2 giugno 2020
Aggiornato 13:30
Movimento 5 stelle

Di Maio: «Restiamo opposizione, ci opporremo alle porcate del governo»

il vicepresidente della Camera: «Non è un accordo di governo né un apertura di credito bensì di merito: facciamo sul serio, non andiamo a pretendere che la nostra proposta venga approvata, siamo disponibili alla collaborazione. I nostri iscritti ratificheranno la risultante dell'incontro con il premier»

ROMA - «Dopo le Europee abbiamo già incontrato il Ministro Orlando sull'anticorruzione, abbiamo fatto una proposta sui membri del Csm, insomma stiamo spingendo sulla strada della collaborazione ma restiamo opposizione, ci opporremo alle porcate di questo governo in politica economica, all'aumento della Tasi». Lo dice il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (M5S) parlando a SkyTg24 della decisione del movimento guidato da Beppe Grillo di dialogare con il governo Renzi sulla legge elettorale.

SULLA LEGGE ELETTORALE FACCIAMO SUL SERIO - «Questo - precisa Di Maio - non è un accordo di governo né un apertura di credito bensì di merito: facciamo sul serio, non andiamo a pretendere che la nostra proposta venga approvata, siamo disponibili alla collaborazione». Quando si terrà l'incontro con il presidente del Consiglio? «Aspettiamo una risposta, posso capire che l'intero ambiente politico tradizionale sia scosso dalla nostra disponibilità, aspettiamo serenamente, non saranno due o tre giorni a cambiare il senso dell'incontro».

ISCRITTI VOTERANNO ESITO INCONTRO - «Ci ritroviamo in un'altra fase - ribadisce il deputato 5 stelle - abbiamo creduto si potesse buttar giù il governo con il risultato delle europee ma i cittadini ci hanno fatto capire che non era così e che staremo in questa legislatura probabilmente fino al 2018. Ora entriamo in partita, vogliamo discutere la nostra proposta e siamo aperti a chiunque, anche oltre il governo, voglia discuterla. I nostri iscritti ratificheranno la risultante dell'incontro con il premier, è rivoluzionario che una trattativa tra forze politiche venga ratificata dagli iscritti, non è mai successo».

UTILI PER USCIRE DA PANTANO - Secondo Di Maio in questo momento «si sono impantanate sia le riforme che la legge elettorale: Renzi l'aveva promessa per fine marzo, le riforme sono bloccate perché all'interno della maggioranza e con Berlusconi ci sono problemi. Penso che in questo momento il M5s possa mettersi al centro sulla legge elettorale, non è paura di scomparire perché paga di più fare opposizione. Non è un problema di consenso ma si tratta di dire: siamo in questa legislatura cosa possiamo fare di utile?». Quanto alle riforme costituzionali, Di Maio non si sbilancia. Per ora l'apertura è sulla riforma elettorale: «A quel tavolo parliamo di legge elettorale, ascolteremo le controproposte»

CON LEGGE ELETTORALE SI PUO VOTARE - «Non crediamo che con la legge elettorale e con le riforme si possa cambiare il paese» ma «crediamo che se facciamo una legge elettorale facciamo uscire dal limbo le forze politiche costrette perché c'è un sistema uscito dalla Consulta che non assicura la vittoria a nessuno», ha detto il vicepresidente della Camera intervistato a SkyTg24. «Fare la legge elettorale - ha aggiunto - significa andare oltre questa stasi, avere quando vogliamo la possibilità di andare di nuovo al voto, è anche un modo per sbloccare la situazione».

TONINELLI, IN STREAMING ANCHE BERLUSCONI - «Nell'ipotesi di un inconto Renzi-Berlusconi - dichiara Danilo Toninelli - chiediamo che Renzi porti lo streaming anche a quell'incontro perché noi e tutti i cittadini dobbiamo sapere cosa si diranno». Il vicepresidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, in una intervista al Corriere della Sera, difende la proposta del M5s: «L'Italicum è schifoso, il Democratellum ottimo. L'Italicum - insiste - è morto e sepolto. E incostituzionale. Non si può partire da lì. Ha un premio di maggioranza folle e non dà la preferenza agli elettori. Sulla nostra proposta - sottolinea Toninelli - vogliamo aprire una discussione. Ci sono principi cardine diversi dall'Italicum e che non vogliamo toccare ma sulle tecnicalità si può discutere. Noi riduciamo la frammentazione e il potere dei piccoli partiti. E consentiamo a un singolo partito, e questo è rivoluzionario, di andare da solo al governo con il 40 per cento dei voti. Se non ce la fa, si allea».

ANCHE M5S POTREBBE ALLEARSI - «Le alleanze fatte prima del voto - osserva - sono per spartirsi le poltrone, quelle dopo sono programmatiche. Se necessario anche  il M5s potrebbe allearsi ma deciderà la rete. Le alleanze dopo il voto sono l'ossatura della democrazia. Altrimenti avremmo la dittatura di un partito».

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