25 ottobre 2020
Aggiornato 02:30
Allerta terrorismo

Alfano: «Italia nel mirino dello Stato islamico»

Da Bruxelles, il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, sul tema della sicurezza in Europa, afferma che l'Italia è in uno stato di allerta elevatissimo: è il cuore della Cristianità e parte di quell'Occidente che si impegna nella lotta al terrorismo.

BRUXELLES - Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, oggi a Bruxelles, parlando con la stampa a margine di una conferenza del Comitato delle Regioni europee sulla sicurezza interna dell'Ue, ha affermato che lo stato di allerta per l'Italia è «elevato, anzi elevatissimo, pur in assenza di una minaccia specifica» di azioni terroristiche da parte dei jihadisti del cosiddetto Califfato islamico in Iraq, e questo innanzitutto perché il nostro paese «è parte di quella grande comunità occidentale che contrasta il terrorismo», oggi «sotto attacco da parte di un califfo e di un sedicente Stato e di una organizzazione criminale che ha condizioni, soldi e uomini che nessuno ha mai avuto». L'Italia, inoltre, ha aggiunto il ministro, potrebbe essere al centro del mirino dello Stato islamico anche perché «è sede della Cristianità», e poi «ha fatto delle scelte importanti in Parlamento anche negli ultimi mesi».

CONTROLLO SUI SOGGETTI «A RISCHIO» - Il ministro dell'Interno si è detto «pronto a portare al Consiglio dei ministri e in Parlamento norme molto importanti e severe» per contrastare la minaccia terrorista proveniente dai cosiddetti «foreign fighters», jihadisti di nazionalità europea che intendono andare a combattere o che rientrano nell'Ue dopo aver combattuto nelle file islamiste. Continua Alfano spiegando che uno dei nuovi provvedimenti consisterà in «uno stretto controllo di polizia su soggetti che possono essere considerati a rischio e che possono anche avere in mente di andare nei teatri di guerra, specificando meglio le misure di prevenzione che oggi vengono applicate per esempio ai mafiosi». E' importante secondo Alfano che vi sia rimedio alle leggi che mancano nel nostro paese sulla questione sicurezza: bisognerà - secondo le parole del ministro - «colmare quelle lacune normative del nostro codice che impediscono o rendono difficile punire coloro che vogliono andare a combattere in terra straniera, anche senza essere i reclutatori». Il ministro ha sottolineato di avere già «pronte queste misure».

IMPORTANTE IL MONITORAGGIO DEI DATI - Parlando di Europa, Alfano ha osservato che è necessario «rafforzare la registrazione dei dati dei passeggeri nell'area Schengen per quanto riguarda voli e transiti, per monitorare meglio la situazione ed evitare che qualche europeo vada su quei teatri di guerra a combattere, e che, dopo essersi ulteriormente radicalizzato, torni indietro con la volontà di realizzare quella 'strategia dei mille tagli' che serve a dissanguare il nemico, come sostengono i teorici dell'Isis».

IN ITALIA - In relazione al numero di «foreign fighters» scoperti in Italia, Alfano ha riferito che finora il monitoraggio effettuato ne ha individuati 48, legati in qualche modo al nostro paese anche «in termini di transito». Il Comitato antiterrorismo «si riunisce ogni settimana, teniamo la situazione aggiornata e sotto controllo», ha assicurato il ministro.