15 novembre 2019
Aggiornato 17:30
La Lega elogia il benzinaio che ha difeso una ragazza dagli assalitori

Busin: «Ha sparato contro i rapinatori, è un eroe»

Filippo Busin conosce bene Graziano Stacchio, il benzinaio vicentino che martedì ha sparato e ucciso un rapinatore per difendere la commessa della gioielleria vicina. Il deputato della Lega assicura che Stacchio è un eroe. E, insieme a Zaia, condanna i tagli ai presidi della polizia e alla sicurezza perpetrati dal governo. Per questo, il governatore del Veneto chiede ad Alfano l'esercito

ROMA – Il deputato della Lega Filippo Busin conosce bene Graziano Stacchio, benzinaio di Ponte di Nanto che martedì sera ha sparato, uccidendolo, a un malvivente che tentava di rapinare la gioielleria vicina. Conosce lui e tutta la sua famiglia, e non esita a definirli «persone ottime, per niente aggressive, bravissime, gran lavoratori e onesti. Da come mi hanno raccontato l’episodio, Graziano è intervenuto perché era preoccupato per la sorte della commessa della gioielleria, che ben conosceva essendo sua vicina di attività», spiega il deputato della Lega Nord. «Poiché ha visto che la ragazza era in pericolo, ha preso il suo fucile da caccia e ha sparato in aria. I rapinatori non si sono spaventati e, da quello che ho sentito, hanno reagito nei suoi confronti. Non aveva intenzione di uccidere, voleva solo porre un freno all’aggressione». Busin, insomma, non ha dubbi su come interpretare quanto accaduto: «Conoscendo anche la persona, lo leggo come un atto di grandissimo coraggio, di grandissima generosità. Soprattutto perché uno, per paura, soprattutto quando le cose capitano agli altri, potrebbe anche girare la testa da un’altra parte. Il fatto che lui abbia messo a rischio la sua vita per salvaguardare quella di un’altra persona che veniva aggredita mi pare solo un atto di eroismo», conclude il deputato della Lega.

BUSIN: ECCO IL RISULTATO DELLA SPENDING REVEW - Quanto accaduto, però, al di là della drammaticità dell’episodio in sé, interpella una problematica complessa, su cui, soprattutto dopo le depenalizzazioni e i tagli alle forze dell’ordine decisi da questo esecutivo, si discute molto: quello della sicurezza. «Bisognerebbe aumentare i presidi sul territorio, cosa che questo governo non sta facendo: anzi, ha tagliato circa 250 presidi della polizia; insomma, sta risparmiando su tutto il comparto della sicurezza», afferma Busin. «Noi siamo sempre stati contrari ai famosi indulti mascherati, svuotacarceri, depenalizzazioni, riduzioni di pene per ridurre il sovraffollamento carcerario. Ma questo non fa altro che creare maggiore insicurezza e instabilità, perché persone che dovrebbero essere tenute lontano dalla società vengono invece liberate in anticipo». Del resto, spiega il deputato del Carroccio, «è ovvio che con 250 presidi in meno si avranno meno controlli sul territorio; in più ci sono stati ben 4 milioni di tagli diretti al fondo sicurezza. Questi sono i risultati», afferma Busin.

ZAIA: IL GOVERNO SCHIERI L’ESERCITO -  Sulla stessa linea, il governatore del Veneto Luca Zaia, che ha commentato la vicenda in un comunicato stampa diffuso proprio oggi. «L’iscrizione di Graziano Stacchio nel registro degli indagati sarà anche un atto dovuto... ma le azioni di questo brav’uomo dovranno essere valutate prima di tutto con la legge non scritta del buon senso». Zaia ha aggiunto, poi, che quello di Stacchio «è stato prima di tutto uno slancio di generosità verso la giovane commessa della gioielleria che stava rischiando grosso. Non è un giustiziere, è un uomo che non ha esitato a mettere a rischio la propria incolumità e a fronteggiare un grave atto criminale che si stava compiendo e che è stato lui stesso bersaglio di vari colpi di arma da fuoco. Non fuggire non è una colpa». Zaia, quindi, si unisce al movimento popolare nato in difesa del benzinaio vicentino, e intitolato con lo slogan solidale – anche stampato su varie magliette – «Io sto con Stacchio». L’iniziativa è partita dal sindaco di Albettone, che ha avviato un raccolta di firme a sostegno dell’uomo, indagato per eccesso colposo di legittima difesa. In tale panorama, pur affermando di avere fiducia nella magistratura, il governatore del Veneto non ha dubbi: nella regione, l’allarme sociale cresce, «la criminalità dilaga, la gente ha paura, sente lo Stato lontano come mai prima d’ora, ma non vuole chinare la testa». «Il clima in generale – ha dichiarato poi Zaia, riferendosi ai crimini commessi in Veneto soltanto nella giornata di ieri – è molto preoccupante. Solo dall’informazione locale riceviamo notizia di 27 atti criminosi. Un nuovo bollettino di guerra che invio al Governo, cieco e sordo all’appello pressoché quotidiano di aprire gli occhi e le orecchie  e di inviare in Veneto più Forze dell’Ordine, più mezzi, e l’Esercito a fare da presidio territoriale e da deterrente». E tale richiesta – quella, appunto, di schierare addirittura i militari – è, per Busin, forse un po’ eccessiva, ma legittimamente provocatoria: «E’ proprio un problema di sicurezza, che riguarda innanzitutto la polizia. Ci sta, però, a livello provocatorio, chiedere l’esercito, perché siamo assolutamente assediati da micro e macrocriminalità, e non abbiamo mezzi per combatterla», spiega il deputato.

SOLO IERI, 27 ATTI CRIMINOSI IN VENETO – Esercito o no, l’elenco degli ultimi fatti di criminalità che hanno terrorizzato il territorio veneto proposto da Zaia è davvero lungo. «Nel padovano il titolare di una palestra di Padova deve chiamare i carabinieri per l’assedio degli spacciatori che impediscono di uscire ai clienti impauriti; predoni in centro svaligiano abitazioni e bar; una commessa dell’Interspar di Albignasego presa a calci dai ladri; notte di spaccate nei bar di Vigonza; spaccata in un negozio di biciclette a Stanghella, rubate 12 mountain bike; a Borgomagno un nigeriano rapina del telefonino un cittadino che stava telefonando in zona pubblica. Nel trevigiano» – ha proseguito il governatore – «i ladri se la sono presa persino con l’asilo di Rovarè; saccheggiato un centro giovani  a Vittorio Veneto; non si è salvata nemmeno la Chiesa di Lutrano, visitata dai ladri mentre il parroco celebrava la messa; colpo da 10 mila euro in un garage a Mazzocco di Mogliano; villetta svaligiata a Ponte della Priula nei pochi minuti in cui la mamma andava a prendere il figlio in palestra. A Vicenza un furto in appartamento fa sparire 15 mila euro e una villa di Trissino viene assaltata dai ladri che divelgono anche la cassaforte (bravi i carabinieri ad averli presi poco dopo l’allarme dato dalla proprietaria). Nel veneziano, un cittadino di Campagna Lupia incrocia i ladri che stanno fuggendo da casa sua e viene colpito dai banditi; ben dieci abitazioni prese di mira a Mirano; raffica di furti nel centro di San Donà con incursione anche all’Inps; a Jesolo il Comune pensa seriamente alla polizza assicurativa antifurto per i suoi cittadini». E, nonostante tutto ciò, «il sonno romano, colpevolmente continua», ha concluso Zaia.

DA NOVEMBRE, ZAIA LANCIA APPELLI AD ALFANO - D’altronde, già a novembre il governatore aveva lanciato un appello ad Alfano, denunciando al Ministro dell’Interno come, dopo la spending review sulla sicurezza, lo Stato fosse «in ritirata». A dicembre, il governatore aveva chiesto al governo «esercito in campo e leggi più severe» per contrastare l'esplosione della microcriminalità in regione. «Non è colpa dei magistrati ma è piuttosto la dimostrazione della sonnolenza di un Parlamento che non sa fare norme degne di questo nome che diano poteri ai giudici e alle forze di polizia e che devono essere punitive e severe», aveva affermato il governatore. «Io resto convinto del fatto che oggi bisogna puntare alle economie di scala e se le forze dell'ordine ci dicono che non ce la fanno più, non vedo perché non usare l'esercito per compiti di ordine pubblico». D’altra parte, c’è chi si chiede se, oltre all’esigenza legittima di difendere la sicurezza dei cittadini, non sarebbe opportuno anche evitare di aumentare l’allarme e la tensione sociale, che possono solo contribuire a peggiorare la situazione. E favorire, forse, epiloghi infausti: perché a Ponte di Nanto, al di là di tutto, ha perso la vita, prima che un ladro, un uomo.