5 giugno 2020
Aggiornato 15:30
Elezioni regionali 2015

Primarie in Campania, PD con il fiato sospeso

Un appuntamento rimandato per ben quattro volte che tra giovedì e venerdì ha visto il ritiro di due contendenti su 5 (il democratico Gennaro Migliore e il dipietrista Nello Di Nardo) ma che aveva già registrato il passo indietro a fine gennaio (in concomitanza con la candidatura di Migliore) della senatrice pd Angelica Saggese

NAPOLI (AskaNews) - Poco più di 12 ore e, finalmente, in Campania si darà il via alle primarie di Pd e centrosinistra che dovranno designare il candidato anti-Caldoro per le elezioni regionali. Un appuntamento rimandato per ben quattro volte (nell'ordine 14 dicembre, 11 gennaio, 1 febbraio, 22 febbraio, 1 marzo) che tra giovedì e venerdì ha visto il ritiro di due contendenti su 5 (il democratico Gennaro Migliore e il dipietrista Nello Di Nardo) ma che aveva già registrato il passo indietro a fine gennaio (in concomitanza con la candidatura di Migliore) della senatrice pd Angelica Saggese, unica donna in lizza.

Attesa e ansia, in Campania, ma anche a Roma. Il vicesegretario dem Lorenzo Guerini ha confermato in un'intervista che ci saranno supervisori del partito ad aiutare gli oltre tremila volontari impegnati domani in 606 seggi (83 ad Avellino, 73 a Benevento, 100 a Caserta, 187 a Napoli, 163 a Salerno) dove si potrà votare dalle 8 alle 21. La commissione responsabile dell'organizzazione, guidata dal consigliere regionale Tonino Amato, ha predisposto ogni cosa. I verbali con l'esito del voto, dopo lo spoglio nei 606 seggi, saranno portati a Napoli, nelle Terme di Agnano. Solo a notte fonda si saprà chi ha vinto dei tre concorrenti in lizza.

In campo sono rimasti i due rivali storici Andrea Cozzolino e Vincenzo De Luca, entrambi considerati «renziani», e il socialista Marco Di Lello. Tutti e tre, in un modo o in un altro, legati all'ultimo vero leader di sinistra della Campania: l'ex sindaco di Napoli e per due consiliature consecutive presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino.

All'appuntamento con le primarie si arriva dopo mesi di battaglie, alcune palesi, moltissime sotterranee, che hanno messo l'un contro l'altro due schieramenti: chi voleva le primarie e chi, invece, preferiva puntare su un candidato unitario per evitare scontri. Eppure quella parte del Pd campano che in teoria aveva la maggioranza per trovare una sintesi non è riuscita nell'intento, finendo anche con il bruciare figure che avrebbero potuto rappresentare quel punto di convergenza, come quella del professor Gino Nicolais, presidente del Cnr. Sospetti, veleni, accuse velate e palesi sono culminate con il ritiro di due candidati, con dichiarazioni di fuoco di esponenti di rilievo del partito (Paolucci e Vaccaro) per il timore di brogli, ambiguità del voto, sospetti di accordi con la destra (secondo molti con quella tuttora legata a Nicola Cosentino che è in carcere) e, peggio ancora, con la malavita organizzata.

Il centrosinistra campano, ma soprattutto il Pd (locale e nazionale) attendono dunque con il fiato sospeso che si celebri un rituale politico su cui molti ritengono sia ormai necessario intervenire con leggi ad hoc. A livello nazionale il timore è certamente quello di problemi simili a quelli verificatisi in Liguria. Ma è anche il livello di partecipazione che preoccupa. Secondo dati forniti dal Pd, infatti, le ultime primarie (2013 per Renzi e Tartaglione, oggi a capo della segreteria campana) hanno registrato rispettivamente 192.443 votanti e 121.624. Con Prodi, nel 2005, sono stati ben 333.416 i campani che sono andati a votare; 447.424 per Veltroni e Iannuzzi nel 2007; 294.475 per Bersani e Amendola nel 2009. Un calo, soprattutto dal 2007 a oggi, che va di pari passo con varie sconfitte: la provincia di Napoli (2009), la Regione Campania (2010) e il Comune di Napoli (2011).

A livello locale prevalgono i timori legati proprio alle primarie del Pd per Palazzo San Giacomo nel 2011, competizione accompagnata da denunce e querele (vista l'altissima partecipazione di cinesi ai seggi) e finita con il passo indietro dell'allora vincitore Andrea Cozzolino (oggi candidato per le primarie regionali) e il commissariamento del partito con l'arrivo di Andrea Orlando. Le conseguenze furono nefaste per il Pd che perse clamorosamente contro il Pdl e il movimento arancione dell'attuale sindaco de Magistris.

COZZOLINO - Giovane militante della Fgci a Ercolano, Cozzolino è cresciuto politicamente con lui sin dai tempi delle elezioni al Comune di Napoli del 1993. Entrato in Consiglio regionale nei Ds ha fatto il capogruppo, poi è diventato assessore alle Attività produttive. Nel 2009 - a un anno dalla scadenza delle regionali - è stato eletto al Parlamento Europeo. Successo bissato l'anno scorso con oltre 110mila voti. Lo slogan della sua campagna elettorale è «Campaniainsieme»; l'ultimo tweet è «Domani l'#Italia ci guarda. Diamo prova di coesione e responsabilità».

DE LUCA - Anche il salernitano Vincenzo De Luca è cresciuto nel vecchio Pci, ma politicamente è un personaggio a sé. Fiero oppositore di Bassolino si è arroccato nella sua città di cui è stato primo cittadino per ben 4 volte (non consecutive), l'ultima nel 2011 quando ha messo insieme il 74% dei consensi. Sconfitto da Stefano Caldoro nel 2010, ha scelto di fare il sindaco puntando sul rinnovamento di Salerno. Una decisione che molti oggi gli imputano come una marcia indietro. A fine gennaio è decaduto da sindaco, dopo la sentenza di primo grado con condanna per abuso d'ufficio su nomine fatte nel 2008 per un bando nell'ambito di realizzazione di impianti per lo smaltimento dei rifiuti. Impugnato il provvedimento al Tar è stato reintegrato nel giro di pochi giorni ma a febbraio è di nuovo decaduto per una sentenza della Corte d'appello che ne ha dichiarato l'incompatibilità rispetto alla nomina di sottosegretario alle Infrastrutture nel governo Letta. Lo slogan della sua campagna elettorale è «Cambiareora» mai più ultimi. Il suo ultimo tweet è «Risolvere il problema della Terra dei Fuochi, bonificare i suoli, eliminare le ecoballe è il mio primo impegno. Sapete che lo farò».

DI LELLO - Anche il socialista Marco Di Lello, attualmente deputato, è stato assessore nella giunta regionale di Antonio Bassolino occupandosi di urbanistica. Vanta, con orgoglio, di essersi dimesso quando non ha ritenuto di poter continuare quell'esperienza. E' il più giovane dei tre candidati, quello che ha formalizzato per ultimo la sua candidatura. Come Cozzolino e De Luca ha insistito perché le primarie si tenessero. Ed è rimasto in campo sostenendo di «essere la vera alternativa». Lo slogan della sua campagna è «SvoltaCampania». Ha rivendicato il suo passato politico di «vero socialista». Questo pomeriggio ha organizzato un flash mob sotto la sede della giunta regionale e ha consegnato un atto di «sfratto per finita locazione» a Caldoro.

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