19 agosto 2019
Aggiornato 12:30
Mafie

«Le rotte delle ecomafie sono cangianti, il rifiuto è mobile»

Donato Ceglie, sostituto procuratore di Napoli, da anni impegnato nella lotta alle ecomafie, ha commentato a Prima di tutto su Radio 1, il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nelle bonifiche delle aree inquinate dai rifiuti

NAPOLI - «Le rotte delle ecomafie sono cangianti, il rifiuto è mobile». Donato Ceglie, sostituto procuratore di Napoli, da anni impegnato nella lotta alle ecomafie, ha commentato a Prima di tutto su Radio 1, il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nelle bonifiche delle aree inquinate dai rifiuti.

ECOMAFIE SONO MOBILI - «La criminalità - ha detto Ceglie - si sposta a seconda delle esigenze del momento ma mi permetto di dire, anche a seconda della risposta giudiziaria. Molte intercettazioni hanno portato alla luce frasi di ecomafiosi che dicevano: 'no, non andiamo in quel posto, perché la procura è molto attenta, andiamo in quest'altra regione'. Si spostano lungo tutta la Penisola, si spostano anche verso l'estero. Quindi non basta individuare e arrestare gli ecomafiosi: occorre approntare tutte le risposte istituzionali e imprenditoriali per rispondere alle organizzazioni criminali di stampo mafioso che hanno l'obiettivo di fare business scalzando gli imprenditori onesti».

NEL NAPOLETANO STUPRO TERRITORIO - «Tra Napoli e Caserta esistono centinaia di cave, tutte abusive, che sono diventate discariche. Quello che viene perpetrato è uno stupro del territorio. Sono mancati i controlli, anche da parte di settori della magistratura. Si rifletta su un punto: il primo Rapporto sulle ecomafie, redatto da Legambiente di concerto coi Carabinieri del Noe e con Eurispes è datato 1995. Ebbene sono trascorsi quasi vent'anni, e quel rapporto è praticamente sovrapponibile all'ultimo, dello scorso anno. In venti anni i problemi, lungi dall'essere stati risolti, si sono aggravati, frutto di una politica scellerata da parte di settori dell'imprenditoria e settori delle istituzioni che hanno delegato la questione rifiuti alle organizzazioni criminali. Situazione che ovviamente va in spregio dello Stato di diritto».

PROBLEMA RIFIUTI SOLO ITALIANO - «Si stanno avendo adesso riscontri su quelle che erano preoccupazioni emerse da indagini svolte dalle Procure di questo Paese. Bisogna dirlo: i rifiuti sono un problema per l'Italia, ma non lo sono negli altri Paesi», ha continuato Ceglie a «Prima di tutto»«Il rifiuto prevede il rispetto di una serie di leggi, che nella stragrande maggioranza dei casi sono ispirate a direttive della Comunità Europea, leggi improntate alla trasparenza, alla chiarezza sia nei confronti dei 'produttori' di rifiuti, diciamo così, sia nei confronti di coloro che, verificata l'impossibilità di recuperare, riciclare i rifiuti, ma anche in questo caso, devono provvedere alla destinazione finale del rifiuto stesso. Pertanto - ha aggiunto - il tema della tracciabilità per i soggetti chiamati ad operare in questo ambito è un tema fondamentale, purtroppo per tanti anni disatteso nel nostro Paese, consentendo alle organizzazioni criminali, com'è noto dedite soltanto al business, di gettarsi a capofitto in questo settore, sfruttando al massimo la stessa fonte di illecito guadagno. Una sorta di percorso netto: illecito guadagno nel trasporto dei rifiuti, illecito guadagno nello smaltimento dei rifiuti, illecito guadagno, come molti di noi sostengono da anni, nelle finte bonifiche»

NON SI BONIFICANO TERRENI - «Non si fa correttamente lo smaltimento dei rifiuti, non si fanno le bonifiche. E questi territori da bonificare restano inquinati, attraverso falsificazioni di documenti, pseudo controlli che non esistono. Ricordo che nelle più importanti indagini in materia, anche recenti, emerge la responsabilità di soggetti preposti ai controlli e purtroppo anche di vertici istituzionali. Quindi il connubio perverso controllati-controllori è un ulteriore elemento inquinante in un quadro già di per sé estremamente allarmante», ha concluso Ceglie.