20 febbraio 2020
Aggiornato 13:00
Partiti | Crisi PDL

La Russa e Gasparri scissione in stand by

Convocano per le 20 i dirigenti e i giornalisti, limano il timing dell'addio al Cavaliere e ragionano della campagna elettorale. Poi un'ora prima Silvio Berlusconi frena, rimette in discussione davanti alle telecamere il ritorno a Forza Italia, semina dubbi sulla propria candidatura, addirittuta giura di vedere in «pole» per Palazzo Chigi l'amato (dagli ex An) Angelino Alfano

ROMA - Nella caotica situazione in cui versa il Pdl accade anche questo. Accade che Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri - dopo mesi di profonde riflessioni e laceranti dubbi - sono finalmente sul punto di rompere. Convocano per le 20 i dirigenti e i giornalisti, limano il timing dell'addio al Cavaliere e ragionano della campagna elettorale. Poi un'ora prima Silvio Berlusconi frena, rimette in discussione davanti alle telecamere il ritorno a Forza Italia, semina dubbi sulla propria candidatura, addirittura giura di vedere in «pole» per Palazzo Chigi l'amato (dagli ex An) Angelino Alfano. E' così che nasce il primo caso di pubblica pre-scissione, o di scissione in stand by. Forse per la prima volta nella storia c'è tutto, dal nome al simbolo alla platea di parlamentari che la sostengono, ma manca la certezza appunto della scissione.

Lunedì il quadro sarà più chiaro, sostiene La Russa presentando il nome, 'Centrodestra italiano', e il simbolo che tanto ricorda Alleanza nazionale. Niente fiamma, ma un nodo tricolore. Almeno una quarantina di parlamentari accorrono, l'ex ministro della Difesa spiega che la situazione è fluida e bisogna capire cosa accadrà. Cosa farà Mario Monti, cosa Berlusconi, che ruolo avrà il segretario Alfano. E se davvero si tornerà a Forza Italia, perché pare che Denis Verdini e Alfano abbiano spiegato agli ex An che anche su questo il Fondatore ha le idee un po' confuse.
C'è Gasparri, pure scettico fino all'ultimo sull'opportunità di andare via - alla luce di quanto detto dal Cav esiste un «ventaglio di opzioni», dice - ma manca il tandem Giorgia Meloni-Guido Crosetto. Loro per ora ragionano su altro, attendono come tutti l'esito delle trattative di Silvio e su Silvio. La giovane ex ministro, che pure oggi ha discusso e trattato con La Russa per ore, domenica schiererà con Fabio Rampelli le truppe - numerose - su Roma. Appuntamento all'auditorium Conciliazione, sperando che intanto sia chiaro lo sbocco. Sul tavolo resta l'ipotesi di dar vita a una forza ispirata al 'rinnovamento', con Crosetto e Alessandro Cattaneo e frammenti del mondo giovanile. Con gli altri potenziali scissionisti lo stallo è soprattutto sulla leadership del nuovo soggetto.

Gianni Alemanno, intanto, ragiona su altri scenari. Anche lui domenica a Roma mostrerà i muscoli al teatro Olimpico. Il dato politico più importante sarà la presenza di Alfano. Ci saranno le fondazioni che orbitano intorno al Pdl e contigue all'area socialista di Cicchitto, popolare di Frattini, i ciellini ma anche alle Fondazioni di Quagliariello, di Ronchi e Urso e, appunto, ci sarà il mondo del sindaco di Roma. Lì si ragionerà di scenari diversi dall'attuale Pdl, nel caso in cui Monti lasciasse intanto intendere di essere della partita. O, più semplicemente, si discuterà del futuro del Pdl e della leadership di Alfano, invocata da chi si mantiene scettico sul ritorno di Berlusconi.

La situazione resta comunque caotica. Berlusconi, in un solo pomeriggio, ha promesso il cambio del simbolo del Pdl, poi ritrattando. Ha battezzato la scissione degli ex An, con annessa successiva frenata. Già domani, in occasione del vertice del Ppe a Bruxelles, il Cavaliere potrebbe fornire ulteriori elementi di valutazione. Ma domenica resta lontana, come ammette Meloni: «Manca un'era geologica».