21 novembre 2019
Aggiornato 04:00
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La proposta di Ingroia: «Un solo grado di giudizio contro la mafia»

L'ex Procuratore di Palermo di Parlermo intervistato da «La Stampa»: Per batterla serve una cura choc e strategia di lungo periodo

ROMA - «La mafia non può essere fronteggiata solo con la repressione. E' sacrosanto che lo Stato debba adottare una strategia di lungo periodo per sradicarla definitivamente. Noi ci stiamo. Ma gli altri partiti?». Lo ha sottolineato il leader di Rivoluzione civile, Antonio Ingroia, ex Procuratore aggiunto di Palermo, intervistato da «La Stampa», condividendo l'appello dell'esperto di organizzazioni criminali, Federico Varese.

«Occorre una cura choc - ha esortato Ingroia - per rendere veloce ed efficiente la giustizia: io propongo il grado unico di giudizio, per il settore penale come per il civile, e poi il ricorso in Cassazione per meri aspetti formali. Nel tempo ci hanno detto che i capitali stranieri non venivano per paura dell'Articolo 18. Invece è la tassa occulta della mafia e della giustizia inefficiente che spaventa. E poi serve che si veda che a stare dalla parte della legalità conviene. E' indispensabile aggredire i patrimoni illeciti: ci vuole un Alto commissariato che faccia controlli patrimoniali sugli indagati per mafia e per corruzione; i capitali illeciti vanno confiscati e rimessi in circolo per aiutare l'economia sana».

«Penso - ha argomentato Ingroia - a una banca statale che garantisca il credito a condizioni diverse da quelle del sistema privato se la Bce concede capitali all'1%, questa banca etica dovrebbe erogare credito al 2%. Ma solo a imprese che siano in regola con la normativa antimafia e con il rispetto dei diritti dei lavoratori».