19 luglio 2019
Aggiornato 20:00
Emergenza carceri

Zanda: «L'M5s usa l'insulto come arma politica, lo faceva solo il fascismo»

Il capogruppo dei senatori Pd Zanda: «Sono dei diffamatori, le situazioni delle singole persone, Berlusconi compreso, non c`entrano nulla con il messaggio di Napolitano. Chi lo critica no ne ha colto né spirito, né contenuto»

ROMA - «Sono dei diffamatori. Soltanto il fascismo usava l'insulto come arma politica». Così il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, ha commentato, in un'intervista rilasciata a Repubblica, le reazioni dei parlamentari 5 stelle al messaggio di Napolitano sulle carceri. E h aggiunto: «Le situazioni delle singole persone, Berlusconi compreso, non c'entrano nulla con il messaggio. Qualsiasi misura che avesse il taglio di una legge ad personam, in questa legislatura non passerà mai».

DELINQUENTI NON VANNO TORTURATI - Zanda ha proseguito: «Chi critica il testo del presidente non lo ha letto e non ne ha colto né lo spirito né il contenuto. Napolitano ha rimesso al centro un tema che riguarda la civiltà dell'Italia. Nessuno mette in dubbio il principio che i delinquenti devono stare in galera e che le pene devono essere eseguite e certe. Ma nessuno, nemmeno un delinquente, dev'essere torturato. Questo dice il capo dello Stato. Il suo è un grande messaggio che pone non soltanto il Parlamento ma tutti gli italiani davanti alla verità su un problema tragico. Mi sono sentito mortificato quando il presidente ha ricordato un fatto preciso: l'Italia è stata condannata per la violazione della convenzione europea che proibisce la tortura. Perché è tortura il trattamento disumano e degradante provocato dal sovraffollamento carcerario».

RIFORME STRUTTURALI, POI AMNISTIA E INDULTO - Per il capogruppo Democratico, «misure come l'indulto e l'amnistia devono seguire e non precedere riforme che riducano in modo strutturale l'affollamento. Con le pene alternative, aumentando i casi di detenzione domiciliare, con la messa in prova. Con la revisione del reato d'immigrazione clandestina. Solo così si può pensare, in un secondo momento, a indulto e amnistia. Ma in questo senso il messaggio di Napolitano è molto puntuale. Parte da una descrizione netta e dettagliata della tragedia carceraria. Fa risaltare come le galere italiane siano l'esatto opposto di quello che sancisce la nostra Costituzione all'articolo 27: il trattamento dei detenuti deve rispettare un principio di umanità e va orientato alla rieducazione del condannato. Quel tipo di provvedimenti, amnistia e indulto, è messo in coda alle riforme strutturali. Deduco, dall'ordine in cui sono indicati, che il suggerimento del Quirinale sia procedere secondo quella scaletta».