15 ottobre 2019
Aggiornato 08:30
Missione ISAF

Afghanistan: Terzi, dopo il 2014 sarà ridotta la presenza di addestratori

Dopo il ritiro delle truppe combattenti dall'Afghanistan, alla fine del 2014, l'Italia continuerà a sostenere le forze di sicurezza afgane mantenendo nel paese asiatico «una presenza ridotta» con funzioni di «formazione e training, ma non sono ancora in grado di dire quante centinaia di persone saranno necessarie»

ROMA - Dopo il ritiro delle truppe combattenti dall'Afghanistan, alla fine del 2014, l'Italia continuerà a sostenere le forze di sicurezza afgane mantenendo nel paese asiatico «una presenza ridotta» con funzioni di «formazione e training»: «ma non sono ancora in grado di dire quante centinaia di persone saranno necessarie», ha detto oggi il ministro degli Esteri Giulio Terzi, ricevendo alla Farnesina il suo omologo afgano Zalmai Rassoul.
«La presenza italiana sarà ridotta perché non sarà mirata a operazioni di combattimento o di sostegno diretto alle forze afgane, ma sarà solo incentrata sulla formazione e il training per mantenere la loro efficienza», ha commentato il titolare della Farnesina.
Tra i militari che rimarranno in Afghanistan, ha detto ancora il ministro, «ci sarà anche una componente logistica». «Ma non sono in grado di dire quante centinaia di persone saranno necessarie, ma ci sarà un piano concordato con le forze afgane e quelle attualmente impegnate in Isaf», ha aggiunto Terzi.

Confermato impegno finanziario, già annunciato a Chicago - «Con compiti di formazione e training», l'Italia «resterà con una formazione dalle dimensioni molto più ridotte di adesso», ha detto Terzi, ricordando che al momento sono presenti in Afghanistan circa 3.000 uomini.
Ma il nostro paese resterà al fianco delle autorità di Kabul anche per «la ricostruzione, lo sviluppo economico, le attività sociali e il sostegno alla realtà femminile e ai minori», ha spiegato il titolare della Farnesina.
A questo proposito, ha concluso Terzi, «l'impegno finanziario sarà quello già annunciato al summit di Chicago» nel maggio scorso, su base triennale, e sarà di circa 120 milioni di euro per ciascun anno.

Banca di Kabul nata come schema Ponzi - Una truffa «fin dall'inizio». Così è stata definita la Banca di Kabul nella revisione forense condotta dall'azienda investigativa Kroll e riportata oggi dal New York Times. La truffa emerse nel 2010, per un valore quasi pari a 900 milioni di dollari.
«Fin dall'inizio la banca è stato un schema Ponzi (truffa a sistema piramidale che promette forti guadagni alle vittime a patto che queste reclutino nuovi investitori, ndr) molto ben congegnato», si legge nel rapporto. Secondo la revisione condotta da Kroll, la principale banca afgana «non aveva altra ragione di esistere che consentire a una ristretta cerchia di persone legata al governo del Presidente Hamid Karzai di sottrarre ricchezze ai depositanti, che erano l'unica principale fonte di entrate della banca».
Le persone che avrebbero tratto maggiore beneficio dalla truffa, secondo gli inquirenti afgani, diversi funzionari occidentali e lo stesso rapporto Kroll, sono Sherkhan Farnood, il Presidente, e la sua ex guardia del corpo, Khalil Fruzi, diventato amministratore degelato del gruppo, ma anche il fratello dello stesso Karzai, Mahmood karzai, e il fratello del vicepresidente Haseen Fahim.