13 novembre 2019
Aggiornato 22:30
Corruzione

Vietti: in Italia «un'attitudine permanete alla corrutela»

Il vicepresidente del Csm: «Tangentopoli è alle spalle. Oggi ci sono fenomeni meno organici, in alcuni casi riconducibili a singole individualità o a filiere più o meno criminali»

ROMA - Per il vicepresidente del Csm Michele Vietti «Tangentopoli è alle spalle» ma in Italia, vedi gli ultimi casi Mose ed Expo, resta «un'attitudine permanete alla corrutela». «Tangentopoli era un mondo che ci siamo lasciati definitivamente alle spalle, dove si era stabilita una relazione organica fra il sistema partiti e il mondo imprenditoriale»: ha sottolineato il vicepresidente del Csm, durante la trasmissione Radio Anch'io di Radiouno Rai.

OGGI FENOMENO MENO STRUTTURATO - «Oggi ci sono fenomeni meno organici, in alcuni casi riconducibili a singole individualità o a filiere più o meno criminali e anche dove sembrano apparire collegamenti con i partiti, appaiono più strumentali ed estemporanei che sistematici», ha spiegato Vietti, aggiungendo: «Certo il dato permanente è un'attitudine alla corruttela, che resta nel nostro costume pubblico e privato»

RIPRISTINARE CONTROLLI PERIFERICI - Ed è questa attitudine alla corrutela da «combattere» con la prevenzione: «La magistratura - ha ricordato Vietti - interviene solo a valle, quando oramai i buoi sono scappati. Dobbiamo ricostruire un sistema dove le barriere contro la corruzione vengano prima che i guai si verifichino». In particolare per il vicepresidente del Csm vanno ripristinati tutta una serie di controlli eliminati negli anni, specie sugli enti periferici, come i segretari comunali, o i Coreco, i comitati regionali di controllo. E «dobbiamo ricostruire un apparato che controlli gli iter amministrativi e procedurali a monte, evitando però di creare apparati di regole farraginose ed eccessive, per poi volta per volta derogare. Un sistema più elastico e meno farraginoso che però vada applicato sempre, senza singole eccezioni». Oggi - ha sottolineato Vietti - «si sono affievoliti il senso morale e l'etica sia pubblica che privata: serve certamente un apparato repressivo ma prima ancora serve la prevenzione». E «la legge Severino ha fatto qualcosa di buono in questo senso, ma i tempi per metabolizzarla nella pubblica amministrazione sembrano ancora lunghi».

CORRUZIONE NON SI COMBATTE CON UN SOLO UOMO - Vietti, ha messo in guardia contro l'llusione che a poter combattere la corruzione possa essere «un uomo solo», perché «serve un sistema anticorruzione»​. «Ho la massima stima del commissario anticorruzione Cantone, ma non illudiamoci che un uomo solo o una sola istituzione possano risolvere tutti i nostri problemi, si creano alibi»: ha sottolineato Vietti, alla trasmissione Radio Anch'io su Radiouno Rai. Per il vicepresidente del Csm «serve un sistema di anticorruzione capillare e diffuso, così come è la corruzione, bisogna responsabilizzare tutti e a tutti i livelli»«Sono passati 40 giorni dal caso Expo - ha conclusoe stiamo ancora facendo ipotesi: passiamo dalle parole ai fatti».