3 aprile 2020
Aggiornato 21:00
Il Pd infuriato con i consiglieri RAI

Per il M5s i 150mln li pagheranno i cittadini

«La Rai fa ricorso contro la vendita di RaiWay, il Cda vota a favore, la Todini si dimette e Renzi sbotta. Sembrano belle notizie ma c'è poco da ridere: è la prova dell'ennesimo scippo di soldi e beni pubblici a danno dei cittadini». Lo afferma il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Senato, e membro della Commissione di Vigilanza Rai, Alberto Airola.

ROMA - «La Rai fa ricorso contro la vendita di RaiWay, il Cda vota a favore, la Todini si dimette e Renzi sbotta. Sembrano belle notizie ma c'è poco da ridere: è la prova dell'ennesimo scippo di soldi e beni pubblici a danno dei cittadini». Lo afferma il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Senato, e membro della Commissione di Vigilanza Rai, Alberto Airola.

IL BLUFF DI RENZI COSTERÀ CARO AI CITTADINI - «Ricapitolando - continua -: Renzi chiede 150 milioni alla Rai per coprire il bluff degli 80 euro in busta paga, l'operazione è ad alto rischio d'incostituzionalità e quindi, probabilmente, il governo dovrà restituire i soldi alla Rai. Risultato: con la scusa di darci la miseria degli 80 euro, si sono venduti le nostre antenne. Ma quando dovranno restituire questi 150 milioni di euro, li verranno a sfilare dalle nostre tasche?».

GIACOMELLI: IL RICORSO È ILLOGICO - Al ricorso della Rai, e alle accuse del M5s, risponde così il sottosegretario alle comunicazioni Antonello Giacomelli: «Nel giorno in cui RaiWay debutta con successo in Borsa e la Rai finalmente valorizza un asset strategico dopo anni di immobilismo, il cda a maggioranza assume una decisione incomprensibile, autolesionista, contraria agli interessi dell'azienda e lontana dai problemi reali del paese». Commentando il voto di oggi del cda Rai a favore del ricorso sui 150 milioni del canone, ha proseguito: «Smentendo tutti i presagi di sventura, RaiWay raccoglie in poche ore sul mercato ben più del contributo richiesto per assicurare gli 80 euro alle famiglie italiane», continua Giacomelli. «Il sì al ricorso - secondo il sottosegretario - appare dunque chiaramente un voto determinato solo da logiche politiche e personali, perverse e contraddittorie, all'insegna del tanto peggio tanto meglio e ostile a ogni spinta riformatrice e di cambiamento. Sia ben chiaro, comunque, che tutto questo non indebolisce affatto, semmai rafforza, la volontà del governo di liberare la Rai e il servizio pubblico dalle vecchie logiche che ne hanno bloccato le potenzialità e lo sviluppo».

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