20 aprile 2021
Aggiornato 09:30
Botta e risposta con il CODACONS

Anche la Boldrini sugli scontrini ha il «braccetto corto»

Che si tratti di tirare fuori le carte riguardo la proprietà di un appartamento con vista a Montecarlo o di un ben più modesto pernottamento in un albergo a tre stelle tipo «Pensione Riviera», i politici italiani sembra non possano fare a meno di incappare nello stesso vizietto: il «braccetto corto».

ROMA - Che si tratti di tirare fuori le carte riguardo la proprietà di un appartamento con vista a Montecarlo o di un ben più modesto pernottamento in un albergo a tre stelle tipo «Pensione Riviera», i politici italiani sembra non possano fare a meno di incappare nello stesso vizietto: il «braccetto corto», impedimento che può capitare ai tennisti bloccati dalla paura di perdere, o agli spilorci quando si tratta di presentarsi alla cassa per pagare il caffè agli amici.

Nel fenomeno «braccetto corto» è caduta anche la presidente della Camera, Laura Boldrni.

Le cose sono andate così.

Il Codacons, associazione che tutela gli interesso dei consumatori, essendo venuto a conoscenza del pernottamento, in veste privata, di Laura Boldrini, in data 13 ottobre, presso l’albergo , «casa Pazzi» di Grottammare, si incuriosisce e si rivolge agli uffici amministrativi della Camera se c’è una documentazione su chi ha pagato quel conto.

Il Codacons, nella sua richiesta agli uffici di Montecitorio vuole sapere se risponde a verità che il costo del soggiorno di Laura Boldrini fosse stato anticipato dalla Camera dei Deputati, sebbene si trattasse di una trasferta privata, e solo in secondo momento la somma restituita dalla Presidente.

Gli uffici della Camera, ricevuta la segnalazione si innervosiscono e rispondono che il Codacons non è titolato a fare richieste di quel tipo, e quindi si merita una porta in faccia.

Quelli del Codacons, come era prevedibile, non ci stanno e dopo un batti e ribatti il Consiglio Giurisdizionale della Camera» è costretto a stilare il seguente comunicato:

«Il Consiglio di Giurisdizione della Camera dei Deputati, a seguito di una segnalazione-esposto promossa dal Codacons, ha disposto il deposito di tutti i documenti relativi ad un soggiorno della presidente della Camera Laura Boldrini presso una struttura alberghiera di Grottammare, nella provicina di Ascoli Piceno. La vicenda riguarda il pernottamento a titolo privato di Laura Boldrini presso l'albergo 'Casa Pazzi' avvenuto in data 7 dicembre 2013. Il prossimo 26 febbraio l'organismo di Montecitorio terrà una nuova udienza in proposito, ascoltando il capo dell'ufficio del Cerimoniale all'epoca dei fatti, Roberto Sorbello».

 Ma non basta «Il Consiglio giurisdizionale della Camera» ritiene utile aggiungere : «La Camera ha deciso quindi che ora dovrà essere esaminata la documentazione relativa alle spese sostenute, o eventualmente anticipate dalla Camera, in occasione delle attività istituzionali compiute dalla presidente Boldrini in data 17 dicembre 2013 fuori dalle sedi della Camera: le note di rendiconto, con la documentazione allegata, delle eventuali missioni svolte da dipendenti della Camera in riferimento o in coincidenza con le queste attività». 

Con questo comunicato della Camera, appare evidente che siamo ancora al » verificheremo come sono  andati i fatti», ma questo è sufficiente al Codacons per cantare vittoria, perlomeno su quanti precedentemente gli avevano sbattuto la porta in faccia.

A questo punto, fra gente di buon senso, il soufflé Boldrini avrebbe dovuto essere arrivato a cottura e amen. Di questo avviso non è stato invece il portavoce di Laura Boldrini che ha riaperto la partita con un ulteriore comunicato in cui ha precisato: a) che non c’è stato nessun esborso di denaro pubblico, neanche in forma di anticipo; b) «Per completezza di informazione - ha continuato il portavoce - la somma di cui si parla ammonta a 150 euro, quindi avete sbagliato indirizzo».

Quest’ultima precisazione del portavoce della Boldrini è l’ennesima dimostrazione che le toppe finiscono sempre per essere più vistose del buco. Stando a questa «linea di difesa» è addirittura ridicolo sospettare la presidente della Camera di un illecito di «appena» 150 euro. Ma questa affermazione, seguendo lo stesso filone logico, sembrerebbe invece legittimare un eventuale sospetto sulla terza carica dello Stato se la somma fosse stata di 15 mila o 150 mila euro.

Vi risparmiamo, per evitare lo sfinimento, l’ulteriore replica del Codacons e torniamo invece al «braccetto corto dei politici». Ma se invece di tutto questo polverone di chiacchiere Laura Boldrini avesse tirato semplicemente messo in chiaro le carte al primo battere di ciglia del Codacons, non ci saremmo risparmiati tutti di trascinare la presidenza della Camera dello Stato in una penosa vicenda di «mini scontrini»?

Chi fa politica ha tutto il diritto di pretendere che la propria vita privata non venga offerta in pasto al pubblico come merce da macelleria, ma da chi viene proiettato al vertice delle istituzioni da una nomina politica è lecito aspettarsi qualche piccolo sacrificio, in nome della trasparenza, anche quando si tratta di curiosità indesiderata.