7 dicembre 2019
Aggiornato 13:30
Giustizia | Naufragio Costa Concordia

Schettino «mentiva» e Ferrarini lo sapeva

Ventidue minuti dopo l'urto con gli scogli del Giglio, Roberto Ferrarini, per Costa Crociere, era «a conoscenza che l'Autorità Marittima» non aveva ricevuto dal comandante della Concordia Francesco Schettino «le informazioni complete sulla reale situazione a bordo della nave»

FIRENZE - Ventidue minuti dopo l'urto con gli scogli del Giglio, Roberto Ferrarini, per Costa Crociere, era «a conoscenza che l'Autorità Marittima» non aveva ricevuto dal comandante della Concordia Francesco Schettino «le informazioni complete sulla reale situazione a bordo della nave». Lo puntualizza la relazione della Capitaneria di Porto di Livorno che riporta come il capo dell'Unità di Crisi di Costa non fece niente per avvertire le Autorità su cosa stava realmente accadendo.

LA RELAZIONE DELLA CAPITANERIA - Alle 22.07 Schettino spiega a Ferrarini di aver detto alla Capitaneria di Civitavecchia «che abbiamo fatto black out». Quindi, si legge nella relazione, «la Compagnia è a conoscenza che l'Autorità Marittima non ha ricevuto le informazioni complete sulla reale situazione a bordo della nave, non essendo stato riferito della falla, ma non si mette in contatto con l'organizzazione SAR nazionale per comunicare la situazione a sua conoscenza». Una manovra approssimata quella programmata da Schettino per fare il famoso inchino con la Costa Concordia al Giglio. «Allora ok vedi un attimo che velocità dobbiamo fare per uscire di qua e andiamo sotto il Giglio...'am a fa n'inchino al Giglio»: questa l'esclamazione dell'ex capitano Schettino all'ufficiale addetto alla cartografia, Simone Canessa, al quale aveva già detto «Va bè, tracciamoci la rotta, va» alle 18.27.44, orario in cui la nave è salpata dal porto di Civitavecchia Per gli inquirenti è un'ulteriore dimostrazione dell'approssimazione con cui fu programmata la manovra del cosiddetto 'inchino' all'isola del Giglio. Dalla relazione commissionata dalla procura di Grosseto alla Capitaneria di Porto di Livorno emerge inoltre che i sistemi elettronici che avrebbero dato l'allarme per la fuoriuscita della Costa Concordia dal «limite di rotta» o dal «limite di profondità superato» erano stati disattivati alla partenza da Civitavecchia la sera del naufragio, avvenuto due ore dopo.

L'INCHINO AL GIGLIO - Una manovra approssimata quella programmata da Schettino per fare il famoso inchino con la Costa Concordia al Giglio. «Allora ok vedi un attimo che velocità dobbiamo fare per uscire di qua e andiamo sotto il Giglio...'am a fa n'inchino al Giglio»: questa l'esclamazione dell'ex capitano Schettino all'ufficiale addetto alla cartografia, Simone Canessa, al quale aveva già detto «Va bè, tracciamoci la rotta, va» alle 18.27.44, orario in cui la nave è salpata dal porto di Civitavecchia Per gli inquirenti è un'ulteriore dimostrazione dell'approssimazione con cui fu programmata la manovra del cosiddetto 'inchino' all'isola del Giglio. Dalla relazione commissionata dalla procura di Grosseto alla Capitaneria di Porto di Livorno emerge inoltre che i sistemi elettronici che avrebbero dato l'allarme per la fuoriuscita della Costa Concordia dal «limite di rotta» o dal «limite di profondità superato» erano stati disattivati alla partenza da Civitavecchia la sera del naufragio, avvenuto due ore dopo. «Gli allarmi sulla cartografia elettronica non sono attivati», si legge. «Lo rivelano i dati del Vdr. Tali allarmi comprendono, fra gli altri: 'limite di rotta superato', 'limite di profondità superato', 'presenza di oggetti' e così via». A causare il naufragio della è stata «una leggerezza dove si è trascurato però che a bordo c'erano 4229 persone». Sono le parole dell'ammiraglio Ilarione Dell'Anna, comandante della Direzione marittima e della Capitaneria di Livorno in un'intervista a «Il Tirreno». Dell'Anna ha osservato che «passeggeri ed equipaggio sono risultati tutti a bordo in modo regolare». E su quella che l'ex comandante Francesco Schettino chiama «la manovra» che avrebbe portato in salvo la Concordia, Dell'Anna afferma che «tutto è possibile, ma è difficile che ci sia stata una manovra dopo l'impatto. Mi sembra difficile che fosse in grado di manovrare, ma ci sono i periti che faranno chiarezza su questo punto». «Di irregolarità nella formazione del personale a bordo - ha precisato l'ammiraglio - e di cattive funzionalità tecniche degli apparati della nave, ne abbiamo rilevate diverse, ma non si tratta di anomalie tali da determinare in incidente del genere. La rilevanza penale delle nostre osservazioni sarà stabilita dalla magistratura». Per quanto riguarda il recupero del relitto dalle acque del Giglio, ha proseguito Dell'Anna, «dovrebbe essere pronto a giugno 2013. Poi il relitto sarà portato in un cantiere». Come destinazione, «si parla di Palermo Livorno (anche se andrebbero fatti degli aggiustamenti ai fondali al bacino che per ora non sono in corso), e ho sentito indicare anche Piombino Si vedrà». Il contratto per la messa in sicurezza e in galleggiamento della nave naufragata davanti all'isola del Giglio lo scorso 13 gennaio, non riguarda il suo trasporto per il successivo smantellamento. Per questo, ci dovrà essere una terza gara d'appalto. La prima fu quella per lo svuotamento dei serbatoi.