4 aprile 2020
Aggiornato 04:00
Politica estera | Rapporti Italia-Libia

L'Italia impegnata per la sicurezza in Libia

Alla Conferenza di Parigi, il ministro libico degli Affari Esteri Mohamed Abdelaziz è arrivato con le idee piuttosto chiare e un obiettivo irrinunciabile: ottenere «il sostegno tecnico» degli Stati amici della Libia per rilanciare le sorti del suo paese. Il Ministro Terzi: «80 progetti, impegnati soprattutto su controllo confini»

PARIGI - «Quando la sicurezza è assente, non possono esserci investimenti, sviluppo, rispetto dei diritti umani». Alla Conferenza di Parigi, il ministro libico degli Affari Esteri Mohamed Abdelaziz è arrivato con le idee piuttosto chiare e un obiettivo irrinunciabile: ottenere «il sostegno tecnico» degli Stati amici della Libia per rilanciare le sorti del suo paese. Alla Libia post rivoluzione serve l'aiuto della comunità internazionale, e in primis dell'Unione europea. Non uomini sul terreno, «perché Tripoli è contraria alla presenza delle truppe straniere», ma addestratori delle forze di sicurezza. E materiale tecnico per il controllo delle frontiere.

Oltre seimila chilometri difficili da controllare, specie quelli al confine meridionale. «Siamo impazienti di riceve l'aiuto dell'Unione europea prima possibile, perché la questione più urgente è la sicurezza delle nostre frontiere», ha spiegato Abdelaziz. A questo proposito, una missione europea per la sorveglianza di 4.000 chilometri di frontiera terrestre e 2.000 chilometri di frontiera marittima dovrebbe essere dispiegata nel prossimo mese di giugno, coinvolgendo da 50 a 70 formatori della Guardia costiera libica.

Un impegno che anche l'Italia ha fatto suo. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi, che ha partecipato alla Conferenza di Parigi (la prossima si svolgerà a Roma), ha assicurato un contributo proprio per il controllo dei confini meridionali, che sono quelli «più strategici per il quadro di stabilità interna della Libia», in quanto «ci sono ancora radicati movimenti sostenuti dagli ex lealisti che si infiltrano e trasbordano creando un quadro di instabilità». «La situazione sul terreno desta ancora considerevoli preoccupazioni per la sicurezza ma noi abbiamo fiducia» che possano registrarsi progressi «nei prossimi mesi», ha detto il titolare della Farnesina.

D'altra parte, l'Italia è fra i primi tre contributori alla sicurezza in Libia e ci sono in gestazione ben ottanta programmi di cooperazione con Tripoli. Solo la scorsa settimana, il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha donato alla leadership locale, per conto del governo italiano, venti mezzi corazzati Puma destinati alla nuova fanteria libica.

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