19 ottobre 2021
Aggiornato 04:30
Omicidio di Garlasco | La sentenza

Stasi ha indirizzato le indagini a suo favore

I giudici della Corte d'Assise d'Appello di Milano che hanno condannato l'ex bocconiano a 16 anni di carcere per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi lo sottolineano nelle motivazioni della sentenza emessa il 17 dicembre scorso.

MILANO (askanews) - Alberto Stasi si è reso responsabile di un'azione di inquinamento delle prove nel tentativo di depistare a suo favore le indagini sull'omicidio di Garlasco. I giudici della Corte d'Assise d'Appello di Milano che hanno condannato l'ex bocconiano a 16 anni di carcere per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi lo sottolineano nelle motivazioni della sentenza emessa il 17 dicembre scorso.

Secondo il collegio presieduto da Barbara Bellerio, le indagini sul delitto di Garlasco sono state caratterizzate da «errori e negligenze anche gravi» dovute «non solo all'inesperienza degli inquirenti». Perché «non si può negare - si legge in un passaggio del dispositivo - che in molte occasioni sia stato proprio l'imputato (personalmente e non solo) ad indirizzare e a ritardare le indagini in modo determinante e a sé favorevole (quindi sostanzialmente fuorviante)». Un atteggiamento, quello mantenuto da Stasi, che secondo i giudici ha avuto un duplice effetto processuale: se da un lato «ha irrimediabilmente compromesso o reso impossibili alcuni accertamenti», dall'altro «ha avuto effetti positivi soltanto per l'imputato». Il quale, proprio per questo, è stato «assolto sia in primo che in secondo grado».

Insomma, sintetizzano i giudici, «la condotta da lui tenuta non è stata per nulla collaborativa, ma al contrario fuorviante e finalizzata ad allontanare i sospetti dalla sua persona». In particolare, l'ex bocconiano «ha da subito sviato le indagini, ipotizzando un incidente domestico e ha progressivamente messo a disposizione degli inquirenti ciò che, nel tempo, assumeva via via interesse investigativo».

In questo modo Stasi «è riuscito a rallentare gli accertamenti a proprio vantaggio, anche grazie agli utili errori commessi dagli stessi inquirenti».