10 aprile 2020
Aggiornato 15:30
Gay | Unione civili

Documento Pdl contro le nozze gay

Gasparri, Sacconi, Mantovano, Roccella e Quagliariello: «Non è un'opzione in campo, servirebbe una modifica della Costituzione: impresa nella quale nessuna forza politica può o vuole al momento cimentarsi»

ROMA - «L'introduzione del matrimonio omosessuale nel nostro ordinamento giuridico non è e non potrebbe essere una proposta reale e attuale da parte di nessun partito. Tale obiettivo, infatti, sarebbe impossibile da raggiungere se non attraverso una modifica della Costituzione: impresa nella quale nessuna forza politica può o vuole al momento cimentarsi». E' quanto si legge in un documento su unioni civili e matrimoni gay sottoscritto da Eugenia Roccella, Raffaele Calabrò, Alfredo Mantovano, Maurizio Gasparri, Maurizio Sacconi e Gaetano Quagliariello, e da numerosi deputati e senatori del Popolo della Libertà e da alcuni parlamentari non iscritti ai gruppi del PdL, fra i quali Stefania Craxi. In tutto le firme finora sono 173.

«Non basta dunque - scrivono - limitarsi a ribadire una ferma opposizione al matrimonio gay perché non necessariamente ciò equivale a esprimere una posizione di forte difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Tantomeno può essere rivendicato come un buon compromesso politico per giustificare alleanze in contraddizione con i propri principi. Ciò per la semplice ragione che il matrimonio fra persone dello stesso sesso, pur agitato come vessillo ideologico, non è effettivamente una opzione in campo e come tale discrimine sufficiente per connotare una posizione politica».

Quanto alle unioni civili secondo i parlamentari del Pdl sono un tema che interessa solo i gay in quanto la convivenza eterosessuale, si legge nel documento, «nel nostro Paese molto spesso precede semplicemente il matrimonio, oppure è il risultato di una scelta ben precisa da parte di coppie che non intendono ufficializzare il proprio legame né assumere doveri sanciti per legge».

Secondo i parlamentari del Pdl peraltro «l'elenco delle previsioni normative già attualmente vigenti» in materia di diritti delle coppie di fatto «è lungo, articolato, e copre quelle voci che spesso sono evocate a fondamento della richiesta di riconoscimento. Per esempio, non vi è nessun ostacolo all'assistenza del convivente nei confronti del proprio partner (in base alla legge 1° aprile 1999 n. 91, il convivente viene informato e può decidere addirittura un'operazione di trapianto di organo). L'estensione al convivente di diritti riconosciuti al coniuge, derivante dalla legge ordinaria o dalla giurisprudenza, esiste già in tema di assistenza da parte dei consultori, di interdizione e inabilitazione, di figli, di successione nella locazione, di successione nell'abitazione di proprietà e nell'assegnazione di un alloggio popolare. Il partner di fatto ha titolo, a determinate condizioni, al risarcimento del danno subito dall'altro partner; perfino la legislazione sulle vittime di mafia o terrorismo non conosce trattamenti diversificati fra convivente e coniuge».

«Ulteriori iniziative legislative volte a riconoscere nella dimensione civilistica o penalistica eventuali specifici diritti individuali in tutte le situazioni in cui questi non siano effettivamente garantiti - affermano i parlamentari del Pdl - incontrano e incontreranno la nostra condivisione e la nostra disponibilità. Si pensi, per esempio, a una rimodulazione dell'obbligo di rendere testimonianza in un giudizio, con la estensione della facoltà di astenersi dal deporre prevista per gli stretti familiari».

«Non siamo però disposti - avvertono - a svuotare l'istituzione del matrimonio, attribuendo a unioni affettive, anche omosessuali, un riconoscimento giuridico analogo a quello matrimoniale. Vogliamo una società ispirata a valori ben fondati nella nostra tradizione culturale e nella Carta costituzionale, e per questo ci opponiamo a qualsiasi tentativo di decostruzione della famiglia basata sul matrimonio, che resta il cuore della 'eccezione italiana'».

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