20 febbraio 2020
Aggiornato 12:00
Tribunale di Palermo | Processo Mori

Mancino: Nessuna falsa testimonianza, proverò mia lealtà

L'ex Presidente del Senato: Ho sempre combattuto Cosa nostra, non ci sono prove di trattative. Gasparri: Mancino dica la verità, lui sa e parli. Gerardo Bianco: E' un'accusa che mi appare incredibile della quale non riesco a capire né la logica, né il fondamento. E' una vicenda inquietante

ROMA - Nessuna falsa testimonianza, «proverò la mia lealtà nei confronti delle istituzioni e della stessa magistratura, come dimostrerò la mia estraneità a qualsiasi altra ipotesi penalmente rilevante». Lo ha affermato l'ex presidente del Senato, Nicola Mancino, iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Palermo con l'accusa di falsa testimonianza dopo la sua deposizione al processo Mori.

Proverò la mia lealtà - «Non mi sorprende - ha detto Mancino in una dichiarazione - la notizia della mia iscrizione nel registro degli indagati. Il teorema che lo Stato - e non pezzi o uomini dello Stato - abbia trattato con la mafia è vecchio di almeno venti anni ma non c'è ancora straccio di prova che possa confortarlo di solidi argomenti. Per quanto mi riguarda, sono stato ministro dell'Interno e ho difeso lo Stato dagli attacchi della mafia, che ho combattuto con fermezza e determinazione», ha rivendicato.
«Secondo notizie riportate da alcuni quotidiani - ha ricordato Mancino - sarei stato iscritto nel registro degli indagati per falsa testimonianza. Proverò la mia lealtà nei confronti delle istituzioni e della stessa magistratura, come dimostrerò la mia estraneità a qualsiasi altra ipotesi penalmente rilevante, e smentirò la fantasiosa e burocratica ricostruzione secondo cui, al fine di evitare le stragi, sarebbe stato opportuno cambiare ministro. Dimenticando che chi aveva assunto la responsabilità di titolare dell'Interno era ed è quel parlamentare - il sen. Mancino - che da capogruppo della Dc a palazzo Madama presentò come primo firmatario un disegno di legge - poi divenuto legge - che avrebbe salvato, come salvò, da imminente prescrizione il maxiprocesso di Palermo».

Gasparri: Mancino dica la verità, lui sa e parli - «Non so su quali specifiche vicende si basino le accuse nei confronti di Nicola Mancino. Ma da uomo che ha ricoperto alte cariche istituzionali, ci aspettiamo un contributo di verità». Lo ha dichiarato il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri. «Lui - ha aggiunto - era al Viminale quando, sotto il regno di Scalfaro e con Amato e Ciampi a Palazzo Chigi, fu vergognosamente cancellato il carcere duro per centinaia di criminali, con il dichiarato scopo di dare un segnale di cedimento alla mafia stragista. Mancino dica la verità! Lui sa. Lui Parli!».

Gerardo Bianco: Stimo Mancino, dimostrerà la sua limpidità - «Confermo a Nicola Mancino tutta la mia stima e solidarietà in un momento che so di essere di grande amarezza personale. E' un'accusa che mi appare incredibile della quale non riesco a capire né la logica, né il fondamento. E' una vicenda inquietante». Lo dichiara l'ex deputato Gerardo Bianco in riferimento all'iscrizione nel registro degli indagati dell'ex presidente del Senato, Nicola Mancino, nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta 'trattativa' tra Stato e mafia.
«Io conosco il Mancino protagonista assoluto della lotta alla mafia. Sono convinto - aggiunge - che quanto prima l'accusa risulterà labile nella sua impostazione e apparirà chiara la limpidità dei comportamenti e della dirittura morale di Nicola Mancino che ha sempre avuto alto il senso dello Stato».