19 gennaio 2020
Aggiornato 00:00
Giustizia & Politica

Ingroia: D'Ambrosio? Nessun senso di colpa

Il Procuratore di Palermo a KlausCondicio: Non ho provato nessun senso di colpa per la morte di Loris D'Ambrosio, ma profondo dispiacere sul piano umano sì. Non condivido dichiarazione di Monti. Seconda Repubblica fondata sul sangue delle Toghe assassinate

ROMA - «Non ho provato nessun senso di colpa per la morte di Loris D'Ambrosio, ma profondo dispiacere sul piano umano sì». Lo ha detto il pm di Palermo Antonio Ingroia ai microfoni di Klauscondicio, in onda su youtube. «Dispiacere per la perdita di un collega che conoscevo da tanti anni e che incrociavo nei corridoi del Ministero della Giustizia, allorquando era capo di Gabinetto facendo parte di commissioni tecniche. Una persona - ha aggiunto il magistrato - che ho apprezzato e con il quale ho collaborato in anni diversi. Quando muore un collega che tu apprezzi, ovviamente sei dispiaciuto».
«So - ha detto ancora Ingroia - che non c'è e non ci può essere alcuna relazione tra la sua morte e le nostre indagini, dove tra l'altro D'ambrosio era testimone e sempre come tale era stato sentito. Nessun addebito gli era stato mosso dalla Procura di Palermo quindi non vedo per quale motivo dovrei mettere in relazione le due cose», ha concluso Ingroia.

Non condivido dichiarazione di Monti- «Ho apprezzato le dichiarazioni del premier Monti quando, il 23 maggio scorso, in occasione della commemorazione di Capaci, ha sostenuto che l'unica ragion di Stato è quella dell'accertamento della verità. Non condivido invece le ultime frasi del nostro presidente del Consiglio sull'operato della Procura di Palermo, ma ovviamente ognuno ha il diritto di sostenere le proprie opinioni».
«Più in generale non posso non osservare che questi anni sono stati teatro di reciproche accuse e invasioni di campo. Io credo però che da parte nostra, della magistratura, non ci siano mai stati sconfinamenti; semmai ci sono stati da parte della politica. Detto questo : mi auguro che al più presto possibile si stabilisca un clima di maggiore collaborazione istituzionale», ha concluso Ingroia.

Seconda Repubblica fondata sul sangue delle Toghe assassinate - «La Seconda Repubblica si fonda su pilastri eretti sul sangue di magistrati e persone innocenti». Lo ha detto aKlaus Condicio il pm di Palermo Antonio Ingroia, sottolineando che «per questa ragione essa non potrà mai diventare una democrazia adulta e matura, almeno fino a quando non si riuscirà a sapere la verità su quella stagione, perché ci si può vaccinare da un peccato d'origine, però confessandolo».
Detto questo, Ingroia tende a escludere un suo ruolo istituzionale, men che meno quello di Guardasigilli. «La vedo dura che con questi chiari di luna degli orientamenti politici prevalenti io possa fare il Ministro della giustizia in un ipotetico prossimo Governo».
«Al di la della provocazione - ha commentato il magistrato - vediamo il lato positivo della cosa: gli estimatori miei e ma anche dei magistrati della procura di Palermo sono in buona parte giovani. Infinitamente meno potenti dei nostri detrattori. Ma al di là delle accuse di protagonismo mediatico che ci hanno riguardato, questo consenso non è rivolto alle persone fisiche dei magistrati, ma a ciò che la magistratura rappresenta nel pensiero e nell'anima più pulita e democratica del nostro paese».
«Quindi - ha aggiunto - non è un caso che i giovani che individuino nella magistratura una speranza di rinnovamento, pulizia, legalità. Valori interpretati da grandi magistrati che non ci sono più come Falcone e Borsellino».

Da conflitti di attribuzione attacchi alle toghe - «Quello di Gustavo Zagrebelsky su 'Repubblica' è stato un intervento che condivido in pieno e che ho apprezzato considerando anche la fonte autorevolissima da cui proviene. Ha detto parole sagge».
«Io - ha spiegato Ingroia - credo che il conflitto di attribuzione sia uno strumento, al di la delle migliori intenzioni di chi lo attiva, che può dare luogo a polemiche equivoci e fraintendimenti, disorientamenti dell'opinione pubblica, che coglie nel significato dello strumento tecnico un clima conflittuale tra le istituzioni. E questo non credo faccia bene alle istituzioni stesse».
«I conflitti d'attribuzione - ha proseguito Ingroia - possono costituire una insidia per il clima generale. Ma questa insidia però non inficia affatto la serenità dei magistrati a prescindere certamente dalle strumentalizzazioni che ci sono state e ci sono. Ci sono state polemiche che hanno preso spunto da ogni iniziativa di conflitto dei poteri, per attaccare la magistratura. Questo certamente inasprisce il clima e crea una situazione di maggiore isolamento della magistratura».