18 gennaio 2020
Aggiornato 03:30
Elezioni europee

A Grillo non piacciono le veline

Il leader del M5S bolla come marketing elettorale il vertice in rosa del Pd per le Europee. Ma la base si lamenta per le primarie in rete. Intanto bagarre in Senato sulla legge contro il voto di scambio.

Sapeva che si sarebbe tirato dietro le accuse più pesanti, da sessista, ad antifemminista, a razzista, ma Beppe Grllillo non ha resistito alla tentazione di scagliarsi a testa bassa contro le cinque donne candidate come capolista del Pd alle prossime elezioni europee.

«Donna o uomo - scrive sul suo blog il leader del Movimento 5 Stelle - per il Pd non fa differenza. L'unico requisito per essere messe come capolista alle europee dal votante unico delle primarie Pd è far parte della Corte del Caro leader Renzie»

Appena finito di sparare ad altezza d'uomo la spruzzata di rosa voluta da Matteo Renzi, Beppe Grillo ha poi puntato l'arma contro i soliti giornalisti che dal Corriere della Sera, a Repubblica, all'Unità, hanno presentato la scelta del Pd come una svolta rispetto alla rappresentanza di genere.

Ma Grillo è nella condizione di scagliare la prima pietra in fatto di candidature? Da quanto è emerso in questi giorni, dopo che sono uscite le liste del M5S, è la sua stessa base a ritenerlo inadeguato in questo ruolo di fustigatore. In tutta la penisola non si contano infatti le denunce di candidati che si sono sentiti defraudati del loro diritto. L' accusa più ricorrente fra gli scontenti è che la gestione della rete, da dove sono usciti i nomi, anche in questa occasione, come in altre circostanze, sia stata taroccata.

Che il filo Internet che dovrebbe condurre a Grillo e Casaleggio funzioni a singhiozzo, però, non è da oggi.

«Non si riesce mai a contattarli», si lamenta un militante storico del Movimento.

Ma a suscitare perlessità e proteste diffuse è stata soprattutto la modalità con la quale in quest'ultima tornata si è arrivati alle candidature per l'Europa.

«Visto che la possibilità era aperta a tutti avrebbero dovuto rendere disponibile la rete con largo anticipo per potere gestire una prevedibile mole immensa di dati. Invece hanno fatto esattamente il contrario: hanno aperto le rete per presentare corriculum e lettera di intenti dei candidati all'ultimo momento. Il risultato è che in molti siamo rimasti fuori senza nemmeno la possibilità di vedere pubblicato il curriculum o la presentazione. Lo staff di Casaleggio si è giustificato dicendo che la finestra è stata accessibile per poco per evitare giochetti. La verità è che credo che siano lasciati lo spazio per farli loro i giochetti», protesta il militante romano. «Insomma si sono persi i dati per strada: o sono in cattiva fede o ancora una volta si sono dimostrati degli incapaci», insiste il pentastellato deluso, che a distanza di dieci giorni ancora non sa quanti voti ha raccolto sulla rete, lui come tutti gli altri esclusi.

Non è il solo ad essere sul punto di prendere un'altra strada. Ben 12 senatori dissidenti, già fuori dal Movimento, ieri hanno votato il documento della minoranza del Pd guidata da Vannino Chiti, sulla riforma del Senato.

Ma non ci sono solo i dissidenti a farsi sentirenel M5S. Ieri i fedeli a Grillo hanno inscenato una violenta protesta contro la l'accordo fra Pd, Fi, e Ncd che ha consentito al Senato di sfoderare la «ghigliottina» per chiudere («strozzare» dicono i grillini) il dibattito sulla legge contro il voto di scambio.

«Il grande risultato dell'ostruzionismo a 5 stelle? L'aver ritardato ancora una volta l'approvazione di una legge attesa da 20 anni». Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia alla Camera, liquida come «cinico e vergognoso l'atteggiamento dei senatori grillini» e respinge come «immotivate e strumentali» le critiche mosse contro il nuovo testo del voto di scambio. «Altro che 'compromesso al ribasso', il nuovo 416 ter è norma rigorosa, chiara, incisiva e soprattutto efficace; una norma ampiamente condivisa dai pm antimafia, con in testa il procuratore nazionale Roberti, dall'Anm e da autorevoli giuristi», spiega Donatella Ferrante.

«Ghigliottina contro il M5S, i mafiosi ringraziano». Ha scritto su Twitter, Beppe Grillo, riferendosi allo stop alla discussione in Senato sul ddl contro il voto di scambio che ha provocato le proteste dei grillini.

«Faceva male alle loro orecchie sentire in continuazione la nostra denuncia sulla vergognosa riduzione di pene per chi fa scambio politico-mafioso decisa alla Camera con l'accordo Pd-Forza Italia-Ncd, che ha distrutto quanto di buono costruito nei mesi scorsi al Senato con il contributo del Movimento 5 Stelle. Il Movimento 5 Stelle ora lotterà in aula con gli emendamenti chiedendo di ripristinare il testo licenziato a gennaio al Senato. Testo che prevede le pene di 7 e 12 anni, la sole che assicurerebbero il carcere e l'interdizione a vita dai pubblici uffici per i politici collusi con le mafie. Pene che vergognosamente Pd e Forza Italia hanno ridotto del 40%», la protesta Maurizio Buccarella, neo capogrupo al Senato del M5S.