20 ottobre 2019
Aggiornato 05:00
Domani Cda sul Presidente

Rai, il Pdl studia le mosse per la Vigilanza

Il partito di Berlusconi punta su rinvio Commissione, nodo poteri Tarantola e asset azienda. L'ex Ministro Romani: No al commissariamento, Monti ascolterà il Pdl

ROMA - I poteri del nuovo Presidente Rai e il mantenimento di posizione in azienda. Sullo sfondo - sussurra qualcuno - l'esito dell'asta per le frequenze, sbloccata con la sospensione del beauty contest prevista nel decreto fiscale approvato ad aprile. Questi i nodi Rai ancora aperti per il Pdl, temi su cui nel partito di Berlusconi si sta ragionando per valutare le mosse in vista delle prossime tappe per la definizione del nuovo vertice aziendale: il Cda domani, convocato alle 12 per la nomina del Presidente (il nome indicato dal Tesoro è quello di Anna Maria Tarantola) e il voto in Vigilanza per il parere vincolante, con i 2/3, che rende quella nomina operativa.

I contatti nel Pdl sono in corso in queste ore, e proseguiranno anche domani mattina: troppi, secondo i pidiellini, i poteri previsti per il nuovo presidente (autonomia fino a 10 milioni sui contratti contro i 2,5 attuali in capo solo al Dg; autonomia sulle nomine dei direttori di rete). Se fosse questo l'orientamento - si ragiona in ambienti parlamentari - servirebbe quantomeno una conferma di alcune direzioni attuali (sarebbe invece in discussione, ad esempio, la poltrona di Pasquale D'Alessandro a Raidue). E non è escluso che nella 'trattativa' finisca anche l'asta delle frequenze (il meccanismo si è riavviato dopo la sospensione del beauty contest decisa ad aprile, che tanto fece infuriare il Pdl). Del resto, ragiona un parlamentare Pd, «tutto quello che ruota intorno alla tv per loro è essenziale». Non molte le carte a disposizione: difficile una fumata nera in Consiglio domani sulla Tarantola, la sua nomina, si ragiona nel centrodestra, è «un atto dovuto». Insomma, al netto di sorprese, Antonio Verro e Guglielmo Rositani, dovrebbero partecipare e votare. Più semplice prendere tempo tra la nomina e la convocazione della Vigilanza per il parere vincolante: la Commissione infatti non si riunirà domani, il centrosinistra preme su Zavoli perché sia comunque convocata entro 48 dal Cda, dunque giovedì. Di certo, il rinvio - se confermato - suona già come un campanellino d'allarme che il Pdl fa suonare. E chi vuole intendere intenda.

Monti, intanto, osserva l'evolversi della situazione, senza avallare troppi rinvii sull'insediamento - operativo - dei vertici Rai. Nel cassetto del Premier resta sempre la carta del commissariamento, ipotesi fortemente caldeggiata da Pd e Terzo polo la scorsa settimana. Intanto, a quanto si apprende, oggi non sono in agenda contatti con Silvio Berlusconi: il Premier è preso per «altre faccende», i dossier sul tavolo di Eurogruppo ed Ecofin di oggi e domani a Bruxelles.

Romani: No al commissariamento, Monti ascolterà il Pdl - «Lasciare che sia l'esecutivo a decidere i poteri del presidente della Rai creerebbe un pericoloso precedente», secondo Paolo Romani (Pdl). «L'azionista è il tesoro, come in altre aziende - dice l'ex ministro in un'intervista a Repubblica - ma il Pd dimentica che c'è una commissione di vigilanza parlamentare, e che di 9 membri del cda ben 7 sono eletti da quella commissione». Più in generale, «sono certo che Monti terrà conto delle cose che stiamo dicendo. Chiediamoci cosa accadrebbe se, dopo questo precedente, un governo politico decidesse di agire in questo modo». In questo senso Romani non esclude che il Pdl non voti il presidente designato Annamaria Tarantola: «Mi auguro che non si debba arrivare a una scelta di questo tipo, e che prima di dover scegliere ci sia un chiarimento». Quanto all'ipotesi di commissariamento della televisione pubblica, «non so su quali basi qualcuno invochi un commissariamento. La Rai è una società per azioni e mi sembra molto complicato».