20 gennaio 2020
Aggiornato 18:30
Caso Yara

Le ricerche in internet inquietano Bossetti

L'uomo è sorpreso dal fatto che, a distanza di quattro mesi dal suo arresto, vengano ancora sentite molte persone legate alla loro famiglia. Intanto il carpentiere di Mapello ha reso dichiarazione spontanee in aula: «Non sono un assassino».

BERGAMO - Ci sono anche le ricerche su Internet effettuate dal computer di casa Bossetti nelle indagini per il delitto di Yara Gambirasio, per il quale il carpentiere di Mapello è in carcere dallo scorso 16 giugno con la pesante accusa di averla ferita a morte e poi lasciata spirare in un campo di Chignolo d'Isola in una fredda sera del 26 novembre 2010.
Le analisi sul pc da parte degli inquirenti sembrano preoccupare Massimo Giuseppe Bossetti, che ne discute anche in un colloquio con la moglie Marita Comi nel corso di un incontro nel penitenziario di via Gleno del 28 ottobre 2014, al quale sono presenti anche i tre figli. Proprio nel giorno del 44esimo compleanno di Bossetti. L'uomo è sorpreso dal fatto che, a distanza di quattro mesi dal suo arresto, vengano ancora sentite molte persone legate alla loro famiglia.

Altri dettagli del colloquio con la moglie
«Perché?», chiede Bossetti alla moglie. «Si vede che stanno controllando anche il mio cellulare», risponde la donna. «Eh sì, sono tutti controllati», replica lui. «E poi magari anche quelli che sei andato a vedere su Facebook. Ho guardato anche io tante persone di Piana e Valtrighe (due frazioni di Mapello)», aggiunge lei. «L'ultimo annuncio che mi hanno detto era scritto su Bergamo...», dice lui. E lei aggiunge «Bergamonews». «Brava, Bergamonews. Dicono che ha cancellato 'incontri casuali' ma che le ricerche rimangono in memoria anche se tu cancelli. Restano in cronologia».
«Ma sono io, sono le persone che ho cercato io. Sai quanta gente che ho cercato? Tutte quelle che conoscevo a Valtrighe, Piana, Sotto il Monte», gli spiega Marita. «Sei tu ma accusano me, pensano che abbia cancellato le ricerche», conclude lui.

Bosetti al Riesame: non sono un assassino
«Non ho mai visto quella ragazza, non sono un assassino, sono un padre di famiglia». Sono le prime dichiarazioni in un aula di Massimo Bossetti, il carpentiere 44enne di Mapello accusato di aver ucciso Yara Gambirasio e in carcere dal 16 giugno scorso. Bossetti ha reso dichiarazioni spontanee durante l'udienza al tribunale del riesame di Brescia nella mattina di martedì 10 marzo in cui si discute la sua richiesta di scarcerazione dopo la bocciatura da parte del gip di Bergamo Ezia Maccora.
La difesa di Bossetti, nella persona dell'avvocato Claudio Salvagni, insiste sulle presunte discrepanze tra i risultati degli accertamenti sul Dna, sui risultati degli accertamenti dei Ris secondo i quali traccia di tessuti sui sedili dell'Iveco Daily del muratore sono stati trovati sui leggings di Yara. Bossetti ha riaffermato in aula a Brescia la sua innocenza e ha detto di non capire «tutto questo accanimento da parte della Procura». Il pm di Bergamo Letizia Ruggeri ha esposto le proprie argomentazioni in circa 40 minuti.
La decisione del tribunale del riesame è attesa tra alcuni giorni.