16 settembre 2019
Aggiornato 08:00
Si sono insediati i vertici della RAI

Tarantola-Gubitosi tour tra le palazzine di Saxa Rubra

Un tour istruttivo fatto al termine del Cda che, a maggioranza, ha votato la delibera per le deleghe a Tarantola, poteri che la renderanno più gestionale. Verro: No a Presidente commissario del Governo. Di Pietro a Grilli: Scandaloso lo stipendio di Gubitosi

ROMA - Un tour tra le palazzine, negli studi, nelle redazioni. Tg1, Tg2, Tg3, Tgr, Rainews. Per salutare giornalisti e dipendenti, osservare, prendere nota. Il primo per Anna Maria Tarantola e Luigi Gubitosi, presidente (con deleghe rafforzate) e direttore generale, nuovi vertici dell'azienda.
In particolare, viene riferito, il dg sarebbe rimasto molto colpito dalla differenza di sistemi tra i diversi Tg, e anche dai mezzi forse ormai vetusti (risalgono agli anni '90), per servizi e montaggio (cassette analogiche, sistemi avid e sonacs): il dg si sarebbe informato anche su tempi e costi della digitalizzazione.

Un tour istruttivo fatto al termine del Cda che, a maggioranza, ha votato la delibera per le deleghe a Tarantola, poteri che la renderanno più gestionale: autonomia sui contratti fino a 10 milioni di euro compatibilmente con le decisioni editoriali aziendali, potere sulle nomine non editoriali per i dirigenti di primo e secondo livello. Voto non unanime, il Pdl (tranne Todini) si astiene: Verro e Pilati sui limiti di spesa, anche Rositani sui poteri di nomina. Motivo, i dubbi su un presidente troppo 'governativo' laddove la legge 'parlamentarizza' la Rai: anche se non esiste norma che vieti al Cda, con delibera, di delegare determinati poteri al presidente. Più che altro, un nuovo segnale che l'ala Pdl del consiglio intende mandare, in vista della prossima - decisiva - partita Rai, quella sulle nomine: tg, reti e generi (dunque la fiction) che restano di competenza del Consiglio. Il Pdl punterebbe in particolare su Lorenza Lei per Rai uno, e per il Tg resterebbero i nomi di Mario Orfeo o Mario Calabresi. Il Cdr, dopo la visita dei vertici oggi, torna a chiedere «un direttore con pieni poteri, una squadra di vertice che porti energia nuova, ricorda che occorre settembre potrebbe essere il mese decisivo», perché chiunque arrivi troverebbe un assetto intatto e fermo a dicembre scorso, quando Maccari prese il posto di Minzolini. Partita aperta dunque, e settembre potrebbe essere il mese decisivo.

Verro: No a Presidente commissario del Governo - Il consigliere di amministrazione della Rai Antonio Verro ha spiegato le ragioni della sua astensione nel voto per il conferimento delle deleghe al neo-presidente Annamaria Tarantola. «Il pluralismo - ha premesso - è un valore fondamentale per una democrazia e non può essere totalmente sacrificato in nome di un presunto 'superefficientismo'. La delibera che è stata approvata oggi presenta, a mio parere, profili di contrasto con la normativa vigente e le recenti sentenze della Corte Costituzionale, che sarà necessario valutare con attenzione: sarebbe infatti un grave errore considerare il Cda della Rai come un organo pletorico e di ostacolo alla gestione aziendale».
«Non vorrei, quindi, che le deleghe conferite finissero per alterare la volontà del Parlamento e snaturare - ha avvertito Verro - la figura del presidente del servizio pubblico, trasformandolo impropriamente da garante dei grandi valori condivisi, come da ultimo è stato Garimberti, in un vero e proprio commissario del Governo. Questo il motivo alla base della mia astensione».

Di Pietro a Grilli: Scandaloso lo stipendio di Gubitosi - «La decisione di assegnare al nuovo direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, uno stipendio di 650 mila euro annui, è scandalosa. In un momento di così grave crisi economica, in cui si chiedono sacrifici di ogni tipo ai cittadini, dare un compenso tanto alto è immorale. Ho inviato una lettera al ministro dell'economia e delle Finanze, Vittorio Grilli, e oggi stesso l'Italia dei Valori presenterà un'interrogazione parlamentare per chiedere un intervento immediato affinchè venga bloccata questa decisione scandalosa». Lo afferma il presidente dell'IdV, Antonio Di Pietro.