23 ottobre 2019
Aggiornato 04:00
L'azienda dovrà reintegrare i tre operai dello stabilimento di Melfi

Fiat, Di Pietro: Sentenza clamorosa. L'Idv alla manifestazione della Fiom

Il leader dell'IdV: A Pomigliano lesione dei Diritti, la Fornero faccia rispettare la Legge. Vendola: Marchionne prenda le distanze da episodi di minacce

ROMA - «Quella della Corte d'Appello di Potenza è una sentenza clamorosa. Adesso la Fiat dovrà reintegrare i tre operai dello stabilimento di Melfi, licenziati per aver esercitato la libera attività sindacale. I tre delegati della Fiom avevano perso nella sentenza di primo grado e non per questo hanno gridato contro le toghe, ma sono ricorsi in appello, affidandosi al buon funzionamento della magistratura italiana». Lo hanno detto in una nota congiunta il presidente dell'IdV, Antonio Di Pietro, e il responsabile lavoro e welfare del partito, Maurizio Zipponi.

La Fornero faccia rispettare la Legge - «Quanto accaduto oggi dimostra che la Fiat, oltre a ignorare gli articoli 1 e 39 della Costituzione, ad annullare gli accordi liberamente sottoscritti e ad azzerare il contratto nazionale, genera un continuo conflitto sociale e un infinito contenzioso giuridico - hanno aggiunto -. Sarebbe bene che la Fiat pensasse a far bene il proprio mestiere e cioè costruire e vendere macchine ad alto valore aggiunto, facendo funzionare bene gli stabilimenti nel nostro Paese».
«Invece, da anni ormai, per coprire i propri clamorosi insuccessi nel mercato preferisce usare i tecnici e gli operari dell'azienda come capro espiatorio. Un altro fronte si sta aprendo a Pomigliano, dove i lavoratori, per essere assunti, subiscono vere e proprie discriminazioni in base al sindacato a cui aderiscono - insistono Di Pietro e Zipponi -. Siamo di fronte a una lesione dei diritti costituzionali e civili prima ancora che sindacali. Ci piacerebbe sapere se il ministro del welfare, Fornero, sia informata dei fatti e se intenda agire di conseguenza per riportare il rispetto della legge italiana anche dentro le aziende Fiat. Queste sono le ragioni che ci convincono ancor di più a partecipare alla manifestazione nazionale indetta dalla Fiom per il 9 marzo a Roma».

Vendola: Marchionne prenda le distanze da episodi di minacce - «Le parole e le minacce del capo al lavoratore, che sono emerse sulla stampa, sono veramente intollerabili. Ed è inquietante che si tratti della stessa persona protagonista dei licenziamenti di Giovanni, Antonio e Marco. Occorrerebbe che anche la Fiat prendesse le distanze da simili episodi e assumesse i provvedimenti conseguenti, per non destare il sospetto che tali vicende possano essere il frutto di una macchinazione». Cosi il presidente di Sinistra Ecologia Libertà, Nichi Vendola, in un'intervista che appare oggi sul quotidiano della Basilicata, è intervenuto sulla vicenda delle minacce all'interno dello stabilimento Fiat di Melfi, chiedendo a Marchionne di prendere posizione.
«Essere iscritti alla Fiom significa oggi - ha aggiunto il leader di Sel - correre il rischio di perdere il lavoro. E le vicende di Melfi, come quella di Giovanni Antonio e Marco o quelle raccontate anche da voi in questi giorni, lo confermano. Ci troviamo di fronte alla negazione dei diritti civili e delle liberta costituzionali. E' il momento che la politica e le Istituzioni rompano gli indugi ed intervengano per scongiurare questo scempio».
«Vorrei chiedere, ad esempio, - ha insistito Vendola - a quelli che non sono d'accordo con la Fiom: ma non sentite una mutilazione della qualità complessiva del Paese e della sua cultura democratica, di fronte a questi episodi? Proprio perché non si può assistere a questa mutilazione della cultura democratica del Paese che il 9 marzo saremo a fianco dello sciopero Fiom e di tanta parte dell'Italia migliore con il corteo a Roma».