20 novembre 2019
Aggiornato 18:30
Esame rinviato a martedì

Legge elettorale, Pdl-Pd prendono tempo

Si prova a ricucire ma intesa su premietto ancora lontana. Per lasciare spazio alle trattative il presidente della Commissione Carlo Vizzini ha tolto la materia dal calendario della seduta pomeridiana di ieri e anche dalla notturna rinviando tutto a martedì prossimo alle 14

ROMA - I partiti della strana maggioranza provano a ricucire lo strappo che si è consumato martedì in commissione Affari Costituzionali al Senato sulla riforma elettorale quando con i voti di Pdl, Udc, Lega è stata inserita la norma che fissa al 42,5% la soglia minima di consensi da ottenere per accedere al premio di maggioranza del 12,5%: per lasciare spazio alle trattative il presidente della Commissione Carlo Vizzini ha tolto la materia dal calendario della seduta pomeridiana di ieri e anche dalla notturna rinviando tutto a martedì prossimo alle 14.

La giornata è stata densa di colloqui telefonici ma soprattutto di attesa per la riunione fiume del Pdl prima a Palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi, poi a via dell'Umiltà. Al centro degli incontri del partito di Angelino Alfano soprattutto il problematico tema delle primarie ma anche la legge elettorale, in particolare quel lodo D'Alimonte che il Pd ritiene indispensabile per rendere accettabile la riforma: sull'abbassamento della soglia dal 42,5% al 40% non sembrano esserci problemi anche se la modifica verrà presentata in Aula visto che in Commissione il punto è già stato trattato con l'ormai famigerato blitz di martedì.

Il problema è l'altro punto, quello che il politologo sul Sole 24 Ore ha chiamato «premio di consolazione» al primo partito nel caso in cui nessuna coalizione raggiunga la soglia minima per accedere al premio del 12,5%: il Pd lo pretende al 10%, non più basso, l'Udc ha dato un sostanziale via libera, il Pdl non vuole andare oltre il 6-7%. Queste sono le posizioni - lontane - di ieri che nei prossimi giorni un incontro politico - forse già oggi - tra Denis Verdini (Pdl) e Maurizio Migliavacca (Pd) dovrebbe riavvicinare. Oltre al tema di «non fare regali» a Bersani, il Pdl ha anche quello della Lega che si è detta assolutamente contraria al premietto. Dunque, si ragiona in casa Pdl, l'intesa con i democratici, se ci sarà, dovrà essere complessiva perché oltre alla soglia minima e al premietto ci sono da approvare, una volta in Aula, altri punti della legge, come quello - contestatissimo - delle preferenze. «E se rompiamo con la Lega i voti dove li troviamo? Ce li dà il Pd?», si chiede un senatore pidiellino.

Vizzini tuttavia è fiducioso: «Le forze politiche stanno lavorando alla soluzione dei problemi. Se c'è l'accordo politico e lavoriamo di buona lena possiamo anche completare l'esame del testo nella giornata di martedì. Se mi fanno rinviare la seduta o sono dei perditempo o vuol dire che hanno trovato una strada percorribile...».