30 agosto 2025
Aggiornato 05:00
Politiche europee | Crisi del debito

Referendum sull'Euro, Prodi sfida Grillo

Romano Prodi, ex presidente del Consiglio italiano e della Commissione europea, ha commentato con una battuta secca il suo stato d'animo di fronte all'ipotesi che Beppe Grillo raccolga firme per indire un referendum sull'uscita dell'Italia dall'Euro. «Cosa ne penso? Che lo perderà. Io al Colle? Sono fuori dalla politica. Con impasse Monti-bis, dipende da legge elettorale»

CERNOBBIO - Romano Prodi, ex presidente del Consiglio italiano e della Commissione europea, ha commentato con una battuta secca il suo stato d'animo di fronte all'ipotesi che Beppe Grillo raccolga firme per indire un referendum sull'uscita dell'Italia dall'Euro. «Cosa ne penso? Che lo perderà», ha detto a margine del forum 'The european house Ambrosetti'.
Quanto all'antieuropeismo crescente in tutta Europa l'ex premier ha aggiunto: «Quando abbiamo fatto l'euro tutti dicevamo che accanto alla moneta serviva una fiscalità comune, una politica economica comune. La risposta saggia di un politico era: abbiamo fatto l'Euro che era così difficile perché i tedeschi erano riluttanti, adesso piano piano facciamo tutto».
Prodi ha poi osservato che «sono arrivati gli anni della paura. È dal 2003-2004 che è cominciata la paura dei cinesi, della globalizzazione e dell'immigrazione. Ciò ha creato via via un populismo crescente che ha rallentato tutti gli atti di solidarietà. È cambiato il mondo, non è che il piano fosse sbagliato. Era strategicamente preveggente, una meravigliosa idea di futuro».

Io al Colle? Sono fuori dalla politica - L'ex presidente del Consiglio si tira fuori dal dibattito su una sua possibile candidatura per succedere a Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica. «Non mi occupo più di politica, sono fuori», ha detto a margine del forum The European House Ambrosetti. «In politica o sei dentro o sei fuori. Io sono fuori, non faccio speculazioni».

Memorandum non è un problema ma non lo detti un Paese - Le condizioni per accedere all'aiuto della Bce non sono affatto uno scandalo, l'importante è che non sia un Paese, la Germania, a fissare gli impegni da assumere, ma l'Ue nel suo insieme. Lo ha detto Romano Prodi parlando a SkyTg24: «Non so se l'Italia ne ha bisogno, questo dipende da Monti. Ma se un Paese ha bisogno di chiedere aiuto deve anche accettare la condizionalità degli aiuti. Il problema è che queste condizioni non vengano poste da un Paese, da un professore agli allievi, ma vengano poste dalla Commissione, da un Consiglio dei ministri a cui tutti partecipano, in modo che si sappia che un Paese deve comportarsi in un certo modo ma è una convinzione assunta in modo collettivo».
Di sicuro, le condizioni non possono essere considerate una camicia di forza, in sé: «Se uno chiede un aiuto dovremo pure avere delle condizioni, trovo che sia buon senso... non c'è questione di orgoglio nazionale. L'importante è che non si crei un'Europa di serie A e un Europa che obbedisce».

Con impasse Monti-bis, dipende da legge elettorale - Se dopo le elezioni ci sarà una «impasse» è molto probabile che si andrà ad un Monti-bis e molto dipenderà dalla legge elettorale, le ipotesi di riforma di cui si parla rendono molto probabile un «impasse». Lo ha detto a SkyTg24 Romano Prodi, quando gli è stato ricordato il sondaggio presentato a Cernobbio sulle preferenze della comunità finanziaria per secondo tempo del Governo Monti: «Non voglio entrare nella politica interna italiana, ma il mandato a Monti non dipende mica dalla comunità finanziaria che è a Cernobbio dipenderà da come vanno le elezioni: se c'è un vincitore quello prende il governo, se c'è un'impasse è probabile che si chieda a Monti di prendere il mandato. Se c'è un'impasse credo che Monti sarà ancora disposto a servire il Paese, bene, come ha fatto ancora».
Insomma, «dipende dalla legge elettorale. Per ora abbiamo progetti di legge elettorale per le quali l'impasse è probabile, se avessimo una legge alla francese, come io auspico, non si porrebbe il problema dell'impasse».