10 dicembre 2019
Aggiornato 00:00

Prodi: Investimenti fuori dal fiscal compact? Proposta seria

L'ex Presidente del Consiglio: Monti aveva avanzato l'idea già da professore. Ora il clima in Europa è cambiato e per questo e altri temi possono essere rivalutati

BOLOGNA - La proposta a cui starebbe pensando il Governo italiano di creare una finestra durante la quale potrebbero essere esentate dai vincoli dei trattati europei sul fiscal compact le spese per investimenti in alcuni specifici settori è «seria», ma va bisogna definirne meglio i limiti. Lo ha detto l'ex Presidente del Consiglio Romano Prodi ricordando che Monti aveva avanzato l'idea già da professore. Ora il clima in Europa è cambiato e per l'ex premier questo e altri temi possono essere rivalutati.

Il clima in Europa è cambiato - «Questa è una proposta che Monti ha fatto ben prima di essere Primo ministro, la fece già da professore - ha spiegato Prodi a margine di un convegno a Bologna sul dialogo tra l'università di medicina cinese e quella italiana - Tutti l'abbiamo presa in considerazione come una cosa seria anche se ci sono da definire i limiti di questa proposta». Però, ha precisato l'ex premier «finora non è stata accettata».
Ora «penso che il clima sia cambiato - ha aggiunto - e che molti discorsi debbano essere presi dall'inizio, compreso questo, ma ce ne sono anche tanti altri».

Come fa Bersani a sostenere il proporzionale? - Pier Luigi Bersani non può dire al tempo stesso di voler costruire una coalizione come quella di Francois Hollande e poi sostenere una legge elettorale proporzionale. Lo ha detto all'Espresso l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi: «Come fa il mio amico Bersani a dire che vuole fare come Hollande, guardare ad alleanze di centro e di sinistra, con la legge elettorale che lui ha proposto e che sostiene?».
«Il modello tedesco - ha spiegato Prodi - ormai non regge più neppure in Germania. Un tempo entravano nel Bundestag tre o quattro partiti, adesso sono sei, otto, ci sono i Pirati che superano la soglia di sbarramento, ci saranno ripensamenti anche lì. Più in generale, le leggi elettorali non sono fatte per fotografare gli equilibri politici tra i partiti, servono per trasformare il voto dei cittadini in un progetto di governo. Momenti di frammentazione politica come quello che stiamo vivendo, con l'esplosione delle liste, obbligano i partiti a cercare l'unità, un riaccorpamento. O con il doppio turno alla francese o con altri meccanismi. La riforma elettorale di cui si è parlato per mesi invece ci avvicina alla Grecia».