13 dicembre 2019
Aggiornato 10:30
Governo

E Brunetta riscopre il partito di lotta e di governo

Sulla legge di stabilità è braccio di ferro fra l’ottimista Saccomanni e gli ultras di Berlusconi

Che le cifre fornite dall’ISTAT sullo stato di salute dell’Italia siano da brivido non ci vuole molto a capirlo: i dati relativi al Pil di quest’anno, rivisti al ribasso su previsioni che già apparivano allarmanti, sono il motore sul quale girano la maggior parte dei guai italiani: l’Italia,in questo 2013 horribilis, rende noto l’Istat, ha bruciato circa il 2 per cento della propria ricchezza. Tradotto in posti di lavoro vuol dire che la disoccupazione nel 2014 toccherà la cifra record del 12,4 per cento.

Quindi ancora fabbriche chiuse e famiglie in crisi. Davanti a questa Caporetto, da una parte il ministro dell’Economia Saccomanni, che da tecnico quale è dovrebbe privilegiare la cautela, invece vuole a tutti costi vedere il bicchiere mezzo pieno, affidando le sue certezze ad una previsione di crescita del Pil nel 2014 che lui indica all’1,1 per cento, sebbene l’Istat lo smentisca fissandola allo 0,7 per cento.

Dall’altra parte, il capogruppo alla Camera del Pdl, Renato Brunetta rispolvera il partito di lotta e di governo di antica memoria, sparando bordate su Enrico Letta. Bordate che assomigliano tanto a qual lavorio dei pugili che, in mancanza del pugno da ko, puntano a sfiancare l’avversario lavorandolo ai fianchi.

Che cos’è che non va in questa porta girevole dalla quale entrano ed escono con la stessa disinvoltura ottimismo e pessimismo? Che le cifre di quella grande famiglia di sessanta milioni di persone che si chiama Italia, saltano e ballano a seconda che faccia comodo all’uno o all’altro versante politico.

Che cosa si fa, al contrario, nelle case della gente quando  finalmente ci si rende conto che per salvare la baracca bisogna bisogna cambiare registro? Si diventa precisi, realisti e soprattutto onesti, anche se fino ad allora si è scavezzato allegramente.       

Messe in pratica queste virtù, qualora fossero ritrovate, dovrebbero generare due comportamenti ben distinti fra loro: da un lato, si dovrebbero studiare delle soluzioni per uscire dal tunnel in cui ci si è cacciati; dall’altro andrebbero ricercate cause e responsabilità, anche per non ricadere negli stessi errori.

Il governo Letta finora si è dedicato soprattutto al primo dei due comportamenti ed è comprensibile che non avendo grandi strumenti a disposizione si sia ritrovato a mettere soprattutto toppe a colore. Con questo quadro sotto gli occhi è inoltre chiaro a tutti che una fibrillazione continua su chi deve pagare il prezzo maggiore di quelle toppe è del tutto scontata.

Quello che invece ci sorprende è che il palcoscenico dove dovrebbe svolgersi il secondo comportamento virtuoso, e cioè la ricerca delle responsabilità, veda invariabilmente gli stessi protagonisti che hanno generato il danno.

Fabrizio Saccomanni, è un tecnico, ma viene dalla Banca d’ Italia. E’ agire in mala fede se ci chiede dove fossero gli inquilini di via Nazionale, e quindi anche il direttore generale Saccomanni, quando il sistema sul quale avrebbero dovuto vigilare distribuiva soldi a destra e a manca, soprattutto a chi non li meritava, come ha ricordato nei giorni scorsi il nuovo governatore, Ignazio Visco?

Ma il campione dell’ «io non c’ero e se c’ero era come se non ci fossi» è Renato Brunetta. L’attuale capogruppo alla Camera del Pdl negli anni in cui il debito pubblico ha cominciato a trasformarsi in quel nodo scorsoio stretto intorno alla gola di generazioni e generazioni di Italiani, era uno degli  economisti di riferimento di Bettino Craxi. Inoltre, quando Brunetta, nella Seconda Repubblica, litigava un giorno sì e l’altro pure con l’ex mago dei conti, Giulio Tremonti, non ci risulta che lo facesse in nome di una maggiore oculatezza riguardo i conti pubblici, altrimenti non saremmo saliti nel giro di un lustro dal 120 per cento al 132 per cento del rapporto fra debito e Pil.

Una volta si diceva comunemente «chi rompe paga». Poi quasi senza quasi accorgersene siamo passati al «chi rompe «fa» pagare». E i cocci? Elementare…vengono distribuiti fra gli amici.