conclude la senatrice della Lega nord.