14 novembre 2019
Aggiornato 00:00
Corruzione

Cuperlo (Pd): in Italia fortissima domanda di legalità

L'esponente del Partito democratico: "Il vero deficit stia in una miscela di arroganza del potere e fragilità e cinismo di una parte delle élite, non solo dentro la politica e le istituzioni"

ROMA - "Credo che la domanda di legalità e trasparenza sia fortissima e che il vero deficit stia in una miscela di arroganza del potere e fragilità e cinismo di una parte delle élite, non solo dentro la politica e le istituzioni". Lo dice Gianni Cuperlo, leader della sinistra del Pd, sull'Unità a proposito della vicenda del Mose. "E' qualcosa - prosegue - che ha a che fare anche con la natura della democrazia, con la funzione dei partiti e di tutto ciò che va sotto il titolo di corpi sociali intermedi. Se l'idea è che tra chi comanda e il popolo non debba frapporsi nulla e che ogni forma organizzata della partecipazione sia un puro costo o un freno all'efficacia del decisore l'effetto non sarà una maggiore trasparenza ma l'opposto perché si ridurranno gli spazi del controllo dal basso. Col rischio di una crescita del senso d'impunità. Da questo punto di vista la vera rimozione di questi anni ha riguardato la riforma dei partiti, delle regole e della trasparenza nella vita di troppe forze e movimenti interamente schiacciati sul destino di un leader".

BENE SCELTE DI GOVERNO - Secondo Cuperlo, "il governo fa benissimo ad agire come ha scelto di fare. Anticipare discussione e varo del pacchetto anti-corruzione. Ripristinare il reato di falso in bilancio, correggere le norme sulla prescrizione, rafforzare i poteri del commissario. Applicare da subito la norma della legge Severino sul patto di integrità con la possibilità di revocare incarichi e contratti in presenza di fenomeni corruttivi. E naturalmente cambiare le regole sugli appalti riducendo quelle procedure in deroga che, soprattutto nell'ambito delle grandi opere, sono spesso all'origine di pratiche criminose. Tutto questo è fondamentale perché testimonia la volontà politica di aggredire il problema". 

AGIRE SU CIVISMO E MORALITA' - "Resta - osserva Cuperlo - il bisogno di agire sulla prevenzione, su civismo, moralità pubblica, senso dello Stato. Perché senza questo la repressione più implacabile rischierà sempre di arrivare un minuto in ritardo. Chi ruba o è corrotto va escluso dalla sfera pubblica. Che la responsabilità è sempre soggettiva ma la politica non può farsi scudo di questo per rimuovere le sue responsabilità. Non mi convince chi separa le due facce della medaglia. Norme e cultura. Rigore e civismo. Etica della responsabilità e selezione delle classi dirigenti". "Non credo sia una questione generazionale - conclude Cuperlo - ma del sistema che si legittima. Se tu riduci i partiti a macchine elettorali e di potere dove conta solo essere eletti e da lì regolare il flusso del consenso, la corruzione è dietro l'angolo. Io mi ostino a pensare che la partecipazione, il controllo sulla qualità della rappresentanza, la formazione e selezione dei gruppi dirigenti sulla base di competenza e credibilità siano anticorpi fondamentali".