La prenavigazione operatoria ora anche per le artrosi parziali

Protesi del ginocchio: a Villa Igea un software guida gli interventi

Per l’ortopedico Pietro Rettagliata il futuro sarà un microchip che darà informazioni minuto per minuto sull’evoluzione degli interventi a distanza di tempo. E come prevenzione il chirurgo consiglia bicicletta, nuoto e soprattutto attenzione al sovrappeso

ACQUI TERME - L’aumento medio della vita e l’invecchiamento della popolazione hanno ricadute negative soprattutto sulle articolazioni. Le ginocchia da questo punto di vista stanno pagando un prezzo altissimo. Negli ultimi anni in Italia si è registrato un netto aumento del numero degli interventi di chirurgia protesica di ginocchio. Per dare un dato significativo sull’aumento della chirurgia protesica di ginocchio basti dire che dal 1999 al 2008 si è registrato un incremento del 12,8 per cento di questa chirurgia. Solo nello scorso anno, in Italia, sono stati compiuti quasi 20 mila interventi di protesi alle ginocchia.
Sono inoltre aumentate in misura netta anche le protesi impiantate in pazienti giovani (tra i cinquanta ed i sessant’anni) che soffrono di grave artrosi di ginocchio e vogliono avere una maggiore funzionalità dell’articolazione.

UN SOFTWARE PER L’ARTROSI PARZIALE
Con l’aumento della domanda di protesi fortunatamente cresce anche il grado di affidamento garantito da questi interventi e il livello di affinamento delle tecniche.
Nella protesi totale è recente il supporto che il chirurgo può chiedere alle nuove tecnologie virtuali. Un software personalizzato che elabora i dati del paziente oggi può infatti condurre la mano del chirurgo verso una precisione millimetrica attraverso una pianificazione dell’intervento studiata precedentemente a tavolino.
Gli anglosassoni la chiamano «prenavigazione». Finora era prevista esclusivamente per le protesi totali del ginocchio. Ma da Villa Igea il centro di Alta specializzazione ortopedica di Acqui Terme è in arrivo una novità.
«L’ultima frontiera è l’applicazione della «prenavigazione», la tecnica che coniuga informatica e chirurgia, anche negli interventi monocomportamentali, cioè nei casi in cui l’artrosi non riguarda tutto il ginocchio, ma solo una parte di questo. Il nostro Centro sarà il primo a realizzare questo intervento in Italia», spiega Pietro Rettagliata, specialista del ginocchio dell’unità operativa di ortopedia di Villa Igea.

LA PRENAVIGAZIONE SIMULA L’INTERVENTO

- Dottor Rettagliata in che cosa consiste la «prenavigazione»?
«Attraverso una risonanza magnetica eseguita sul paziente qualche settimana prima, un software è in grado di realizzare una ricostruzione tridimensionale del ginocchio. La riproduzione virtuale simula esattamente la misura appropriata della protesi e quindi ci dice esattamente i tagli che dovremo fare per posizionarla nel modo migliore. E’ quella precisione che oggi ci manca nelle protesi monocomportamentali dove solitamente si procede molto a vista. E’ un sistema che in Italia non è stato ancora usato», risponde il chirurgo specializzato nel ginocchio di Villa Igea.

- A chi è destinato questi tipo di intervento?
«A chi ha un ginocchio lievemente non bene allineato, da calciatore o un po’ storto a «X». Molto spesso capita a chi ha già un difetto meccanico dell’arto inferiore e quindi ha sovraccaricato solo una metà del suo ginocchio. Per essere adatti a questo tipo di intervento ci vuole una usura che interessi solo una parte del ginocchio, che la parte sana del ginocchio sia in buone condizioni, così come la rotula, e che i legamenti siano in efficienza. Inoltre bisogna che il paziente non sia in sovrappeso», precisa il dottor Rettagliata.

- Che c’entra il sovrappeso?
«E’ importante perché statisticamente per chi è in sovrappeso c’è una alta probabilità di fallimento. Inoltre bisogna che il ginocchio non abbia una deviazione sopra i 15 gradi».

ATTENZIONE ALLE INFEZIONI OCCULTE

- La protesi del ginocchio è ancora vista da alcuni come una operazione che presenta elementi di incertezza sull’esito finale. Sono perplessità motivate?
«Sono perplessità immotivate, le statistiche dicono che solo il 3-4 per cento dei casi presenta un cattivo risultato. Il problema è che noi conosciamo molto bene gli aspetti meccanici della protesi mentre sono le reazioni biologiche molto spesso la causa di quella bassa percentuale di fallimenti. Dobbiamo migliorare i materiali, ma soprattutto dobbiamo lavorare per aumentare la conoscenza delle reazioni dei tessuti. Oltre al fatto che oggi capiamo di più che certe infezioni occulte o subcliniche possono essere una causa di insuccesso non sempre facile ad essere riconosciuta», spiega Pietro Rettagliata.

UN MICROCHIP PER LA PROTESI DEL FUTURO

- Quale è il ruolo che potranno avere le nuove tecnologie in questa ricerca?
«La soluzione potrebbe essere un microchip applicato all’interno di una protesi impiantata capace di fornire informazioni minuto per minuto a due, tre, sei mesi dall’intervento. Per sapere come sono distribuiti i carichi e come l’impianto reagisce a distanza di tempo.
Purtroppo non è una soluzione attuale, ma va inserita in un futuro non molto lontano»
.

EVITARE IL SOVRAPPESO PER FARE PREVENZIONE

- E’ possibile fare prevenzione per proteggere le ginocchia?
«Il primo nemico delle ginocchia è il peso. Quando un individuo cammina per la strada a passo medio nel momento in cui poggia il piede le articolazioni sopportano un peso superiore due o tre volte quello del suo corpo. Nel momento in cui si scendono le scale questo carico arriva a quattro cinque volte il peso del corpo. Moltiplicatelo per i movimenti della giornata e avrete l’esatta percezione di cosa voglia dire quell’apparente banalità che va sotto il nome di peso.
Oltre al peso naturalmente bisogna praticare con costanza una attività fisica e dal nostro punto di vista il nuoto e la bicicletta sono gli esercizi più adatti a proteggere le ginocchia»
, conclude il dottor Rettagliata, chirurgo specializzato per il ginocchio di Villa Igea ad Acqui Terme.