20 aprile 2021
Aggiornato 18:00
Riforma dello Ior

70 anni di storia tra scandali e segreti

Nacque nel 1942 per volontà di Pio XII. Dai loschi affari del "banchiere di Dio" ai rapporti con la P2, dal crac dell'Ambrosiano a tangentopoli, la Banca Vaticana ha accompagnato con svizzera precisione tutti i grandi scandali finanziari dell'Italia negli ultimi 40 anni. Ma ora, forse, si cambia musica.

ROMANon ha la storia millenaria della chiesa. Ha compiuto da poco 70 anni e negli ultimi 40 ha accompagnato con precisione svizzera tutti i grandi scandali finanziari dell'Italia. Per lo Ior sembra arrivata quella svolta radicale che Bergoglio aveva promesso quando è diventato Papa. L'Istituto per le Opere Religiose nasce nel 1942 per volontà di Pio XII. Nel mezzo del secondo conflitto mondiale l'esito non è ancora scontato e il Vaticano teme l'arrivo dei comunisti in Italia. Lo stesso Pio XII vuole uno strumento finanziario moderno e con una rete internazionale.

Lo Ior è una banca particolare. Ha un'unica sede all'interno della torre Niccolò V nella Città del Vaticano. Sull'unico sportello Bancomat si parla anche latino, non rilascia carnet di assegni. All'inizio potevano aprire conti correnti solo esponenti del clero e i dipendenti della Santa Sede ma poi le cose sono cambiate.

Per ben tre decadi lo Ior non appare mai nelle cronache. La notorietà arriva con Paul Marcinkus, chiamato a dirigere l'istituto da Paolo VI. Appassionato di golf, sempre con un sigaro in bocca e un ottimo bicchiere di whisky, il sacerdote americano venne soprannominato il 'banchiere di Dio' e nominato cardinale da Giovanni Paolo II. Ha guidato come un feudo lo IOR per 17 anni ed è riuscito a sopravvivere per 7 anni allo scandalo del Banco Ambrosiano.

Marcinkus si lancia nelle speculazioni finanziarie e in operazioni nei paradisi fiscali dopo aver fatto la conoscenza con Michele Sindona. Il banchiere siciliano viene arrestato e condannato per bancarotta e nel 1986 viene avvelenato in carcere con un caffè al cianuro.

Marcinkus, intanto, ha iniziato le frequentazioni con Roberto Calvi, numero uno indiscusso dell'Ambrosiano. Calvi appartiene alla P2 di Licio Gelli e porta la banca al fallimento nel 1982 con un ruolo rilevante proprio dello Ior.

Il Vaticano non ha mai riconosciuto responsabilità nel crac dell'istituto. Memorabile un intervento alla Camera dell'allora ministro del tesoro Nino Andreatta che chiedeva al Vaticano e al Papa di riconoscere le responsabilità. Silenzio dall'altra sponda del Tevere anche se poi il Vaticano sborserà 240 milioni di dollari per risarcire le vittime del fallimento dell'Ambrosiano.

Marcinkus viene colpito da mandato di cattura dei magistrati che indagano sull'Ambrosiano, ma il Vaticano rifiuta di estradarlo e il 'banchiere di Dio' rimane alla guida dello Ior fino al crollo del muro di Berlino ed ha un ruolo importante nel garantire flussi di finanziamenti a Solidarnosc.

Marcinkus viene rispedito negli Stati Uniti nell'89, a San Clemente in Arizona dove vivra' fino alla morte, nel febbraio del 2012, senza mai una parola sugli anni più torbidi dell'Italia repubblicana tra scandali finanziari e politici. Wojtyla chiama così Angelo Caloia alla guida dello Ior che promette trasparenza e riforme per l'istituto. Ma quando scoppia tangentopoli la banca vaticana spunta di nuovo. La maxi-tangente Enimont versata da Raul Gardini transita sui conti segreti dello IOR. Caloia resta fino al 2009 quando viene sostituito da Ettore Gotti Tedeschi. Arrivano però nuovi scandali come l'indagine della procura di Catania che nel 2010 rivela che il mafioso Vincenzo Bonaccorsi ha riciclato 300mila euro attraverso la banca vaticana. Nel maggio del 2012 Gotti Tedeschi viene sfiduciato dal consiglio di amministrazione dello Ior.

Papa Ratzinger nomina allora Ernst von Freyberg dopo il clamoroso annuncio di dimettersi da successore di Pietro. Secondo alcune ricostruzioni la nomina del banchiere tedesco è imposta dalla Curia romana per anticipare l'arrivo del nuovo Pontefice.

Con l'arrivo di Bergoglio lo scenario cambia. Papa Francesco è intenzionato a non rimandare il dossier Ior. La prima volta che parla della banca vaticana sottolinea che "Pietro non aveva un conto in banca". Papa Francesco sembra mettere in discussione la stessa esistenza dell'Istituto per le Opere Religiose. Nel giugno dell'anno scorso Bergoglio nomina uno dei suoi più stretti collaboratori, monsignor Ricca, prelato dello Ior e dopo qualche giorno insedia una commissione di 5 cardinali che devono indagare sull'istituto.

Il vento del cambiamento imposto dal nuovo pontefice è evidente dopo l'arresto per riciclaggio del prelato Scarano su ordine della procura di Salerno. La banca vaticana collabora attivamente all'inchiesta. Siamo dunque giunti alla riforma dello Ior annunciata per domani. Forse ora, Marcinkus, Calvi, Sindona, P2, Enimont appariranno come uno sbiadito e lontano ricordo.