20 aprile 2021
Aggiornato 17:30
Dopo l'allarme riportato dal Daily Telegraph

Copasir: «Sui barconi disperati, non terroristi»

Il quotidiano britannico Daily Telegraph riporta l'allarme secondo cui sui barconi provenienti dalla Libia si nasconderebbero membri dello Stato islamico pronti ad attentare alla sicurezza dei Paesi europei. A rispondere è Giuseppe Esposito del Copasir: «Paure infondate, quella dei profughi è disperazione».

ROMA - «L'Europa non faccia l'errore di rispondere con la violenza alle violenze dei criminali dell'Isis e non ceda, con immotivato isterismo, alla loro campagna mediatica di terrore basata sui poveri disgraziati che su barconi di fortuna cercano la pace come rifugiati nel nostro continente». Così Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir – Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica – commenta gli ultimi sviluppi relativi alla situazione libica, punta il dito contro un'Europa che si chiude nella paura e rischia di scivolare nella paranoia, accusando ingiustamente di terrorismo i profughi che, disperati, arrivano sulle nostre coste. «Confondere la disperazione di chi ha diritto a ricevere aiuto con le minacce terroristiche serve adesso soltanto ad incutere paure che al momento non trovano riscontri fondati», continua Esposito nel corso di Sky Tg24 Pomeriggio.

L'ITALIA PER LA PACE – Il vicepresidente risponde così alle ipotesi riportate dal quotidiano britannico Daily Telegraph, secondo sui barconi provenienti dalla Libia, a detta del Daily Telegraph, si nasconderebbero membri dello Stato islamico pronti ad attentare alla sicurezza dei Paesi europei. Secondo Esposito il nostro Paese dovrebbe sforzarsi di essere promotore di un dialogo che promuova innanzitutto la pace e che, nonostante la complessità e la delicatezza estrema della situazione che imperversa in Libia al momento, miri a costruire una democrazia. «L'Italia - ha riferito il senatore di Area Popolare - deve invece essere in prima fila per costruire un tavolo permanente tra tutti quei Paesi e quelle forze responsabili che vogliono pace e democrazia. La questione in Libia è complessa, non riguarda soltanto l'Isis, ma anche altri gruppi di jihadisti che rappresentano una minaccia per tutto il Nord Africa e il Medio Oriente. In questi mesi i nostri servizi di sicurezza e le Forze dell'ordine hanno garantito con professionalità e passione tutti i cittadini italiani e il nostro territorio, al loro lavoro quotidiano - ha concluso Esposito - va la nostra profonda riconoscenza».

CYBER-WAR - Pochi giorni fa, il vicepresidente del Copasir, sosteneva che la drammaticità della situazione dovrebbe spingere il nostro Paese a prendere una posizione forte e dura nei confronti del terrorismo di matrice islamica. Una azione che, però – a differenza di quanto prospettato nelle ultime ore, con un ministro della Difesa pronto a far partire un'operazione militare con 5mila uomini – difenda dagli attacchi terroristici attraverso l'ispezione e l'analisi del web. Parla di 'cyber-war', infatti, Esposito, che afferma: «È ora di fare presto e di imparare dagli errori del passato per attuare la nostra risposta alle violenze dell’Isis. Non possiamo ricadere, anche in Libia, nella trappola in cui siamo stati già coinvolti in Somalia e in Niger. Bisogna partire con un’adeguata strategia di cyber-war capace di bloccare le comunicazioni dell’Isis sia sui social network, sia nella filiera di comando che nelle infrastrutture di questo fantomatico Stato».

COLLABORAZIONE DI INTELLIGENCE - Il vicepresidente del Copasir si dice convinto che la soluzione si trovi nella collaborazione delle intelligence europee: solo unendo le forze, infatti, si riuscirà a contrastare efficacemente il terrorismo dell'Isis: «Dobbiamo far lavorare contemporaneamente la nostra diplomazia e quella europea per realizzare il comune obiettivo di difendere non solo i confini, ma salvaguardare la pace nei Paesi ai noi più vicini. In Italia non è tempo di sterili polemiche, anche perché il nostro dibattito interno è usato strumentalmente dai criminali combattenti dello Stato islamico per incutere terrore tra gli italiani».

STUCCHI: SERVE INTERVENTO MILITARE - Solo poche ore fa, però, a stridere con quanto affermato dal vicepresidente è quello che sostiene il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, che, in un'intervista rilasciata ad Affaritaliani.it, sostiene che la gravità della situazione in Libia non può escludere un'azione prettamente militare: «La situazione in Libia è realmente pesante e per questo ritengo che un intervento militare sia inevitabile». E continua il numero uno di Copasir: «Una delle conseguenze di un intervento internazionale in Libia, che comporterebbe prioritariamente il recupero di un pieno controllo delle coste, sarebbe lo stop alle partenze delle carrette del mare». In merito alla questione dell'allarme terrorismo, Stucchi afferma: «Sono preoccupato dai cosiddetti 'lone-wolf', ovvero i lupi solitari che sono la componente del 'terrorismo molecolare' dai comportamenti più difficilmente prevedibili».