6 dicembre 2019
Aggiornato 21:00
Il naufragio della Costa Concordia

Naufragio Giglio, è giallo sul filmato del Tg5: orario »manipolato»

Il video, infatti, ha destato molti dubbi nei magistrati della Procura di Grosseto che lo hanno visionato integralmente dopo averlo acquisito agli atti dell'inchiesta. In arrivo nuovi indagati tra il personale di Costa. A giorni la prima udienza della «class action» americana

GROSSETO - E' giallo sul filmato mandato in onda, in esclusiva dal Tg5, sui 68 minuti successivi all'impatto della nave Costa Concordia contro lo scoglio delle Scole all'Isola del Giglio. Il video, infatti, ha destato molti dubbi nei magistrati della Procura di Grosseto che lo hanno visionato integralmente dopo averlo acquisito agli atti dell'inchiesta. In particolare, l'attenzione degli inquirenti è ora puntata sull'orario che appare in sovrimpressione sul video: i minuti impressi sulle immagini girate sulla plancia di comando dopo l'impatto, infatti, a quanto si apprende da fonti investigative, non corrispondono effettivamente a quanto registrato nel filmato.

Alcuni momenti girati sulla plancia non corrisponderebbero, insomma, alle testimonianze dei numerosi ufficiali raccolte dagli investigatori nelle scorse settimane. In pratica sembrerebbe che l'orario sia stato in qualche modo «manipolato». Ma da chi? E perché? È quanto gli investigatori chiederanno al misterioso uomo che «indossava scarpe di cuoio», che ha girato quel filmato. Pare ormai certo che si tratterebbe di un membro dell'equipaggio di cui nessuno degli ufficiali e delle altre persone presenti in plancia sulla Concordia il 13 gennaio scorso si era reso conto. Sulla Concordia, infatti, c'erano almeno una decine di videoperatori abilitati ad effettuare filmati nel caso di incidente marittimo, e l'uomo dovrebbe essere uno di questi. Una volta rintracciato, sarebbe il 14esimo testimone di quello che accadde quella notte e dunque prezioso per le indagini.

Intanto è ormai imminente una svolta nell'inchiesta. La Procura di Grosseto è pronta, secondo quanto si apprende, ad iscrivere nuove persone nel registro degli indagati. Si tratterebbe di un numero limitato di figure, tutte riferibili all'unità di crisi di Costa Crociere: personale di terra della società e non, quindi, altri ufficiali presenti in plancia di comando della nave la sera del 13 gennaio. Secondo gli elementi in mano agli inquirenti di Grosseto, infatti, subito dopo l'impatto dalla plancia della nave partirono centinaia di telefonate verso diversi manager della società crocieristica e non solo verso l'ormai noto Roberto Ferrarini, capo dell'unità di crisi, già sentito dagli investigatori nelle scorse settimane.

Al momento gli indagati restano due: l'ex comandante Francesco Schettino e il primo ufficiale in plancia Ciro Ambrosio. Domani mattina in Procura a Grosseto è previsto un vertice degli inquirenti per valutare un eventuale ricorso alla Corte di cassazione, dopo il deposito delle motivazioni, contro la decisione del Tribunale del riesame di Firenze di confermare gli arresti domiciliari per il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino. La Procura, infatti, aveva chiesto al Riesame la custodia cautelare in carcere per il comandante.

Fino al 31 marzo per aderire all’accordo - I passeggeri della Costa Concordia naufragata all'Isola del Giglio lo scorso 13 gennaio, ad eccezione dei familiari delle vittime e di chi è rimasto ferito, avranno tempo fino al 31 marzo 2012 per accettare l'accordo sottoscritto tra le Associazioni dei Consumatori aderenti al Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli utenti (tutte ad eccezione di Codici, Confconsumatori e Codacons). In questo modo i passeggeri avranno a disposizione un lasso di tempo maggiore per valutare la congruità dell'offerta che, ricordiamo, prevede un risarcimento complessivo pari a 14 mila euro a passeggero, incluso i bambini seppur non paganti.

A giorni la prima udienza della «class action» americana - Oggi il Codacons, nel corso di una conferenza stampa internazionale, illustrerà gli sviluppi dell'azione di gruppo avviata negli Usa a pochi giorni dalla prima udienza. Secondo quanto riporta questa mattina Repubblica.it, la «group action» incardinata presso la IX corte di Miami, è stata avviata da sei passeggeri, quattro americani e due italiani, a fine gennaio. A loro, negli ultimi giorni, si sono aggiunti altri 33 superstiti. Alla fine la richiesta al giudice è di 78 milioni di risarcimento e almeno 450 milioni di danno punitivo, oltre agli interessi e alle spese legali.