Sacconi: basta chiacchiere, tocca ai fatti
I parlamentari si danno battaglia a colpi di emendamenti: per Sacconi (Ncd) c'è bisogno di tempestività per passare dalle parole ai fatti; la Munerato (Lega) auspica che il Veneto veda riconosciuta la sua identità nazionale e Gasparri (Fi) chiede che il presidenzialismo diventi sostanziale con l'elezione diretta del presidente della Repubblica.
ROMA - Nella valanga di emendamenti presentati in Aula, si avvicendano le posizioni di alcuni parlamentari del Centrodestra, pronti a darsi battaglia per difendere il loro punto di vista.
Sacconi: Tempestività e riforma del Titolo V
Il presidente dei senatori del Nuovo Centrodestra, Maurizio Sacconi, sostiene che: «Le riforme istituzionali devono essere approvate con tempestività. Non si può dire dopo trent'anni che non se ne è parlato abbastanza. Il superamento del bicameralismo perfetto e la connessa riforma del disastroso Titolo V varato dal centrosinistra nel 2001 sono la prima parte di un percorso che si deve logicamente completare con l'elezione diretta del Presidente della Repubblica e, nel breve, con una riforma elettorale che rimotivi la partecipazione al voto dei cittadini».
«La nostra attività emendativa è contenuta e concentrata essenzialmente sul rapporto tra lo Stato, le Regioni e i comuni - ha spiegato Sacconi - in modo che prevalga sempre l'interesse nazionale e ne risulti ricostruito lo Stato unitario. Lo stesso controllo dell'indebitamento pubblico esige già nella Costituzione strumenti che consentano di misurare l'efficienza di Regioni e comuni, come i costi e i fabbisogni standard, e di bloccare con tempestività la produzione di nuovo debito».
Gasparri: Subito un presidenzialismo sostanziale
«Non è una questione di tigna, ma è la difesa di un principio di democrazia partecipativa». Lo ha detto nel corso della discussione sul ddl di riforma costituzionale in Aula al Senato il senatore di Fi Maurizio Gasparri parlando del presidenzialismo.
«Viviamo da anni in una condizione di presidenzialismo sostanziale. D'altra parte la nomina di un senatore a vita, che poi il giorno dopo diventa Presidente del Consiglio, cos'altro è se non un atto di presidenzialismo sostanziale? Chiedo che si discuta in Aula questo tema», ha detto Gasparri. E prosegue: «Ho ripresentato emendamenti in tal senso e mi auguro si possano votare per contribuire in maniera costruttiva al processo di riforme. In uno, pur non cambiando le attuali funzioni del Capo dello Stato, si prevede che il corpo elettorale sia composto da tutti gli italiani. Un altro, invece, prevede che sia il Parlamento a eleggere il Presidente della Repubblica ma, qualora alla terza votazione non si raggiunga il quorum, si passi la parola ai cittadini. Chiedo che su questo ci si confronti. FI non si è iscritta al partito del no. Vuole che le riforme si facciano, anche se questa è una riforma parziale. Non rinuncia a poter discutere di presidenzialismo perché è un tema attualissimo, che già ai tempi dei padri costituenti fu posto con vigore e sul quale il mondo politico è in ritardo».
Munerato: Viva il Veneto, viva San Marco!
Rincara la dose la senatrice leghista veneta, Emanuela Munerato, che durante la discussione a Palazzo Madama sulle riforme costituzionali è intervenuta in aula indossando una maglietta con il vessillo veneto del Leone di San Marco: «Ci troviamo qui a discutere di una riforma costituzionale che, negli intenti iniziali di questo Governo, voleva spogliare le Regioni della loro fondamentale autonomia legislativa, chiudendo quella porta che faticosamente siamo riusciti ad aprire, quella del federalismo. Sono veneta e il nostro inno dice 'semo un popolo, na nasion' e non ci arrendiamo mai. Continuiamo a lottare e a credere che la nostra identità ci deve essere riconosciuta. Presidente Renzi, perché il Veneto deve sempre farsi garante dei debiti di altre Regioni? Siamo stanchi e, adesso che la coperta è corta, siamo anche un po' meno tolleranti».
«Faremo il nostro referendum, vi dimostreremo a colpi di voti che il Veneto vuole il cambiamento, che il Veneto vuole essere capofila di tutte quelle Regioni che vogliono e si sentono in grado di amministrarsi meglio di come veniamo gestiti oggi da Roma - ha insistito la senatrice leghista - Non vogliamo sentire né se, né ma. Quando il referendum passerà, sarete costretti ad accettare il volere del popolo, perché il popolo è sovrano» - prosegue la Munerato, poi conclude con enfasi: «Quest'Aula deve saper interpretare con lungimiranza le istanze popolari, lavorando bene per riformare il sistema Paese. Viva San Marco!».
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