15 luglio 2020
Aggiornato 07:00
Severino lima emendamento, oggi in commissione

Si scioglie oggi il nodo del ddl anticorruzione?

Il Consiglio dei ministri potrebbe autorizzare la richiesta di fiducia sul ddl, come continua a chiedere il leader democratico Pier Luigi Bersani: il Governo, dice, proceda «senza tentennamenti, usando tutti gli strumenti a disposizione, compresa la fiducia». Fiducia che però non verrà posta se non all'ultimo momento utile

ROMA - Si potrebbe sciogliere stamane o comunque entro la giornata di oggi il nodo del ddl anticorruzione: alle 8.30 sono convocate le commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato e il Governo potrebbe già presentare l'atteso emendamento sulla parte penale promesso dal ministro della Giustizia Paola Severino. A quel punto si riapriranno i termini per la presentazione dei subemendamenti, ma i tempi dovrebbero rimanere serrati: la conferemza dei capigruppo infatti ha stabilito che, se la commissione avrà concluso l'iter, il provvedimento arriverà in aula mercoledì 10.

Bersani vuole la fiducia - Sempre in giornata, il Consiglio dei ministri potrebbe autorizzare la richiesta di fiducia sul ddl, come continua a chiedere il leader democratico Pier Luigi Bersani: il Governo, dice, proceda «senza tentennamenti, usando tutti gli strumenti a disposizione, compresa la fiducia». Fiducia che però non verrà posta se non all'ultimo momento utile, in aula, per blindare un accordo che il ministro lavora a raggiungere già in commissione. Forse anche per avere maggior spazio di manovra Severino chiederà anche il parere del Csm sulla nuova versione del testo: «Ovviamente - spiega il vicepresidente dell'organo di autogoverno Michele Vietti - senza interferenze sul Senato che lo sta discutendo e soltanto in uno spirito di scambio di pareri».

Condannati incandidabili - Gli ultimi ritocchi al testo dell'emendamento verranno apportati in serata, fonti governative ribadiscono che la guardasigilli interverrà solo sui due nuovi reati del traffico di influenze illecite e della corruzione fra privati, contestati soprattutto dal Pdl. Severino ha chiarito da tempo che non avrebbe accettato emendamenti soppressivi ma solo «migliorativi», e oggi ribadisce l'unitarietà del testo approvato dalla Camera: «Il Governo è fortemente impegnato perché il ddl anticorruzione possa essere approvato con tutti i contenuti», spiega. Mentre Filippo Patroni Griffi, ministro della Pa, rilancia l'impegno ad applicare la delega sulla incandidabilità dei condannati «in tempo utile per le elezioni politiche» anche se non le regionali del Lazio.

Il quadro politico sembra favorevole all'accelerazione, una volta sgombrato il campo dalla richiesta del Pdl di approvare un 'trittico': anticorruzione, intercettazioni, responsabilità civile dei magistrati. Ma in materia giuridica una virgola sposta parecchio, perciò, nonostante i contatti politici fra Governo e gruppi di maggioranza si susseguano, ufficialmente tutti restano abbottonati: il pidiellino Filippo Berselli attende di «vedere le modifiche» sui due punti contestati e giura di non sapere come il ministro risolverà il problema. Nessun dettaglio tecnico nemmeno da Silvia Della Monica del Pd, si limita a dire che «gli emendamenti devono portare miglioramenti» e aggiunge: «Per me non è ancora escluso che il ministro chieda la fiducia sul testo Camera». Un'altra fonte Pd però rivela un certo ottimismo: «A quanto ne sappiamo il ministro sta lavorando in senso positivo, le sue proposte dovrebbero essere addirittura dei miglioramenti per noi».

Di Pietro: Mi aspetto che Monti proponga l'incandidabilità - «C'era un piromane: Silvio Berlusconi, che ora si trova ad appoggiare il pompiere Monti. Adesso mi aspetto, domani, che Monti porti avanti l'incandidabilità». Lo ha affermato il leader Idv Antonio Di Pietro, parlando ad 'Otto e mezzo' su La7.
«Il Parlamento è il luogo dove 100 parlamentari hanno problemi con la giustizia. Una realtà che non esiste neanche nel peggiore quartiere malfamato» , ha affermato ancora Di Pietro.

Grillo: Noi derisi per battaglia contro condannati - Beppe Grillo attacca partiti e mondo dell'informazione per l'enfasi con la quale viene raccontato il lavoro del Governo sula incandidabilità dei condannati. «La legge Parlamento Pulito, firmata da 350.000 italiani, è stata lasciata - ricorda il leader del Movimento 5 stelle in un post sul suo blog - per 5 lunghi anni a marcire in qualche scaffale del Senato. Coloro che ne chiedevano la discussione in Parlamento e la conseguente approvazione sono stati derisi, tacciati di populismo e in ultima istanza ignorati da giornali, tv e seri esponenti di tutti i partiti».