14 luglio 2020
Aggiornato 01:00
Finanziamento pubblico ai partiti

I Partiti non rinunciano alla rata di luglio, nuovo accordo sui rimborsi

Rimborsi dimezzati e controlli rigorosi sui bilanci a partire dal prossimo anno. Ma alla tranche che dovrebbero ricevere a luglio prossimo, relativa alle elezioni avvenute tra il 2008 e il 2011, i partiti non rinunciano. Amato: Testo relatori in linea con paesi UE

ROMA - Rimborsi dimezzati e controlli rigorosi sui bilanci a partire dal prossimo anno. Ma alla tranche che dovrebbero ricevere a luglio prossimo, relativa alle elezioni avvenute tra il 2008 e il 2011, i partiti non rinunciano. L'accordo tra i leader di maggioranza, che oggi ha preso forma nel testo dei relatori Gianclaudio Bressa (Pd) e Giuseppe Calderisi (Pdl) depositato oggi in commissione Affari Costituzionali alla Camera, per ora si ferma al taglio del 33 per cento della rata di 182 milioni che così sarà ridotta a 122 milioni.

«Presenteremo un emendamento per portare il taglio al 50% subito», assicura il presidente dei deputati democratici, Dario Franceschini. Ma nel resto della maggioranza c'è chi giura che la rata di luglio non sarà dimezzata: «A noi va bene il 33%, non presenteremo emendamenti», spiega Mauro Libè, componente Udc della Prima Commissione. Per il partito di via dei Due Macelli peraltro l'ultima tranche dei rimborsi è 'vitale', visto che le rate precedenti sono state utilizzate tutte. E nemmeno il Pdl sembra poterci rinunciare. Eppure se il Pd dovesse presentarlo, e votarlo compatto, l'emendamento per il dimezzamento della tranche di luglio passerebbe visto che la Lega ha già annunciato che vi rinuncerà e l'Idv e Fli pure sono per la cancellazione. Insomma i numeri per fare di più ci sarebbero sia in Commissione che in Aula dove il testo arriverà lunedì prossimo, senza slittamenti, assicura Bressa.
Nonostante il rinvio della presentazione del testo base su cui lavorare (doveva arrivare giovedì scorso, è stato rinviato a oggi alle 15, è infine arrivato alle 17 dopo una lunga riunione tra i relatori e i funzionari degli uffici legislativi della Camera), domani mattina sarà adottato dalla Commissione e già in serata scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti. Entro venerdì dunque sarà votato il mandato ai relatori su un testo che introduce un sistema misto prevedendo un 70% di rimborsi elettorali e un 30% di cofinanziamento: «Il testo che abbiamo presentato - sottolinea Bressa - è molto importante perché prevede il dimezzamento del finanziamento da 182 a 91 milioni. Di questi 91 milioni solo 67,3 costituiscono rimborso certo, mentre 23,7 del cofinanziamento verranno erogati solo a fronte di una capacità di raccolta doppia da parte dei singoli partiti».

I controlli sui bilanci saranno affidati a una Commissione che però, a differenza del testo presentato da Alfano-Bersani-Casini il 12 aprile scorso, non sarà composta dal presidente della Corte dei Conti, dal presidente del Consiglio di Stato e dal Primo Presidente di Cassazione. Il testo Bressa-Calderisi stabilisce che i membri siano cinque, di cui uno designato dal Primo presidente della Corte di Cassazione, uno designato dal presidente del Consiglio di Stato e tre designati dal presidente della Corte dei Conti. Tutti i componenti sono scelti tra magistrati dei rispettivi ordini giurisdizionali con qualifica non inferiore a quella di consigliere di Cassazione o equiparata; due dei componenti della Corte dei Conti devono essere revisori contabili iscritti al relativo registro. Sarà direttamente la Commissione, infine, e non i presidenti delle Camere come previsto dal primo testo Abc, ad applicare le sanzioni in caso di irregolarità.

Amato: Testo relatori in linea con paesi UE - «L'impianto della proposta che ho fatto appena in tempo a leggere corrisponde a quello che è il finanziamento ai partiti nei maggiori paesi europei: una quota che riguarda esclusivamente i rimborsi elettorali veri e propri e le spese che attengono al funzionamento del partito finanziate da un euro che ci mette il privato contro uno 0,50 che ci mette il pubblico». Lo ha detto Giuliano Amato, ospite di Otto e mezzo su La7, commentando il testo Bressa-Calderisi sui partiti presentato oggi alla Camera.
«Io - ha spiegato il consulente del governo Monti per la riforma dei partiti - non sono in gara. Ho avuto una settimana fa un incarico che rispetto ai tempi della legge sul finanziamento era quasi fuori tempo massimo. Mentre c'è l'ipotesi di legge di regolamentazione dei partiti sulla quale il tempo è un po' più ragionevole».r> Alla domanda se fosse proprio necessario la nomina di un consulente a una riforma cui stanno già lavorando i partiti della maggioranza, Amato ha risposto: «Se si possono usare più cervelli è sempre meglio. Il governo ha parecchi cervelli, è male se fa fare le cose ai consiglieri pagati mentre se ha consulenti civili come credo di essere io, dico che quattro occhi vedono meglio di due».