20 gennaio 2020
Aggiornato 07:30
Centro | Elezioni Politiche 2013

Monti, Berlusconi e il pericolo comunista

Il Presidente del Consiglio: «Ha torto Berlusconi a dire che c'è un pericolo comunista. Il Pd si è andato via via affrancando dalla sua storia», anche se il legame con Sel «non permette le politiche innovative» di cui ci sarebbe bisogno. Intanto Passera punge Monti: «In agenda non ci sono cose radicali»

ROMA - «Ha torto Berlusconi a dire che c'è un pericolo comunista. Il Pd si è andato via via affrancando dalla sua storia», anche se il legame con Sel «non permette le politiche innovative» di cui ci sarebbe bisogno. Così il rapporto con la Lega blocca il Pdl. E' l'opinione di Mario Monti, ospite di '28 minuti' su RadioDue, che torna peraltro a criticare la mancata «rivoluzione liberale» promessa dal Cavaliere fin dal '94: «Non è stata nè rivoluzionaria nè liberale».

Da qui la decisione di salire in politica: «Ho deciso quando ho visto i due più grandi sostenitori della 'strana maggioranza' con la quale abbiamo tratto l'Italia da un grave potenziale disastro, incamminarsi su altre strade. Il Pdl riavvicinarsi alla Lega con un'impostazione pericolosamente populistica e superficialmente critica verso la Ue e dall'altra parte un Pd interessato, non volendo avere avversari a sinistra, a legarsi con Sel. Tutte entità politiche rispettabili e legittime, ma questo divaricarsi delle due più grandi forze politiche avrebbe messo a rischio due cose: in primo luogo la possibilità di costruire un futuro sulla base dei sacrifici fatti dagli italiani, e secondo di veder prevalere gli apparati, le politiche tradizionali, in un Paese che ha un enorme potenziale ma che deve fare politiche un pochino più radicalmente innovative che non credo che queste due forze condizionate dalle estreme riuscirebbero a fare». E quindi «la scelta che non avrei pensato di fare, ma che ora sono contento di aver fatto».

Passera punge Monti: in agenda non ci sono cose radicali - Corrado Passera punge Mario Monti dal quale prende le distanze dalle sue critiche alla Cgil ma chiede anche una «una maggioranza forte» per il governo del Paese. Nell'agenda Monti «per ora di cose radicali non ce ne sono tante», ha affermato il ministro dello Sviluppo economico, a 'Omnibus' su La7 aggiungendo che «c'era bisogno di qualcosa di radicalmente nuovo. Si tratta di un altro progetto con persone in gamba, ma non è quello che mi sarebbe piaciuto fare. Non avevo chiesto ruoli e funzioni. L'unica condizione era che fosse una cosa nuova». Quindi Passera prende le distanze dalle critiche del premier uscente alla Cgil: «In quasi tutti i casi, - ha detto - secondo la mia esperienza, con la Cgil si è potuto trovare accordi. Non considero la presenza della Cgil un ostacolo alla collaborazione. Bisogna trovare più le cose che uniscono per le riforme che bisogna fare». «Certamente - ha aggiunto - ci sono componenti nell'area del Pd che sono meno disponibili alle riforme che dobbiamo fare. Servono alleanze molto forti. Non giudico quello che hanno detto altri. Auspico da parte delle forze responsabili il superamento delle differenze per lavorare alle riforme forti di questo paese ha bisogno». Per Passera «sono necessarie maggioranze molto forti per reggere il paese e bisogna dunque passare attraverso collaborazioni, chiunque vinca» tra Pd e la coalizione guidata da Mario Monti.