30 marzo 2020
Aggiornato 12:34
Droga

Palermo: eseguite 17 misure cautelari per droga

I malviventi sono accusati di spaccio di sostanze stupefacenti, hashish, cocaina, eroina e marijuana.

PALERMO - Maxioperazione antidroga a Palermo: i carabinieri stanno eseguendo 17 provvedimenti cautelari, di cui 9 arresti, a carico di altrettante persone accusate di spaccio di sostanze stupefacenti, hashish, cocaina, eroina e marijuana. L'esecuzione dei provvedimenti conclude una complessa attività investigativa, condotta dai carabinieri della compagnia di Palermo Piazza Verdi, sotto la direzione della Procura di Palermo - Dda. Le indagini, partite dal 2011, nascono dagli elementi raccolti dai militari nel corso di precedenti operazioni che avevano svelato un vero e proprio mercato degli stupefacenti nel quartiere Falsomiele, da qui il nome convenzionale dell'indagine: Alveus.

VEDETTE PER EVITARE CONTROLLI - L'operazione «Alveus» ha fatto luce sull'articolato sistema di pusher organizzato nella borgata popolare del capoluogo siciliano. Per agire al sicuro e nascondere meglio lo smercio di droga, gli spacciatori, in perfetta sinergia tra loro, portavano a termine gli scambi sotto la stretta sorveglianza delle vedette, le quali a bordo di potenti scooter pattugliavano tutto il giorno la zona, sia per avvertire del passaggio di pattuglie delle forze dell'ordine che per indirizzare qualche acquirente spaesato. I ruoli di pusher o vedetta erano assolutamente intercambiabili anche nell'arco della giornata. Intercambiabili erano anche i clienti, che spesso si fidelizzavano e cominciavano a fare ordini di quantitativi ben precisi via telefono a quello che era diventato il loro spacciatore di fiducia che poi li indirizzava, al momento dell'acquisto, al pusher di turno.

ATTENTI ALLE TELEFONATE - Gli spacciatori più capaci avevano un loro giro di clientela ben selezionata e molto attenta a «non sbagliare a parlare per telefono». Inoltre venivano utilizzate delle vere e proprie schede di servizio dedicate unicamente allo spaccio e intestate a terzi, spesso tossicodipendenti, che erano disposti a cedere la loro sim in cambio di una dose. Anche nel parlare i più anziani ed esperti non facevano mai apertamente riferimento alla droga, chiacchierando al più dei caffè da prendere al bar o dell'acquisto di macchine, motori, scarpe, borse. Al contrario dei pusher meno esperti che invece utilizzavano telefoni intestati a loro stessi, o a parenti prossimi, parlavano con i clienti in maniera chiara di fumo, erba e quantitativi da cedere e non si curavano di farsi guardare le spalle mentre spacciavano. Nell'arco dell'indagine sono stati documentati centinaia di scambi che hanno permesso in totale di arrestare 31 spacciatori, che mantenevano attiva la piazza giorno e notte.

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